Carenza di vitamina D: sintomi, cause, dieta e rischi

La carenza di vitamina D può avere gravi conseguenze sulla salute e causare danni e deformazioni alle ossa. I sintomi di questa carenza non sono sempre facili da identificare, è quindi necessario conoscere le cause e gli alimenti con vitamina D da inserire nella dieta.

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    Carenza di vitamina D: sintomi, cause, dieta e rischi

    Assumere alimenti con vitamina D è estremamente importante per il benessere del corpo. La vitamina D, infatti, promuove l’assorbimento del calcio e del fosforo e quindi è essenziale per la crescita e la salute delle ossa. Una carenza di vitamina D si manifesta con sintomi specifici che coinvolgono in particolare le ossa; le cause possono essere diverse, prime fra tutte un apporto insufficiente di alimenti con vitamina D e un’esposizione ai raggi solari inadeguata. Avere la vitamina D bassa può quindi portare a gravi problemi di salute, specialmente nei bambini. È necessario quindi riconoscere i sintomi di una possibile carenza di vitamina D, individuarne le cause e inserire nella dieta alimenti ricchi di vitamina D.

    Cos’è la carenza di vitamina D

    La carenza di vitamina D, definita ipovitaminosi D, si verifica quando nel nostro corpo la concentrazione di questa sostanza è troppo bassa e, di conseguenza, l’organismo non riesce a svolgere normalmente tutte le sue funzioni. Come anticipato prima, si tratta di una carenza in grado di provocare disturbi all’apparato scheletrico, danneggiando le ossa e il loro sviluppo.

    Le cause di questa carenza possono rintracciate in un’alimentazione scorretta o un’esposizione ai raggi solari insufficiente; la dieta e il sole, infatti, sono le due fonti principali di questa vitamina.

    La vitamina D è fondamentale per la salute dell’organismo: oltre a rappresentare un aiuto insostituibile per le ossa – regola, ad esempio, il metabolismo del calcio – è anche estremamente benefica per il cervello, per il cuore e per il sistema nervoso. La carenza di vitamina D può comportare anche disturbi alla tiroide: si tratta, infatti, di una vitamina essenziale per la corretta funzionalità di questa ghiandola. Gli anziani, i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento dovrebbero tenere maggiormente sotto controllo i livelli di vitamina D, per evitare il rischio di ipovitaminosi D.

    Il fabbisogno quotidiano di vitamina D

    Il fabbisogno di vitamina D nell’adulto varia a seconda dell’età e delle circostanza, ad esempio, le donne in gravidanza o che allattano dovrebbero assumere un maggior quantitativo di vitamina D, così come i bambini piccoli. Tuttavia questa vitamina viene in gran parte assorbita dal nostro organismo tramite l’esposizione ai raggi solari e solo parzialmente può esser introdotta tramite la dieta.

    Le linee guida relative ai livelli di assunzione raccomandata degli alimenti (LARN) stabiliscono, per la vitamina D, un dosaggio pari a 10 mcg al giorno.

    Carenza di vitamina D: i sintomi

    I sintomi per riconoscere la carenza di vitamina D sono diversi e sono rintracciabili, soprattutto, nel funzionamento osseo: una concentrazione di vitamina D bassa, infatti, può dar luogo a malattie che interessano il sistema osteoarticolare, come il rachitismo e l’osteoporosi. Ma oltre a compromettere la mineralizzazione ossea, la carenza di questa vitamina può portare anche ad un maggior rischio cardiovascolare e ad una maggiore predisposizione a certe malattie come displidemie, diabete o ipertensione.

    La vitamina D bassa nel sangue conduce ad un indebolimento delle ossa e a delle deformazioni scheletriche, le articolazioni, soprattutto quelle del polso, del ginocchio e dell’anca possono ingrossarsi e si possono riscontrare formicolii e spasmi.

    La carenza di vitamina D si presenta principalmente con questi sintomi:

    È da precisare che la carenza di vitamina D può essere asintomatica o avere una sintomatologia poco riconoscibile, soprattutto quando si manifesta con stanchezza muscolare, debolezza o con altri sintomi che possono facilmente esser sottovalutati.

    Carenza di vitamina D: rischi e conseguenze

    La carenza di vitamina D nell’organismo porta, principalmente, allo svilupparsi di due malattie: l’osteomalacia e il rachitismo.

    L’osteomalacia si configura come una carenza di vitamina D cronica, i soggetti che ne sono affetti soffrono di una particolare fragilità ossea: le cause di questa patologia sono varie, generalmente c’è la presenza di patologie renali e del fegato, oltre alla insufficiente esposizione al sole e, di conseguenza, al mancato assorbimento di una quota sufficiente di vitamina D. L’osteomalacia provoca dolore alle ossa e le rende più inclini alle fratture.

    Il rachitismo è causato da un difetto di mineralizzazione ossea che può esser dovuto ad una carenza di vitamina D. In questo caso, le ossa non riescono a sopportare il peso del corpo e vanno incontro a cedimenti o deformazioni: gambe storte, mascella deformata, sterno e cassa toracica incavati sono sintomi tipici del rachitismo. Essendo l’esposizione solare fondamentale per mantenere dei buoni livelli di vitamina D nel corpo, ne consegue che, spesso, il rachitismo sia legato non solo alla dieta ma ad una insufficiente esposizione ai raggi del sole. Il rachitismo è una delle conseguenze più gravi della carenza di vitamina D.

