Coronavirus, il vademecum dei medici per curare i malati a casa

La Federazione degli ordini dei medici della Lombardia ha realizzato un protocollo da seguire per curare i pazienti Covid-19 a casa

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La curva dei contagi da Coronavirus continua a preoccupare sia per l’aumento progressivo dei decessi che per la crescente pressione sugli ospedali. Proprio per provare a diminuire la pressione su di essi, si può iniziare a curare i malati a domicilio. Un aspetto importante nella gestione della pandemia a cui i medici hanno più volte fatto riferimento.

In assenza di un protocollo nazionale per le cure domiciliari, la Federazione degli ordini dei Medici della Lombardia ha provato a fare ordine nella situazione. Così ha redatto un protocollo da adottare nei confronti dei malati di Coronavirus in isolamento domiciliare che presentano sintomi.

Curare la febbre utilizzando il paracetamolo

Una volta identificato il tipo di paziente, nel caso in cui si renda necessario trattare la febbre, è consigliato utilizzare il paracetamolounito all’abbondante idratazione per via orale e all’uso di sedativi per la tosse, al bisogno”.

Gli esperti, diretti da Massimo Galli, direttore della clinica di malattie infettive 3 dell’ospedale Sacco di Milano, hanno anche ricordato “l’importanza di una corretta alimentazione” del corso della convalescenza.

Il documento realizzato dai medici sconsiglia l’utilizzo degli antibiotici

Il documento, rivolto esclusivamente ai malati adulti, ha affrontato anche la questione degli antibiotici. “È fortemente sconsigliato l’utilizzo di azitromicina” si legge nel vademecum. Una risposta, quella dei medici lombardi, allineata al parere dell’Agenzia italiana del Farmaco.

Nel protocollo è però contemplata un’eccezione: i casi in cui vi sia il “fondato sospetto di una contestuale infezione batterica”. Quindi, gli antibiotici vanno somministrati solo nel caso in cui le condizioni del paziente lascino presupporre la comparsa di un’infezione provocata da un batterio.

In questi casi si può utilizzare l’azitromicina, che secondo diversi studi si è rivelata in grado di mitigare la risposta infiammatoria, uno dei fenomeni che contribuisce a complicare la malattia provocata da Covid-19. I medici però hanno ricordato che non basta osservare la ripresa dalla febbre per essere certi della presenza di una sovrainfezione. Infatti, il Coronavirus è una malattia bifasica e quindi, da sola, può far registrare una recrudescenza dei sintomi.

Come e quando utilizzare il cortisone secondo i medici

Per quanto riguarda il cortisone, nel documento i medici hanno parlato della terapia cortisonica, usata con efficacia nei pazienti più gravi. Gli esperti hanno sostenuto che sia “ragionevole l’uso di analoga terapia anche a domicilio”. Si sono poi soffermati anche sui pazienti a cui potrebbe essere riservata: coloro che mostrano una saturazione d’ossigeno inferiore al 94% e hanno la febbre da 5-7 giorni, o una polmonite diagnosticata dal medico dopo la visita o con un’ecografia.

Per quanto riguarda il dosaggio, l’indicazione dei medici è quella di assumere 6 milligrammi al giorno di desametasone per un massimo di dieci giorni. L’Agenzia italiana del Fermaco ha ricordato però che questa indicazione potrebbe non essere valida in alcuni pazienti, come quelli che soffono di colite ulcerosa, diverticolite, insufficienza renale o osteoporosi. In queste situazioni l’uso del cortisone va valutato caso per caso.

Quando utilizzare l’eparina e l’ossigeno per curare i malati in isolamento domiciliare

I medici hanno anche approfondito la possibilità di prescrivere l’eparina a basso peso molecolare ai pazienti domiciliari. L’obiettivo qui è quello di prevenire la comparsa di fenomeni di ipercoagulabilità e trombosi, tra le possibili complicanze del Coronavirus. Secondo gli esperti, questa tipologia di farmaco può essere assuntafino alla completa scomparsa dei sintomi clinici e alla piena ripresa funzionale del paziente”.

Infine, i medici si sono concentrati sul ricorso all’ossigenoterapia. L’utilizzo in questo caso è indicato nei pazienti con una saturazione inferiore al 94% o nel caso in cui le condizioni suggeriscano a priori la somministrazione.

I medici hanno consigliato di monitorare lo stato di salute dei pazienti almeno due volte al giorno, anche telefonicamente. Inoltre, hanno ricordato di vaccinarsi contro l’influenza e il pneumococco.