Alzheimer, un anticorpo monoclonale per combattere la malattia: lo studio

Ricerche confermano l'efficacia di un anticorpo monoclonale nel neutralizzare la proteina tau: si aprono nuove speranze nella lotta contro l'Alzheimer.

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L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa, e rappresenta la forma più comune di demenza senile. Sulle sue cause non si è fatto ancora completamente luce, tuttavia è evidente il coinvolgimento di due tipi di proteine, la tau e la beta amiloide. Un nuovo studio ha analizzato l’efficacia di un anticorpo monoclonale in grado proprio di neutralizzare una di queste due proteine. Una scoperta, questa, che potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche contro l’Alzheimer.

Nuovo anticorpo monoclonale contro l’Alzheimer

La proteina tau ha un ruolo molto importante nel funzionamento dei neuroni. In determinate condizioni, tuttavia, si accumula in depositi che provocano la morte delle cellule cerebrali. È proprio questa una delle probabili cause (o quantomeno uno dei fattori scatenanti) dell’Alzheimer. Riuscire ad evitare questo processo potrebbe rivelarsi utile nel prevenire lo sviluppo della demenza senile o ad impedirne la progressione. Negli ultimi anni, gli scienziati si sono concentrati sull’impiego di alcune molecole per contrastare l’aggregazione della proteina tau.

In particolare, recenti studi hanno evidenziato l’efficacia di un anticorpo monoclonale, chiamato 12A12. La sua azione impedisce la proliferazione di un frammento tossico che si genera proprio nella proteina tau. Come risultato, si ha un miglioramento dei primi sintomi dell’Alzheimer, come i deficit cognitivi legati alla memoria e le alterazioni neuropatologiche. Uno studio condotto dall’Istituto di Farmacologia Traslazionale e dall’Istituto dei Sistemi Complessi del CNR ha confermato gli effetti positivi dell’anticorpo monoclonale.

La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, ha impiegato modelli murini di Alzheimer. La somministrazione del 12A12 per tre settimane ha permesso una regressione dei deficit cognitivi, ma anche una riduzione della beta amiloide. Anch’essa è infatti coinvolta nello sviluppo della malattia, accumulandosi nel cervello e portando alla morte le sue cellule. Visti i risultati ottenuti dallo studio, si apre la possibilità di passare alla sperimentazione clinica sull’uomo.

L’utilizzo degli anticorpi monoclonali potrebbe rappresentare una nuova speranza nella lotta contro l’Alzheimer, un problema per il quale non esiste ancora una cura. Negli ultimi anni sono stati sviluppati alcuni farmaci che aiutano a tenere sotto controllo i sintomi e a rallentare il progredire della malattia, tuttavia non è ancora possibile guarire dal morbo di Alzheimer.