Alzheimer, un nuovo algoritmo potrebbe predirne il rischio

Un team di ricercatori svedesi ha sviluppato un software che sarebbe in grado di predire, con un'accuratezza del 90%, il rischio di ammalarsi di Alzheimer

anziano seduto su panchina
Foto Unsplash / Bruno Martins

Un team di studiosi dell’Università di Lund in Svezia ha sviluppato un algoritmo che sarebbe in grado di prevedere, con un’accuratezza del 90%, il rischio di ammalarsi di Alzheimer entro 4 anni, combinando i dati ottenuti insieme a un prelievo di sangue e a dei veloci test di memoria.

Il risultato di questo studio, descritto sulle pagine della rivista Nature Medicine, potrebbe rivoluzionare completamente l’accertamento della patologia, offrendo degli strumenti facilmente accessibili per diagnosticare in modo precoce l’Alzheimer. A oggi, infatti, non è disponibile un esame diagnostico alla portata dei clinici. L’accertamento della patologia avviene attraverso una tomografia (PET) o attraverso l’esame (invasivo) del fluido cerebro-spinale. Entrambi sono due esami costosi e poco praticabili su vasta scala.

Alzheimer, come è stato sviluppato l’algoritmo

Per mettere a punto e testare questo nuovo software i ricercatori svedesi hanno esaminato un campione composto da 340 soggetti con lieve declino cognitivo, inclusi nello studio BioFINDER. I risultati sono stati poi confermati in uno studio nordamericano su 543 persone. Il team di studiosi è così riuscito a mettere a punto un algoritmo che, combinando i risultati di un semplice esame del sangue e di tre brevi test cognitivi, sarebbe in grado di predire (con una accuratezza di oltre il 90%) chi svilupperà l’Alzheimer entro 4 anni.

Il nuovo algoritmo finora è stato testato solo su soggetti a rischio di demenza, già colpiti da una forma di leggero declino cognitivo. “Questo semplice algoritmo prognostico è di gran lunga più accurato delle proiezioni di clinici esperti di Alzheimer che valutano i pazienti, ma che non possono praticare una PET o l’esame del fluido”, ha dichiarato il coordinatore dello studio, Oskar Hansson. “Per ora abbiamo sviluppato un prototipo disponibile online per stimare il rischio individuale di una persona con lieve declino cognitivo di ammalarsi nel giro di 4 anni”, ha aggiunto poi Sebastian Palmqvist, l’autore principale dello studio, che ha poi così concluso: “La nostra speranza è che l’algoritmo sia validato anche in setting assistenziali semplici, nella medicina primaria e anche nei paesi poveri”.