Covid-19, il vaccino Oxford stimola la risposta immunitaria negli anziani

La sperimentazione del vaccino, allo studio da parte dell'università di Oxford e di AstraZeneca, sembrerebbe dare una forte risposta immunitaria negli anziani con la produzione di anticorpi e cellule T già vista in giovani

medico prepara iniezione
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Il vaccino per il Covid-19 non arriverà in tempi brevissimi, ma gli studi per averne al più presto le prime dosi proseguono spediti e sembrano dare alcuni risultati incoraggianti: quello allo studio da parte dell’università di Oxford e di AstraZeneca, infatti, sembrerebbe dare una forte risposta immunitaria negli anziani.

A riportarlo è il Financial Times, che anticipa i risultati del test clinico di fase 3 in corso, sottolineando come il vaccino stimoli la produzione di anticorpi protettivi e di cellule T, una condizione necessaria – anche se non sufficiente – a stabilire l’efficacia con una risposta immunitaria simile a quella già vista negli adulti tra 18 e 55 anni.

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Vaccino per Covid-19, i risultati della sperimentazione

Un passo in avanti importante, quindi, verso l’arrivo di un vaccino che possa mettere fine alla pandemia mondiale che sta mettendo in ginocchio il mondo intero.

Il vaccino di Oxford, al cui sviluppo partecipa anche l’azienda italiana Irbm, è uno di quelli in fase più avanzata di sviluppo in questo momento, con i primi dati su sicurezza ed efficacia che sono attesi entro quest’anno.

Molti vaccini allo studio, infatti, fino ad ora non avevano dato nessuna risposta nei soggetti più anziani, i più colpiti per tasso di mortalità da Covid-19. La produzione di anticorpi e altre risposte immunitarie anche negli anziani significa che la sua efficacia potrebbe essere estesa quindi alla popolazione generale.

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Le prime due fasi – effettuate su animali e su un campione ristretto – sono state terminate con successo e adesso è necessario l’ultimo passo per completare l’iter sperimentale.

La “risposta robusta” ottenuta è un ottimo indizio che ora dovrà essere accompagnato da analisi complessive sull’efficacia e la sicurezza del vaccino. Stando alle previsioni del professor Adrian Hill, a capo del progetto di ricerca, medici e pazienti ad alto rischio potrebbero ricevere le prime dosi di vaccino entro Natale mentre l’approccio del Governo inglese sembra più orientato alla prudenza con il ministro della sanità britannico, Matt Hancock, che ha chiarito di non escludere che il vaccino possa giungere entro fine anno, ma di ritenerlo più probabile entro la prima metà del 2021.