Deficit di vitamina D: cause, sintomi e rimedi

La carenza di vitamina D può avere gravi conseguenze sulla salute e causare danni e deformazioni alle ossa. I sintomi di questa carenza non sono sempre facili da identificare, è quindi necessario conoscere le cause e gli alimenti con vitamina D da inserire nella dieta.

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Photo Pexels | Tatiana

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

La carenza di vitamina D, definita ipovitaminosi D, si verifica quando nel nostro corpo la concentrazione di questa sostanza è troppo bassa e, di conseguenza, l’organismo non riesce a svolgere normalmente tutte le sue funzioni. Si tratta di una carenza in grado di provocare disturbi all’apparato scheletrico, danneggiando le ossa e il loro sviluppo.
Le cause di questa carenza possono rintracciate in un’alimentazione scorretta o un’esposizione ai raggi solari insufficiente; la dieta e il sole, infatti, sono le due fonti principali di questa vitamina. Scopriamo insieme le cause, i sintomi e, soprattutto, i rimedi in caso di carenza.

A cosa serve la vitamina D?

La vitamina D promuove l’assorbimento del calcio e del fosforo e quindi è essenziale per la crescita e la salute delle ossa. Una carenza di vitamina D si manifesta con sintomi specifici che coinvolgono in particolare le ossa; le cause possono essere diverse, prime fra tutte un apporto insufficiente di alimenti con vitamina D e un’esposizione ai raggi solari inadeguata. Avere la vitamina D bassa può quindi portare a gravi problemi di salute, specialmente nei bambini. È necessario quindi riconoscere i sintomi di una possibile carenza, individuarne le cause e inserire nella dieta alimenti ricchi di vitamina D. La vitamina D è fondamentale per la salute dell’organismo: oltre a rappresentare un aiuto insostituibile per le ossa – regola, ad esempio, il metabolismo del calcio – è anche estremamente benefica per il cervello, per il cuore e per il sistema nervoso. La carenza di vitamina D può comportare anche disturbi alla tiroide: si tratta, infatti, di una vitamina essenziale per la corretta funzionalità di questa ghiandola. Gli anziani, i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento dovrebbero tenere maggiormente sotto controllo i livelli di vitamina D, per evitare il rischio di ipovitaminosi D.

Carenza di vitamina D: i sintomi

I sintomi sono diversi e rintracciabili, soprattutto, nel funzionamento osseo: una concentrazione di vitamina D bassa, infatti, può dar luogo a malattie che interessano il sistema osteoarticolare, come il rachitismo e l’osteoporosi. Ma oltre a compromettere la mineralizzazione ossea, la carenza di questa vitamina può portare anche ad un maggior rischio cardiovascolare e ad una maggiore predisposizione a certe malattie come displidemie, diabete o ipertensione.
La vitamina D bassa nel sangue conduce a lungo andare ad un indebolimento delle ossa e a delle deformazioni scheletriche, le articolazioni, soprattutto quelle del polso, del ginocchio e dell’anca possono ingrossarsi e si possono riscontrare formicolii e spasmi.

La carenza di vitamina D si presenta principalmente con questi sintomi:

  • Dolori alle ossa
  • Formicolii e spasmi
  • Irritabilità
  • Debolezza muscolare
  • Disturbi cardiaci
  • Asma
  • Stanchezza
  • Disturbi cognitivi
  • Sbalzi di umore
  • Depressione
  • Sudorazione delle mani
  • Psoriasi
  • Sovrappeso
  • Perdita di capelli

È da precisare che può essere asintomatica o avere una sintomatologia poco riconoscibile, soprattutto quando si manifesta con stanchezza muscolare, debolezza o con altri sintomi che possono facilmente esser sottovalutati.

Carenza di vitamina D: rischi e conseguenze

La carenza di vitamina D nell’organismo porta, principalmente, allo svilupparsi di due malattie: l’osteomalacia e il rachitismo. L’osteomalacia si configura come una carenza cronica, i soggetti che ne sono affetti soffrono di una particolare fragilità ossea: le cause di questa patologia sono varie, generalmente c’è la presenza di patologie renali e del fegato, oltre alla insufficiente esposizione al sole e, di conseguenza, al mancato assorbimento di una quota sufficiente di vitamina D. L’osteomalacia provoca dolore alle ossa e le rende più inclini alle fratture. Il rachitismo è causato da un difetto di mineralizzazione ossea che può esser dovuto ad una carenza di vitamina D. In questo caso, le ossa non riescono a sopportare il peso del corpo e vanno incontro a cedimenti o deformazioni: gambe storte, mascella deformata, sterno e cassa toracica incavati sono sintomi tipici del rachitismo. Essendo l’esposizione solare fondamentale per mantenere dei buoni livelli di vitamina D nel corpo, ne consegue che, spesso, il rachitismo sia legato non solo alla dieta ma ad una insufficiente esposizione ai raggi del sole. Il rachitismo è una delle conseguenze più gravi.

