Cervello umano collegato a una macchina con tecnologia wireless: è la prima volta nella storia

Questa tecnologia consentirebbe alle persone affette da paralisi cerebrali di digitare sugli schermi dei computer e di manipolare protesi robotiche

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Foto Pixabay | ColiN00B

Gli studiosi americani di BrainGate, specializzati nello sviluppo di tecnologie per persone affette da paralisi cerebrali, hanno effettuato il primo test umano di una interfaccia wireless cervello-computer, in grado di rilevare e decodificare segnali nel cervello umano e trasmetterli a dispositivi esterni senza l’ausilio di cavi.

Le interfacce BCI sono il futuro: ecco a chi si rivolge questa tecnologia

Le interfacce BCI costituiscono un mezzo di comunicazione diretto tra il cervello e un dispositivo esterno, ad esempio un computer. Questa tecnologia di ultima generazione consentirebbe alle persone affette da paralisi di digitare sugli schermi dei computer o di manipolare protesi robotiche, semplicemente pensando di muovere il proprio corpo. Tuttavia, una delle problematiche riscontrate è che la matrice che rileva gli impulsi cerebrali deve essere connessa al computer tramite un cavo.

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Cervello umano collegato a una macchina tramite wireless: il primo test in America

Così, nasce lo studio clinico effettuato da BrainGate, che ha sviluppato e testato un’interfaccia BCI con funzionamento wireless. Il sistema funziona tramite un trasmettitore wireless sulla testa del paziente ed è in grado di trasmettere gli impulsi cerebrali senza alcun sistema di cablaggio. L’esperimento, condotto con la collaborazione della Brown University, ha consentito a due pazienti paralizzati da lesioni del midollo spinale di digitare e selezionare elementi su un tablet.

Le persone non dovranno essere fisicamente legate a una macchina

Abbiamo dimostrato che questo sistema wireless è funzionalmente equivalente ai sistemi cablati che hanno garantito le migliori prestazioni nel campo delle BCI negli ultimi anni” ha commentato John Simeral, ricercatore della Brown University. E ha precisato: “L’unica differenza è che le persone non hanno più bisogno di essere fisicamente legate alle nostre apparecchiature, il che apre nuove possibilità in termini di utilizzo del sistema“. Ora, tagliato questo primo traguardo, gli studiosi puntano a creare nei prossimi anni un sistema intracorticale che consenta ai pazienti paralizzati di ritrovare una piena autonomia.