Coronavirus, secondo uno studio gli anticorpi durano dai 3 ai 5 mesi

A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista Science. Il vaccino anti Coronavirus, secondo gli esperti, garantirà comunque una protezione più efficace

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Getty Images | John Moore

Articolo aggiornato il 24 Marzo 2024

Gli anticorpi di chi ha contratto il Coronavirus potrebbero durare dai 3 ai 5 mesi. Lo ha rivelato uno studio pubblicato sulla rivista Science. Per questo motivo alcuni esperti sostengono che il vaccino garantirà, comunque, una protezione più efficace.

Un’infezione genera una risposta immunitaria meno potente di un qualsiasi vaccino ed è così in tutte le malattie infettive” ha spiegato al Corriere della Sera l’immunologo dell’Università di Milano, Sergio Abrignani. “Se io avessi avuto il Covid-19 e ci fosse la disponibilità di dosi per tutti preferirei fare la profilassi. La risposta di un vaccino al virus è più mirata, più concentrata sul bersaglio, in questo caso la proteina Spike e la vaccinazione avrebbe la valenza di un richiamo”.

Chi è guarito dal Coronavirus ha sviluppato degli anticorpi naturali

E di un’altra opinione, però, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e infettivologo del Cts italiano. “Chi ha avuto il Coronavirus non deve vaccinarsi contro la malattia perché ha sviluppato anticorpi naturali, semmai dovrà controllare il livello di questi anticorpi. E quando questi dovessero scendere, si può riconsiderare una vaccinazione” ha detto Ippolito al Corriere della Sera.

Secondo l’infettivologo chi è guarito da Covid-19 ha una protezione che deriva dall’infezione naturale. Di conseguenza, quindi, potrebbe non vaccinarsi.

In questa prima fase, però, non ci sarà una grande disponibilità di dosi di vaccino anti Coronavirus. Quindi, anche Abrignani sostiene le parole di Ippolito. “In questa prima fase non ci sarà grande disponibilità di dosi ed è quindi giusto dare la priorità ai fragili e che vengano privilegiati i più esposti all’aggressione del virus”.

“Non vaccinare i guariti rischierebbe di complicare le cose”

Sempre al Corriere della Sera Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all’Università di Parma e all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha spiegato che “Non vaccinare i guariti rischierebbe di complicare le cose invece che semplificarle perché per escluderli dalla vaccinazione bisogna identificarli e anche questo è un lavoro in più”.

Lavoro, ha spiegato il professore, “per il quale abbiamo uno strumento, il test sierologico, che con il passare del tempo tende a non dare una risposta corretta”.

Secondo quanto spiegato da Signorelli si hanno infatti “test negativi a fronte di persone che sappiamo essere ancora positive”.

Capire se vaccinare o meno i guariti è comunque cruciale per la compagna vaccinale, perché in alcune zone la quota di chi ha avuto il Covid arriva al 40%. Se l’immunità acquisita dalla malattia non regge, rischiamo di lasciarli scoperti”.

Il 3% della popolazione italiana ha contratto il Coronavirus nella prima fase della pandemia

La vaccinazione a seguito della contrazione del Coronavirus, dal punto di vista immunologico, non espone ad alcun rischio, com’è per ogni altra malattia. A maggio il ministero della Salute ha condotto uno studio epidemiologico su un campione di popolazione. Da questo è emerso che il 3% della popolazione italiana ha avuto il Coronavirus durante la prima ondata. Però, secondo una stima, potrebbero essere “almeno il doppio”.

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