L’aneuploidia, il “tallone da killer” delle cellule tumorali

La ricerca pubblicata su Nature ha evidenziato che l'aneuploidia può essere utilizzata come bersaglio per colpire il tumore. Ecco perché

cellule tumorali
Foto Unsplash | National Cancer Institute

Un gruppo internazionale di ricercatori coordinato dall’università di Tel Aviv ha individuato il tallone d’Achille del cancro. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, ha evidenziato che la aneuploidia, una modifica che subiscono a livello genetico le cellule tumorali, può essere usata come bersaglio per colpire il tumore. Questo, attraverso alcune molecole.

Alla ricerca, inoltre, hanno partecipato anche l’Università Statale di Milano e lo Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia.

Che cos’è l’aneuploidia

Abbiamo dimostrato che l’aneuploidia che si trova nel 90% dei tumori solidi e nel 75% di quelli ematologici” ha spiegato uno dei ricercatori, Stefano Santaguida. “può essere di per sé un bersaglio. Non solo: abbiamo trovato delle molecole, gli inibitori del cosiddetto Sac (spindle assembly checkpoint), capaci di interferire con l’aneuploidia e sfruttarla per mirare a colpire le cellule cancerose”.

L’aneuploidia è un cambiamento del numero delle coppie di cromosomi. Tutti le cellule degli esseri umani hanno 46 cromosomi. Quelle tumorali, invece, ne hanno spesso di meno o di più.

Fino a questo momento questo segno distintivo del cancro non era mai stato sfruttato come bersaglio per le cure. Questo perché mancano gli strumenti per creare in laboratorio modelli di cellule aneuploidi.

Cosa succede inibendo il Sac, il macchinario che svolge la funzione di dividere le cellule

Così, i ricercatori delle Ioe hanno creato delle “librerie” di linee cellulare aneuploidi, come spiegato dalla ricercatrice Marica Ippolito.

Attraverso esse, hanno dimostrato un’alta dipendenza delle cellule aneuploidi dai geni coni coinvolti nel funzionamento del Sac. Questo è un macchinario cellulare deputato alla divisione cellulare. Quello che fa è creare, attraverso ogni cellulare, due cellule figlie.

Secondo quanto emerso dalla ricerca, inibendo il Sac, le cellule aneuoploidi cessano la loro esistenza, quindi muoiono.

A questo punto si apre la prospettiva di usare questi inibitori per le terapie contro il cancro. Inoltre, i ricercatori coinvolti stanno cercando di capire se questa modifica possa avere a che fare con lo sviluppo nei pazienti della resistenza alla chemioterapia.