La mancanza di questa vitamina nel nostro organismo può, inoltre, determinare lo svilupparsi di psoriasi, dolori intercostali e debolezza muscolare. Non bisogna dimenticare che la vitamina D è fondamentale per il sistema immunitario e rappresenta un valido alleato naturale contro le malattie reumatiche. Anche la depressione pare sia correlata alla carenza di vitamina D: secondo alcuni studi, nei paesi nordici – dove il sole scarseggia per diversi mesi l’anno – l’aumento dei casi di depressione potrebbe essere dovuto proprio a tale carenza, in quanto la vitamina D stimola la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”.

Tra le conseguenze della carenza di vitamina D, anche le malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide. Infine, la carenza di vitamina D può esser causa di infezioni perché va a danneggiare il sistema immunitario; tra le più comuni, la periodontite, un’infiammazione che, se degenera, può portare alla perdita dei denti.

Le cause della carenza di vitamina D

Le cause della carenza di vitamina D possono essere molteplici. Generalmente una concentrazione di vitamina D bassa può esser dovuta a:

  • Inadeguata esposizione ai raggi solari, la cui azione è fondamentale per l’assorbimento di questa vitamina;
  • apporto insufficiente di alimenti con vitamina D;
  • malattie renali o del fegato che interferiscono con l’assorbimento di questa sostanza, come l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica, la cirrosi biliare e la pancreatite;
  • Incapacità della pelle di sintetizzare la vitamina D, a causa dell’invecchiamento.

I soggetti maggiormente a rischio sono, quindi, quelli che trascorrono poco tempo all’aria aperta o che seguono una dieta errata. Ad ogni modo la mancanza di vitamina D potrebbe essere dovuta anche ad un aumento del suo fabbisogno, per via di un consumo elevato della stessa, legato – per l’appunto – a condizioni patologiche, come le malattie renali o epatiche.

Carenza di vitamina D: cosa fare?

Alla comparsa di una sintomatologia che può far pensare ad una carenza di vitamina D, è opportuno contattare il medico che potrà formulare una diagnosi e prescrivere la terapia più adatta. È consigliabile effettuare dei controlli medici periodici, in quanto non sempre è facile riconoscere la carenza di vitamina D fino a quando non comporta gravi problemi alle ossa.

La cura per riuscire a colmare la carenza dipenderà, prima di tutto, dalla causa scatenante, oltre che dall’età e dallo stato di salute del soggetto. Generalmente, il medico prescrive un cambiamento dello stile di vita e una dieta più adeguata al fabbisogno del paziente. Dovranno essere inseriti nella dieta alimenti con vitamina D o integratori specifici. Inoltre, per combattere la carenza di vitamina D, è necessario esporre viso e braccia al sole per circa 15-20 minuti al giorno, così da facilitare la sintetizzazione della vitamina per l’organismo, tramite la luce naturale.

Vitamina D: cosa mangiare in caso di carenza

Per quanto riguarda la dieta contro la carenza di vitamina D, questa deve comprendere una serie di alimenti con vitamina D. Tra i cibi che ne sono più ricchi ricordiamo:

  • Pesci o derivati, come l’olio di fegato di merluzzo, lo sgombro, la trota, la carpa, l’anguilla, la sogliola, le sardine, lo storione, il tonno, il pesce spada e il salmone affumicato
  • Prodotti caseari, come il latte – anche quello di soia con l’aggiunta di vitamina D – e i formaggi grassi
  • Funghi porcini e spugnoli
  • Uova, in special modo il tuorlo d’uovo
  • Carne, come fegato, pollo e tacchino

Oltre a questi alimenti, in commercio ci sono anche cibi fortificati in vitamina D, ossia alimenti a cui è stata aggiunta della vitamina D per migliorarne i valori nutrizionali. Tra i più comuni ci sono:

  • Latte fortificato, sia vaccino che di soia;
  • Succo d’arancia;
  • Yogurt;
  • Cereali da colazione;
  • Margarina.

È possibile, quindi, affermare che una dieta ricca di alimenti con vitamina D e una sufficiente esposizione al sole garantiscono all’organismo dei livelli adeguati di vitamina D.