Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

Dopo un lungo stato di incoscienza, come può essere quello “artificiale” indotto dall’anestesia o quello di un coma, il cervello si riattiva pian piano. Proprio come accade ad un computer, segue un processo di riavvio che, finora, non era mai stato studiato a fondo. Alcuni scienziati hanno voluto indagare questo fenomeno, che porta alla luce nuove conoscenze sulle nostre funzionalità cognitive.

Cervello, così si riavvia dopo l’anestesia

Sono molte le persone che hanno sperimentato quella disorientante sensazione di risveglio dopo una lunga anestesia. Nel momento in cui si riaprono gli occhi, è chiaro che il cervello non è ancora nel pieno della sua attività. In effetti, gli esperti hanno scoperto che questo si riattiva sezione dopo sezione, dando priorità a quelle aree che, evolutivamente parlando, hanno una maggior importanza. Per verificarlo, un team di ricerca dell’Università della Pennsylvania ha condotto un interessante esperimento, pubblicato su eLife.

Gli scienziati hanno coinvolto 60 adulti in perfetta salute, dividendoli in due gruppi. Il primo ha ricevuto un’anestesia di tre ore, il secondo invece è rimasto sempre cosciente. Prima, durante e dopo l’esperimento, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test cognitivi e ad elettroencefalogrammi. È emerso che, al risveglio dall’anestesia, le prime aree del cervello a riprendersi sono quelle della corteccia prefrontale. Qui hanno sede funzioni importanti come la capacità di risoluzione degli imprevisti. È facile capire come, da un punto di vista evolutivo, individuare e gestire una minaccia sia fondamentale per la salvezza.

In generale, la corteccia frontale è quella che si riattiva più rapidamente. Oltre alla risoluzione dei problemi, quest’area del cervello regola la memoria e le funzionalità motorie. Ci vuole invece più tempo affinché si risveglino quelle zone che controllano le reazioni e la concentrazione. Verificando con il gruppo di controllo, gli esperti hanno notato che servono circa tre ore perché il cervello torni a pieno regime. Le analisi sono proseguite anche nei giorni seguenti: i ricercatori hanno scoperto che chi aveva subito l’anestesia non aveva avuto alcuna influenza negativa sul sonno. A riprova di quanto il cervello sia resiliente.