Come riconoscere il mutismo selettivo nei bambini

Il mutismo selettivo nei bambini è un disturbo d’ansia non molto conosciuto, che impedisce di comunicare in determinati contesti sociali e che appare in mancanza di deficit intellettivi, organici e del linguaggio. Scopriamo le cause e come poterlo affrontare, grazie ai consigli della dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

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    Come riconoscere il mutismo selettivo nei bambini

    Avete mai sentito parlare di mutismo selettivo? Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia poco conosciuto, che colpisce quasi esclusivamente i bambini, caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali (in particolare extrafamiliari), in assenza di disturbi del linguaggio, deficit intellettivi o organici. Ma quali sono le cause e come affrontarlo? Lo chiediamo alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

    Quando parliamo di mutismo selettivo?

    Il mutismo selettivo è una patologia più prevalente nell’infanzia; le manifestazioni tipiche di questo disturbo emergono intorno ai 3-4 anni, ma vi possono essere casi di esordio più tardivo verso i 10-12 anni, con una prevalenza maggiore nel sesso femminile.

    I bambini affetti da mutismo selettivo, solitamente, comunicano verbalmente in contesti in cui si sentono particolarmente sostenuti o rassicurati, mentre non parlano o comunicano attraverso la gestualità e i movimenti corporei in tutti quei contesti che suscitano ansia e timore, nei quali per l’appunto si manifesta il disturbo.

    Quali sono le cause?

    Ad oggi, i ricercatori sembrano concordare sull’ipotesi che le cause del mutismo selettivo vadano ricercate in una serie di fattori emotivi, psicologici e ambientali concomitanti, in grado di influenzarne lo sviluppo.

    Sarebbero, dunque, da escludere le ipotesi secondo le quali il bambino affetto da mutismo selettivo possa aver sviluppato questa patologia in seguito a traumi, abbandoni o violenze oppure che possa trattarsi di una strategia messa in atto a scopo manipolativo, quindi per ottenerne dei vantaggi secondari.

    Malgrado ciò, alcuni studi hanno messo in evidenza alcuni fattori di rischio in grado di favorire lo sviluppo del mutismo selettivo, tra questi il temperamento del bambino. Bambini che mostrano eccessiva timidezza nei rapporti sociali avrebbero una maggiore probabilità di soffrire di questo disturbo.

    Si ipotizza, inoltre, che il mutismo selettivo non dipenda dall’incapacità di parlare in certe situazioni sociali, quanto piuttosto dalla volontà del bambino di sottrarsi a situazioni in grado di suscitare un forte disagio, ansia e vergogna, dalle quali si difende ritraendosi dalla comunicazione.

    Quali sono i sintomi?

    I sintomi principali del mutismo selettivo rientrano per lo più nell’ambito delle difficoltà comunicative e di socializzazione. Per i bambini affetti da questo disturbo, l’incapacità di comunicare e di stabilire relazioni adeguate ha manifestazioni alquanto diverse, alcuni bambini sono totalmente incapaci di interloquire con chiunque, altri, invece, riescono a comunicare solo con poche persone e in determinati contesti sociali.

    Secondo il DSM 5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, il mutismo selettivo si manifesta attraverso i seguenti sintomi:

    • una costante incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche, nonostante il soggetto in questione abbia dimostrato di saper parlare in altri contesti;
    • il disturbo interferisce significativamente con gli aspetti di socializzazione e con il rendimento scolastico;
    • il disturbo è presente da almeno 1 mese (non limitato al primo mese di scuola);
    • per la diagnosi di mutismo selettivo, l’incapacità di parlare non dev’essere ricondotta a particolari fattori situazionali, ad esempio se il bambino è esposto a una lingua sconosciuta o non è a proprio agio con il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione specifica;
    • la condizione non è riconducibile a un problema nello sviluppo intellettivo né dipende da un deficit dell’udito o da qualsiasi altra malattia organica. Inoltre, non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro autistico, schizofrenia o altri disturbi di natura psichiatrica.

    Dal punto di vista emotivo, il bambino con mutismo selettivo manifesta una sintomatologia tipica dei disturbi d’ansia, quindi, preoccupazione eccessiva, tristezza, sfiducia nelle proprie capacità, rigidità fisica oltre a somatizzazioni di vario genere, come mal di pancia, mal di testa, nausea e faticabilità respiratoria.

    Cosa fare per aiutare i bambini che ne soffrono?

    L’atteggiamento che un adulto deve tenere in presenza di un bambino che manifesta mutismo selettivo è di non forzarlo mai a parlare, in ambito familiare come in contesti sociali più ampi. L’adulto deve cercare di creare un ambiente rilassante, nel quale il bambino possa sentirsi a suo agio e protetto, in modo da favorire il passaggio alla parola. Vanno assolutamente evitati rimproveri, punizioni, minacce o ricatti.

    Ѐ, invece, importante favorire l’autonomia del bambino, sostenerlo e stimolarlo attraverso opportunità di socializzazione con i coetanei, come ad esempio invitare amici a casa (luogo per lui rassicurante).

    Se il mutismo selettivo si manifesta nel contesto scolastico, è bene che genitori e insegnanti collaborino per strutturare un ambiente dove il bambino si possa sentire accolto e non rifiutato, quindi a suo agio e dove la sua problematica sia compresa e non sottovalutata.

    Qualora gli episodi di mutismo siano frequenti, legati a più contesti e tali da ripercuotersi negativamente sulla vita del bambino, compromettendone la socializzazione e lo sviluppo psicologico, è necessario richiedere l’intervento di uno specialista, psicologo o psicoterapeuta, che possa valutare il caso specifico e proporre una terapia adeguata.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in psicologia