Allenamento all’aria aperta? Ecco le regole

L’allenamento all’aria aperta è ottimo d’estate per dimagrire e restare in forma

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    Allenamento all’aria aperta? Ecco le regole

    Durante l’estate l’allenamento all’aria aperta è sicuramente un buon alleato per restare in forma. Ma per ottenere risultati ottimali (e non correre rischi) si devono seguire delle regole. Questo tipo di attività fisica, infatti, permette di scaricare lo stress accumulato, migliorare la qualità dell’aria respirata, diminuire la percentuale di massa grassa e tonificare i muscoli. Ma nei mesi estivi, complice l’aumento della temperatura e la presenza del sole, il corpo è soggetto a sforzi maggiori (ancora di più se il fisico non è allenato). In poche parole: praticare sport all’aria aperta migliora le prestazioni di forza funzionale e aiuta a dimagrire, ma si devono avere ben chiare le accortezze da seguire.

    Attenzione alle temperature elevate

    Al mare si dovrebbe correre, camminare o andare in bicicletta quando c’è più fresco, ovvero nelle prime ore del mattino, o nel tardo pomeriggio. In montagna o al lago, invece, ci si può allenare anche fino alle 11. Se la temperatura è eccessiva, infatti, il corpo rischia di disidratarsi, mandando in tilt anche il sistema nervoso. Erroneamente, talvolta si è portati a pensare che sudare sia sinonimo di dimagrire: non è così. Il sudore provoca solo una perdita di liquidi necessari all’organismo che vanno reintegrati: è il consumo di grassi che porta al dimagrimento. Pertanto, per affrontare al meglio l’allenamento anche in presenza di temperature elevate, l’abbigliamento sportivo da utilizzare acquista grande importanza. Canottiera e t-shirt sono le scelte più indicate. Correre a torso nudo è, paradossalmente, controindicato. Infatti, l’evaporazione è massima e la dispersione energetica è notevole. È quindi consigliabile indossare indumenti che non facciano sudare eccessivamente, ma che allo stesso tempo trattengano parzialmente il sudore.

    Alimentazione ed idratazione

    Fondamentale è anche curare l’alimentazione in relazione allo sport facendo chiarezza sugli errori alimentari più comuni. Soprattutto chi d’estate soffre di pressione bassa o di cali di glicemia ha bisogno di mangiare prima di praticare attività fisica all’aperto.

    Una tazza di con una fetta di pane e marmellata, da mangiare tre quarti d’ora prima, va più che bene, assicurano gli esperti. Lo stesso vale per le gelatine: a base di zuccheri, vanno masticate una ventina di minuti prima dell’allenamento.

    Stop invece al caffelatte e alla spremuta d’arancia, che è troppo acida.

    Il pericolo disidratazione è contenuto, anche d’estate, se gli allenamenti durano un’ora o poco più: è sufficiente bere dell’acqua a temperatura ambiente ricca di sodio quando si è terminato l’allenamento. Molto dipende, però, dall’attività praticata.

    In commercio esistono delle polveri, tutte approvate dal Ministero della Salute, da sciogliere in acqua e integratori specifici, così da garantire la giusta miscela di sali minerali.

    Da evitare se l’aria è inquinata

    Viene sempre da chiedersi, vedendo tanti sportivi o atleti della domenica, allenarsi all’aperto se la loro attività ginnica faccia loro bene o se la presenza dello smog in un ambiente saturo di inquinanti non abbia effetti deleteri rispetto ai vantaggi del movimento stesso. Ma adesso ad esprimersi sull’argomento interviene la scienza la quale asserisce che fare movimento all’aria aperta in ambienti non salubri, oltre a vanificare i vantaggi del movimento stesso, è anche causa di malattie e di precoce invecchiamento.

    “L’esposizione agli inquinanti atmosferici è associata a malattie non solo a carico dell’apparato respiratorio ma anche di altri organi, a causa della formazione di radicali liberi (specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto)”, spiega Claudio Marconi, direttore dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Milano. “Questi vengono normalmente prodotti durante l’attività fisica, ma quando la loro quantità è eccessiva, determinano uno stress ossidativo, che è causa di danni, talvolta irreversibili, a carico delle membrane cellulari, delle proteine e del Dna”.

    Insomma gli effetti che avrebbero gli inquinanti sull’organismo in questo caso sarebbero gli stessi detenuti da molte malattie o dallo stesso invecchiamento naturale, situazione quest’ultima accentuata dalla presenza di sostanze inquinanti respirate di cui, in determinate zone e per determinati periodi, è satura l’aria delle nostre città.

    “In particolare, le cosiddette polveri sottili (Pm)”, sottolinea Marconi, “sono oggi associate a situazioni di stress ossidativo rischioso per la salute, soprattutto in individui affetti da patologie, come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria e il diabete”.

    Dunque, la conclusione è quella di non rinunciare all’attività fisica all’aperto ma preferire aree che non si trovino in prossimità di zone ad alto tasso di inquinanti. In questi casi, la palestra sarà la soluzione migliore.