    La mancanza di questa vitamina nel nostro organismo può, inoltre, determinare lo svilupparsi di psoriasi, dolori intercostali e debolezza muscolare. Non bisogna dimenticare che la vitamina D è fondamentale per il sistema immunitario e rappresenta un valido alleato naturale contro le malattie reumatiche.

    Anche la depressione pare sia correlata alla carenza di vitamina D: secondo alcuni studi, nei Paesi nordici – dove il sole scarseggia per diversi mesi l’anno – l’aumento dei casi di depressione potrebbe essere dovuto proprio a tale carenza, in quanto la vitamina D stimola la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”.

    Da non sottovalutare il rischio di Alzheimer che, secondo alcuni studi, aumenta in caso di carenza di vitamina D.

    Tra le conseguenze della carenza di vitamina D, anche le malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide.

    Infine, la carenza di vitamina D può esser causa di infezioni perché va a danneggiare il sistema immunitario; tra le più comuni, la periodontite, un’infiammazione che, se degenera, può portare alla perdita dei denti.

    Le cause della carenza di vitamina D

    Le cause della carenza di vitamina D possono essere molteplici. Generalmente una concentrazione di vitamina D bassa può esser dovuta a:

    • Inadeguata esposizione ai raggi solari, la cui azione è fondamentale per l’assorbimento di questa vitamina
    • Apporto insufficiente di alimenti con vitamina D
    • Malattie renali o del fegato che interferiscono con l’assorbimento di questa sostanza, come l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica, la cirrosi biliare e la pancreatite
    • Incapacità della pelle di sintetizzare la vitamina D, a causa dell’invecchiamento
    • Fibrosi cistica
    • Abuso di alcol
    • Celiachia, che ne compromette l’assorbimento

    I soggetti maggiormente a rischio sono, quindi, quelli che trascorrono poco tempo all’aria aperta o che seguono una dieta errata. Ad ogni modo la mancanza di vitamina D potrebbe essere dovuta anche ad un aumento del suo fabbisogno, per via di un consumo elevato della stessa, legato – per l’appunto – a condizioni patologiche, come le malattie renali o epatiche.

    La diagnosi

    Alla comparsa di una sintomatologia che può far pensare ad una carenza di vitamina D, è opportuno contattare il medico che potrà formulare una diagnosi e prescrivere la terapia più adatta.

    Per stabilire se c’è una carenza di vitamina D il medico effettuerà il test per il dosaggio del 25-OH-D, un esame che misura la concentrazione di calcidiolo o 25-idrossicalciferolo nell’organismo, che si esprime in nanogrammo per millilitro (ng/ml).

    La concentrazione ottimale di calcidiolo è quella compressa tra 30 mg/ml e 80 ng/ml. Ecco una tabella utile per capire quando si può parlare di carenza di vitamina D e quando i livelli di calcidiolo sono considerabili normali, insufficienti o eccessivi:

    Stato concentrazione in ng/ml
    carenza < 12 ng/ml
    insufficienza 12-30 ng/ml
    normalità 30-80 ng/ml
    eccesso > 80 ng/ml
    tossicità 150 ng/ml

    È consigliabile effettuare dei controlli medici periodici, in quanto non sempre è facile riconoscere la carenza di vitamina D fino a quando non comporta gravi problemi alle ossa.

    La cura per combattere la carenza di vitamina D

    La cura per riuscire a colmare la carenza dipenderà, prima di tutto, dalla causa scatenante, oltre che dall’età e dallo stato di salute del soggetto. Generalmente, il medico prescrive un cambiamento dello stile di vita e una dieta più adeguata al fabbisogno del paziente.

    Dovranno essere inseriti nella dieta alimenti con vitamina D o integratori specifici. Inoltre, per combattere la carenza di vitamina D, è necessario esporre viso e braccia al sole per circa 15-20 minuti al giorno, così da facilitare la sintetizzazione della vitamina per l’organismo, tramite la luce naturale.

    La dieta per un corretto fabbisogno di vitamina D

    Per quanto riguarda la dieta contro la carenza di vitamina D, questa deve comprendere una serie di alimenti con vitamina D. Tra i cibi che ne sono più ricchi ricordiamo:

    • Pesci o derivati, come l’olio di fegato di merluzzo, lo sgombro, la trota, la carpa, l’anguilla, la sogliola, le sardine, lo storione, il tonno, il pesce spada e il salmone affumicato
    • Prodotti caseari, come il latte – anche quello di soia con l’aggiunta di vitamina D – e i formaggi grassi
    • Funghi porcini e spugnoli
    • Uova, in special modo il tuorlo d’uovo
    • Carne, come fegato, pollo e tacchino

    Oltre a questi alimenti, in commercio ci sono anche cibi fortificati in vitamina D, ossia alimenti a cui è stata aggiunta della vitamina D per migliorarne i valori nutrizionali. Tra i più comuni ci sono:

  • Latte fortificato, sia vaccino che di soia;

  • Succo d’arancia;
  • Yogurt;
  • Cereali da colazione;
  • Margarina.
  • È possibile, quindi, affermare che una dieta ricca di alimenti con vitamina D e una sufficiente esposizione al sole garantiscono all’organismo dei livelli adeguati di vitamina D.

    La prognosi

    Infine, la prognosi dipenderà da diversi fattori: ad esempio, dalle cause scatenanti, dalla gravità della condizione e dalla tempestività nell’intraprendere il corretto trattamento, oltre che dall’età e dallo stato di salute del paziente.

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