Cannabis: scoperta nuova classe di cannabinoidi utili per la cura di alcune patologie

I ricercatori italiani hanno scoperto una nuova classe di principi attivi della piante dagli importanti effetti curativi

Cannabis
Foto Unsplash | Girl with red hat

Che la cannabis abbia proprietà mediche importanti è ormai risaputo, ma la ricerca continua ad approfondirne proprietà e usi per migliorarne e ampliarne l’efficacia nella cura di patologie. L’ONU, infatti, sta portando avanti da diverso tempo un progetto di ricerca globale al fine di modificare la classificazione della cannabis da droga a presidio medico. Di conseguenza, a livello internazionale vi è stato un cambio di considerazione da parte delle comunità scientifica della pianta, che ne sta invece approfondendo le proprietà.

Un recente studio effettuato da ricercatori italiani e pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports ha rivelato l’esistenza di una nuova classe di cannabinoidi dalle molteplici proprietà. Il professor Giuseppe Cannazza, ricercatore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia nonché consulente OMS sulla cannabis nell’ambito del progetto ONU, e Livio Luongo, professore associato di Farmacologia presso l’Università di Napoli Luigi Vanvitelli, sono due degli esperti che hanno partecipato allo studio e che già nel 2019 avevano scoperto un’altra classe di cannabinoidi.

Se prima avevano scoperto e analizzato la classe dei THCP e del CBDP, nel 2020 si sono imbattuti nel CBDH nel THCH. Si tratta in entrambe i casi di serie omologhe dei cannabinoidi THC, il principio attivo che classifica la cannabis come droga, e il CBD. Queste nuove classi, però, precedentemente venivano confuse con il metiletere: grazie agli sforzi della ricerca, ora è stato possibile analizzarle e conoscerle approfonditamente, classificandole come sostanze a sé stante che potranno aiutare nella comprensione della struttura chimica della cannabis e quindi i suoi impieghi medici.

Cannabis: una pianta dalle preziosissime proprietà mediche

Questa particolare attenzione scientifica nei confronti della cannabis è dovuta al fatto che ha una particolarità: è una pianta nella cui composizione sono stati scoperti svariati attivi utili per l’uomo, molti di più rispetto alle altre piante. Quindi non è semplicemente una pianta officinale, ma è definibile una sorta di industria farmaceutica come ha detto il dottor Luongo.

Unendo le proprie differenti competenze, i due professori sono dunque riusciti ad analizzare al meglio la pianta per approfondirne la struttura chimica e di conseguenza gli effetti e gli utilizzi che può avere in farmacia. 

Una delle scoperte più interessanti che è stata fatta è in merito al quantitativo di principio attivo che va somministrato per avere un effetto analgesicoInfatti, non è aumentando il dosaggio che aumentano le proprietà: bisogna somministrare il giusto quantitativo. altrimenti l’effetto positivo si andrà a perdere. Queste nuove scoperte sono possibili grazie alla nuove tecnologie e all’apertura da parte dell’ONU: il diverso atteggiamento di critica scientifica nei confronti di questa pianta ha comportato anche un diverso approccio medico-scientifico.

Entrambi i professori Luongo e Canazza, intervistati dal Fatto Quotidiano, hanno però colto sottolineato la necessità e l’importanza di finanziamenti alla ricerca. In Italia ci sono ma non sono abbastanza sostanziosi né a lungo termine, quando invece sarebbero necessari per essere anche competitivi a livello internazionale. Attualmente, il finanziamento ministeriale ha permesso l’acquisto di uno dei macchinari per effettuare la loro ultima scoperta ma per andare avanti serve uno sforzo più importante.