L’attività fisica aiuta a contrastare il declino cognitivo negli over 55

Fare sport aiuta a mantenere la circolazione sanguigna attiva e regolare, fondamentale per la salute cerebrale

declino cognitivo
Foto Pexels | Tima Miroshnichenko

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

La rigidità arteriosa centrale e l’ipoperfusione cerebrale (ovvero meno afflusso di sangue al cervello) sono fattori di rischio per quanto riguarda il presentarsi del morbo di Alzheimer. Per comprendere come contrastarli, è stato svolto uno studio su 70 pazienti di età compresa tra i 55 e gli 80 anni affetti già da lievi problemi di memoria per analizzare comprendere se l’attività fisica aerobica può aiutare nella prevenzione dei fattori di rischio e quindi ridurre o rallentare il declino cognitivo.

Il campione è stato monitorato per un anno e a completare il programma sono stati in 48, sui quali poi sono state tratte le somme finali dello studio. Sono stati divisi in due sottogruppi: uno ha svolto per un anno esercizi di stretching e tonificazione, mentre l’altro ha fatto attività più intensa per 3 o 5 volte a settimana, compresi esercizi aerobici e camminata. I soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica prima e dopo l’esperimento.

Il risultato dello studio, portato avanti dai ricercatori Tsubasa Tomoto, Jie Liu, Benjamin Y Tseng, Evan P Pasha, Danilo Cardim, Takashi Tarumi, Linda S Hynan, C Munro Cullum e Rong Zhang e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, ha dimostrato che negli appartenenti al secondo gruppo la circolazione è migliorata sensibilmente così come l’afflusso sanguigno al cervello, contrastando eventuale rigidità arteriosa. Un miglioramento che non si è visto in chi ha praticato, seppure con regolarità, stretching. Gli scienziati che hanno condotto la ricerca hanno spiegato che si tratta della prima dimostrazione scientifica del collegamento tra declino cognitivo e attività fisica intensa e aerobica.

Anche per l’American Academy of Neurology lo sport contrasta il declino cognitivo

A sostegno del risultato, c’è anche lo studio svolto dall’American Academy of Neurology insieme all’Università della Colombia su 1.600 pazienti di età media di 53 anni, dei quali è stata analizzata l’attività nel corso di 25 anni.

È stato indagato per quanto tempo e quale tipologia di attività sportiva sia stata svolta negli anni ed è stato analizzato il cervello di ciascun volontario. Il risultato, pubblicato sulla rivista Neurology, spiegano gli scienziati, è stata la scoperta che l’attività fisica di intensità moderata o vigorosa può avere un effetto protettivo per l’invecchiamento cerebrale. Un’ora e 15 minuti di attività fisica ogni settimana aiuta il cervello a mantenersi in salute e a preservarne la struttura.

Inoltre, è stato riscontrato che chi non ha svolo almeno due ore e mezza di sport alla settimana aveva il 47% di probabilità in più di sviluppare piccoli danni cerebrali rispetto a chi invece ha fatto attività. Maggiore il tempo dedicato al movimento, maggiore l’integrità della materia bianca cerebrale.

Tutto questo dimostra che la vita sedentaria ha effetti negativi di varia natura: per tutto il corso della vita, compresa la terza età, è fondamentale anche per il benessere della circolazione e del cervello, contrastando in maniera sensibile il declino cognitivo.

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