L’intelligenza artificiale che potrebbe aiutare a prevedere il morbo di Alzheimer

Gli esperti del Thomas J. Watson Research Center di Londra hanno sviluppato un'intelligenza artificiale che, attraverso un test di scrittura, potrebbe prevedere l'insorgere dell'Alzheimer

anziana alzheimer
Foto Unsplash | Clément Falize

Ogni anno, in Italia, si registrano circa 1.200.000 casi di Alzheimer. Attraverso uno studio, condotto dagli esperti del Thomas J. Watson Research Center di Londra, è emerso che si può prevedere l’insorgere di questa malattia. Tutto questo, secondo lo studio, pubblicato sulla rivista EClinicalMedicine, sarebbe possibile osservando lo schema di scrittura dei soggetti.

Gli esperti hanno sviluppato un’IA in grado di prevedere l’Alzheimer

Gli esperti del centro inglese hanno così sviluppato un’intelligenza artificiale in grado di raccogliere indizi rilevanti sul cambiamento nel linguaggio. Lo sviluppo di questa tecnologia potrebbe quindi indicare l’insorgere dell’Alzheimer e di disturbi neurologici ad essa legati.

Lo studio ha coinvolto 80 partecipanti di 80 anni. Alla metà di loro, tra l’altro, era già stato diagnostica la malattia. I soggetti coinvolti, prima della manifestazione dei sintomi, sono stati sottoposti ad un test del linguaggio. Ai pazienti veniva chiesto di descrivere una rappresentazione grafica.

Attraverso l’intelligenza artificiale, il team di ricercatori ha “analizzato l’uso delle parole da parte dei partecipanti”. Ajay Ruyyuru, esperto del Tomas J. Watson Research Center, ha spiegato che attraverso l’IA è “in grado di rilevare sottili variazioni predittive del mordo di Alzheimer con un tasso di accuratezza del 75%”.

Lo studio sull’Alzhimer è “una pietra miliare, unico nel suo genere”

Si tratta della prima evidenza concreta riguardo la possibilità che il linguaggio possa predire l’insorgere di disturbi neurologici” ha spiegato l’esperto.

Ruyyuru ha inoltre detto che: “La previsione dell’insorgere dell’Alzheimer rappresenta solo il primo di una serie di studi volti a utilizzare l’intelligenza artificiale per valutare la possibilità di disturbi neurologici che possono far emergere schemi linguistici unici, utili come indicatori di allarme precoce”.

Il ricercatore ha poi spiegato che, una volta che ci sarà la consolidata possibilità di ritardare o arrestare l’Alzheimer, sarà fondamentale una diagnosi anticipata della malattia. Questo potrà essere fatto attraverso dei test in grado di identificare le persone potenzialmente a rischio.

“Per i prossimi step speriamo di estendere il lavoro anche verso altri disturbi neurologici. Questo in modo da addestrare l’intelligenza artificiale a riconoscere i sottili cambiamenti nel linguaggio che potrebbero essere indice di alto rischio per condizioni neurodegenerative” ha spiegato Royyuru.

“Questo rapporto sta aprendo nuovi orizzonti” ha detto Michael Weiner, esperto della malattia dell’Università della California di San Francisco. “È davvero unico nel suo genere, una pietra miliare”.