Cosa succede se si utilizzano ansiolitici per lungo tempo? Se lo stanno chiedendo in tantissimi, ora è giunta la risposta della scienza.

Sono milioni  le persone nel mondo che soffrono del disturbo di ansia generalizzata, una condizione che spesso tende a risultare cronica. Chi convive quotidianamente con questo disturbo sa bene quanto affrontare anche le piccole sfide quotidiane risulti essere difficile. Si tratta di un problema che impatta pesantemente sulla vita di chi ne è affetto, per cui talvolta il ricorso ai farmaci diventa indispensabile.

Ma, attenzione, si tratta di medicinali che debbono essere assunti soltanto sotto prescrizione medica e generalmente indicati per curare la fase acuta della patologia. Infatti l’assunzione continua può comportare il rischio che insorgano dei problemi di dipendenza e non solo.

Le benzodiazepine sono un inibitore della ricaptazione della serotonina, per questo è necessario assumere il farmaco sotto stretto controllo medico. Gli psichiatri infatti, soltanto dopo un’accurata indagine e determinati esami diagnostici prescrivono il medicinale.

Per lunghi anni in tanti si sono chiesti se il consumo di tali farmaci possa portare nel lungo periodo, alla comparsa di patologie.  La questione è stata inizialmente sottoposta all’attenzione dei ricercatori della Cardiff University nel 2012. Successivamente è stata affrontata nel 2014 da un gruppo di esperti, il cui studio è stato pubblicato dalla British medical journal.

Cosa può accadere se si assumono ansiolitici per lungo tempo?

Nel 2020 la questione è tornata prepotentemente in auge ed è stato osservato che coloro i quali lamentavano sintomi precoci di demenza, quindi deficit cognitivi lievi, come ad esempio difficoltà di concentrazione e di memoria, avevano assunto per lungo tempo gli ansiolitici. Per questo, taluni hanno supposto che l’utilizzo prolungato di questi farmaci possa favorire l’insorgenza dell’Alzheimer.

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Quali sono gli effetti a lungo termine degli ansiolitici? Tantasalute.it

Ma attenzione il nesso di casualità tra il consumo dei medicinali e l’aumento delle probabilità di insorgenza di Alzheimer non è stato ancora confermato. Al momento si tratta di studi che debbono trovare riscontro e dunque è necessario attendere.

Ma cosa si intende per ansia? Per ansia si fa riferimento ad una reazione anticipatoria che si manifesta con stati di paura, timore, apprensione e preoccupazione. Il corpo va letteralmente in allarme provocando degli effetti fisici come ad esempio nausea, vomito, problemi intestinali, sudorazioni, pruriti, mal di testa, contrazioni muscolari e tanto altro.

Si manifestano anche disturbi su un piano psicologico come ad esempio, attacchi di panico o problemi di sonno o con il cibo. L‘ansia di per sé non è la manifestazione di un qualcosa di critico, anzi talvolta è fisiologica ed è una reazione adattiva che consente all’individuo di stare lontano da situazioni potenzialmente pericolose.

Diventa un problema quando, il meccanismo di difesa attuato dal corpo e dalla mente, si manifesta senza una ragionevole motivazione. In questo caso è necessario rivolgersi al medico per far sì che individui le cause e dunque la cura più consona per il caso specifico.