Alzheimer, la nuova frontiera è l’intelligenza artificiale: ecco come può predire la malattia

L'intelligenza artificiale può predire lo sviluppo del morbo di Alzheimer: ecco perché questo strumento è la nuova frontiera nella lotta contro la malattia.

Disegno di un cervello
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Le nuove tecnologie continuano a permettere progressi sempre più importanti anche in ambito medico. L’intelligenza artificiale si sta rivelando, ad esempio, molto utile nel predire l’insorgenza di malattie che, se affrontate per tempo, possono evolvere in maniera più lenta e garantire una migliore qualità della vita. È il caso del morbo di Alzheimer, per il quale non esiste ancora una cura. Ecco cosa rivela una nuova ricerca.

Alzheimer, il ruolo dell’intelligenza artificiale

L’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito medico non è una novità. Anzi, già da qualche anno gli scienziati conducono studi sul suo ruolo nel predire il possibile sviluppo del morbo di Alzheimer, con risultati decisamente molto interessanti. Ora un team di esperti dell’Università di Chieti ha individuato un’ulteriore conferma dell’importanza dell’intelligenza artificiale nella diagnosi di questa grave malattia neurodegenerativa.

Innanzitutto i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo in grado di analizzare centinaia di dati relativi a persone affette da demenza, presenti nel database internazionale dell’Alzheimer Disease Neuroimagining Initiative (ADNI). Studiando risonanze magnetiche cerebrali, dati neuropsicologici, liquorali ed ematici, l’intelligenza artificiale ha individuato quei fattori di rischio che possono predire l’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Una volta compiuto questo processo, considerato come una sorta di allenamento, l’algoritmo è passato ad analizzare gli stessi indici, su un campione di persone che presentavano segnali di decadimento cognitivo lieve. Questa condizione, chiamata anche Mild Cognitive Impairment, rappresenta la fase intermedia tra la piena salute cerebrale e l’esordio della demenza. Non tutti coloro che ne soffrono sono destinati a sviluppare l’Alzheimer. A quanto pare, l’intelligenza artificiale è in grado di individuare, tra i soggetti in questione, chi incorrerà nella malattia.

“La sorpresa è stata che l’intelligenza artificiale ha evidenziato delle associazioni fra variazioni di fattori extra-cerebrali, come per esempio i livelli di alcuni acidi biliari e altri metaboliti, e la possibilità di processi neurodegenerativi” – ha spiegato il professore Stefano Sensi. Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, apre nuove strade interessanti. Potrebbe rivelarsi utile per capire qualcosa in più sui fattori di rischio della malattia. Ma anche anticipare le cure nei soggetti che sono predisposti a sviluppare l’Alzheimer, così che sia possibile rallentarne l’evoluzione.