Colesterolo, uno sconosciuto per il 20% degli italiani

Il colesterolo è una sorta di illustre sconosciuto per gli italiani: il 20% dei connazionali non si sottopone agli esami dei livelli di colesterolo nel sangue

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    Colesterolo, uno sconosciuto per il 20% degli italiani

    Gli italiani o, meglio, una buona fetta della popolazione del Bel Paese, sembra trattare il colesterolo come un famoso sconosciuto, da non prendere troppo in considerazione: il 20% dei connazionali che ha superato i 18 anni di età non si à mai sottoposto a un esame del sangue specifico per controllare i valori relativi al colesterolo.

    Il colesterolo, sconosciuto o ignorato che sia, rimane uno dei principali fattori di rischio per la salute di cuore e vasi sanguigni. Anche se il 20% degli italiani finge di non saperlo, non puntando sulla prevenzione e sugli esami diagnostici preventivi, il colesterolo è annoverato, a pieno titolo, tra i big killer del sistema cardiovascolare, responsabile di molte patologie cardiache gravi.

    Le cifre relative alle malattie cardiovascolari, per le quali il colesterolo è tra i primi fattori di rischio, lasciano poco spazio ai dubbi: ogni ora sono ben 26 le persone che vengono ricoverate per un problema di aterosclerosi coronarica e per malattie ischemiche del cuore, 14 hanno un infarto e 25 muoiono per un problema cardiaco.

    Italiani poco attenti ai livelli di colesterolo nel loro sangue, evitano i controlli e, di conseguenza, ignorano i rischi legati all’accumulo di colesterolo sulle pareti dei loro vasi sanguigni, ma in modo diverso, da regione a regione.

    Infatti, dai dati diffusi recentemente, i meno attenti al colesterolo sembrano essere gli abitanti della Sardegna, dove il 30% della popolazione adulta non si sottopone agli esami diagnostici del caso, mentre la percentuale scende notevolmente in Emilia Romagna, raggiungendo quota 12,5%.

    “E’ un triste destino che il colesterolo condivide anche, per esempio, con l’ipertensione. E’ un problema culturale, il medico e il paziente devono convincersi che la riduzione deve essere prolungata nel tempo e che solo così si possono ottenere i benefici attesi” ha osservato Alberico Luigi Catapano, professore ordinario di Farmacologia all’università degli studi di Milano.