Perché siamo tutti allergici al polline?

L'allergia al polline è un disturbo molto comune, che negli ultimi anni si sta facendo sempre più frequente: un nuovo studio ne svela i motivi.

Ragazzo con raffreddore e occhi rossi che tiene in mano un mazzo di fiori
Foto Freepik | wayhomestudio

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

In primavera è un continuo starnutire e asciugarsi gli occhi, a causa dell’allergia al polline. Questo disturbo, che comporta fastidiosi sintomi soprattutto a livello di occhi e naso, è molto diffuso e colpisce milioni di persone, di ogni sesso ed età. Ma c’è di più: negli ultimi anni sembra quasi che tutti siamo diventati allergici al polline. A svelarne il motivo è un nuovo studio, che fa luce su un problema di cui dovremmo iniziare a preoccuparci.

Allergia al polline, perché è sempre più diffusa

L’allergia al polline è una condizione che coinvolge il nostro sistema immunitario: le difese, entrando a contatto con sostanze solitamente innocue (in questo caso i pollini), reagisce in maniera anomala scatenando i fastidiosi sintomi che ben conosciamo. Rinite allergica e congiuntivite allergica sono probabilmente i più comuni, che in primavera colpiscono davvero tantissime persone. E, secondo la scienza, il numero di coloro che soffrono di questa malattia è destinato ad aumentare in maniera repentina.

Uno studio condotto dall’Università del Michigan, pubblicato su Nature Communications, ha scoperto che la stagione dei pollini si sta allungando in maniera piuttosto consistente. Ciò aumenta il numero di reazioni allergiche alle quali possiamo andare incontro, ma anche la loro intensità. Tutta colpa del cambiamento climatico, che sta portando a conseguenze importanti anche per la nostra salute.

La ricerca ha evidenziato che, a causa dell’aumento delle temperature e dei livelli di CO2, le emissioni di pollini sono più lunghe e più consistenti. Rispetto al periodo di tempo analizzato, compreso tra il 1995 e il 2014, si stima che nei prossimi decenni la stagione primaverile potrebbe iniziare 40 giorni prima e durare 19 giorni in più. Non solo: è possibile che la quantità di pollini emessa nell’aria aumenti addirittura fino al 200%.

“Le allergie respiratorie indotte dai pollini stanno peggiorando con il cambiamento climatico” – spiega Yingxiao Zhang, autore dello studio. “I nostri risultati possono essere un punto di partenza per ulteriori indagini sulle conseguenze del cambiamento climatico sul polline e sui corrispondenti effetti sulla salute”.