Alzheimer, uno studio ha individuato sei varianti geniche alla base della malattia

Lo studio, che ha coinvolto anche l'Italia, ha fatto emergere il ruolo di alcuni geni, sia dannosi che protettivi, nello sviluppo del morbo di Alzheimer

studio provette ricercatrice
Foto Unsplash | Julia Koblitz

Continuano gli studi sull’Alzheimer, per provare a spiegarne le cause e provare ad individuare una cura che possa essere efficace. L’ultimo studio, pubblicato su Nature Communication, ha riguardato 400mila soggetti e ha coinvolto anche un team di studiosi dell’Università Statale di Milano.

Individuate sei nuove varianti geniche alla base dell’Alzheimer

Secondo quanto emerso dalla ricerca, condotta sul Dna dei soggetti, ha confermato il ruolo di alcuni geni per lo sviupparsi dell’Alzheimer, già indicati anche in precedenza come fattori di rischio per l’insorgere del morbo. Tra questi sono individuati sia geni dannosi che protettivi. Dalla ricerca sono quindi emerse sei nuove varianti geniche alla base della forma più comune di demenza senile.

L’università Statale di Milano ha diffuso così un comunicato, attraverso il suo sito. Qui viene evidenziato anche “un punteggio di rischio poligenico in grado di identificare i soggetti ad elevato rischio di sviluppare la malattia”. Secondo quanto riportato dagli esperti, questa ricerca rappresenta il più “grande studio genetico ad oggi realizzato”. Questo è stato possibile grazie al contributo di tutti i più importanti gruppi di ricerca europei e americani.

Per la ricerca sull’Alzheimer gli specialisti hanno accuratamente selezionato i soggetti coinvolti nello studio. Tutto questo attraverso una serie di specifiche tecniche. Da quelle neurochimiche a quelle genetiche, che rendono possibile una precisione diagnostica a livello melecolare della malattia neurodegenerativa.

Identificare i soggetti asintomatici è indispensabile per i sviluppare nuovi trattamenti farmacologici

I risultati di questo importantissimo studio sull’Alzheimer sottolineano “il fatto che la malattia è dovuta all’effetto di numerosi geni ed il rischio genetico può essere quantizzato”. A dirlo è Daniela Galiberti, responsabile del laboratori di diagnosi e ricerca dell’unità di Malattia Neurodegenerative. Inoltre, secondo Elio Scarpini, direttore dell’unità e docente di Neurologia del dipartimento di Scienze biomediche, chirurgiche e odontoiatriche dell’Unimi “l’identificazione di soggetti asintomatici ad elevato rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer costituisce l’elemento indispensabile per lo sviluppo dei nuovi trattamenti farmacologici specifici, preventivi e curativi”.

La ricerca, dal punto di vista dell’Italia, ha visto come protagonisti i ricercatori di due unità del Policlinico di Milano: Niguarda – Malattie neurodegenerative e Geriatria.