Aborto spontaneo: cause, sintomi e come affrontarlo

Affrontare un aborto spontaneo non è mai facile dal punto di vista psicologico per una donna

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Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

L’aborto spontaneo, noto anche come aborto naturale, si verifica quando una gravidanza si interrompe prima della ventesima settimana. Si tratta, purtroppo di un evento emotivamente difficile che colpisce tantissime donne. Conoscere le cause, riconoscere i sintomi e affrontare questo percorso doloroso richiede sicuramente una prospettiva più approfondita.

L’aborto spontaneo, specialmente se si verifica nei primi tre mesi della gestazione, è determinato in genere da delle anomalie genetiche che riguardano l’embrione o dal fatto per l’ovulo fecondato riesce difficile attecchire alle pareti dell’utero. I sintomi dell’aborto spontaneo possono essere diversi. Infatti, mentre alcune volte si hanno delle perdite di sangue e una sensazione di dolore, altre volte si può trattare di un blocco dello sviluppo dell’embrione, che non comporta sintomi particolari. In questo caso è solo un’ecografia che può verificare se si è in presenza di un aborto.

Ma come affrontare un aborto spontaneo, visto che spesso determina un senso di disagio psicologico per la donna? Il problema consiste nel riuscire a superare al meglio i sensi di colpa e l’imbarazzo, attraverso l’attivazione di un processo interiore di metabolizzazione dell’evento. In questo senso può essere molto importante la funzione svolta dal partner, dalla famiglia e dal ginecologo.

Il dialogo da questo punto di vista è essenziale. Palare di se stesse, di ciò che si prova, delle proprie emozioni e anche del dolore che si sente è importante per non chiudersi nella propria interiorità e per sentire la vicinanza da parte degli altri.

Tra l’altro occorre essere consapevoli del fatto che alla base dell’aborto spontaneo c’è un meccanismo particolare, che fa in modo che il 20% delle gravidanze possa incorrere in questo pericolo. Quindi non è un evento così raro, come si possa pensare.

Il segreto consiste nel non abbattersi e nel continuare a nutrire una certa fiducia in un’altra gravidanza, il cui destino non è mai uguale ad un’altra.

Aborto spontaneo - Foto di Kei Scampa/ Pexels.com
Aborto spontaneo – Foto di Kei Scampa/ Pexels.com

Le cause dell’aborto spontaneo

Le cause di un aborto spontaneo possono essere tante, complesse e varie, e includono anomalie cromosomiche, problemi uterini, disfunzioni ormonali o fattori materni come infezioni o malattie croniche. Tra quelle più comuni abbiamo le anomalie cromosomiche del feto, che possono rendere la gravidanza non sostenibile. Problemi uterini, come ad esempio fibromi o malformazioni, possono influire sulla tenuta dell’embrione. Disfunzioni ormonali e fattori materni, quali infezioni o malattie croniche, possono altresì contribuire all’insorgenza di un aborto spontaneo.

Un aborto spontaneo si verifica nelle prime 10-11 settimane di gravidanza ed è collegato a qualche disturbo cromosomico. Talvolta, un aborto spontaneo può anche derivare da un difetto congenito. Se però, una donna presenta un disturbo che rende la coagulazione troppo facile può anche subire aborti ripetuti dopo 10 settimane di gravidanza. Per gli aborti che si verificano tra la tredicesima e ventesima settimana non viene ancora identificata la causa.

Le condizioni che aumentano il rischio di un disturbo di aborto spontaneo comprendono:

 

  • Età di una donna superiore ai 35 anni

 

  • Aborti ripetuti in gravidanze precedenti

 

  • Anomalie strutturali degli organi riproduttivi, come ad esempio fibromi, tessuto cicatriziale, utero doppio o una cervice debole che tende ad aprirsi  man mano che l’utero diventa più grande

 

  • Fumo di sigaretta, uso di sostanze come cocaina o alcol
  • Lesioni gravi

 

  • Infezioni durante la gravidanza, come la rosolia
  • Tiroide ipoattiva o tiroide iperattiva
  • Alcuni disturbi come celiachia, nefropatia cronica, lupus eritematoso sistemico e ipertensione arteriosa
  • Diabete grave.

I sintomi da riconoscere

Riconoscere i sintomi di un aborto spontaneo è molto importante per la gestione tempestiva. Il sanguinamento vaginale è spesso uno dei primi segnali, accompagnato da crampi addominali e dolore. Alcune donne possono notare una diminuzione dei sintomi tipici della gravidanza, come nausea e tensione del seno. La consapevolezza di questi sintomi consente di cercare assistenza medica tempestiva.

Nella prima fase di gravidanza però, l’unico segno di aborto, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. Nelle fasi già tardive della gravidanza, invece, un aborto può causare un’emorragia e il sangue può contenere muco o coaguli. I crampi diventano sempre più forti fino a quando l’utero non si contrae ed espelle il feto e la placenta. Se dovessero rimanere nell’utero frammenti di feto o placenta, potrebbe svilupparsi un’infezione.

Come si capisce se si ha avuto un aborto spontaneo?

Un aborto spontaneo può essere basato su sintomi ben specifici. I segnali includono sanguinamento vaginale, crampi addominali e un possibile cambiamento nei sintomi tipici della gravidanza, come nausea e tensione al seno. Tuttavia, solo un professionista della salute può confermare la diagnosi attraverso vari esami clinici e ultrasuoni. Se sospettate un aborto spontaneo o sperimentate sintomi simili, è fondamentale cercare assistenza medica per una valutazione accurata e un supporto adeguato.

A volte può verificarsi un aborto anche senza il manifestarsi dei sintomi. In questi casi, infatti, l’utero non aumenta di volume. È raro che la morte dei tessuti nell’utero possa provare un’infezione prima, durante e post aborto. L’infezione si sviluppa durante, poco prima o poco dopo un aborto e viene chiamata infezione da aborto settico.

Per quanto riguarda l’aborto settico, si tratta di una grave infezione dell’utero che si verifica durante, poco prima o subito dopo un aborto spontaneo o indotto.
  • Un aborto settico solitamente si verifica quando gli operatori non addestrati utilizzano delle tecniche non sterili per rimuovere il contenuto dell’utero dopo un aborto spontaneo.
  • I sintomi più comuni di un aborto settico sono febbre, brividi, secrezioni vaginali, sanguinamento vaginale e frequenza cardiaca molto accelerata rispetto al solito.
  • Difronte ad un aborto settico vengono eseguite emocolture per identificare il microrganismo responsabile dell’infezione e aiutare quindi i medici a capire quali sono gli antibiotici giusti da prescrivere.
  • In caso di aborto settico, il contenuto dell’utero viene asportato immediatamente e in caso di infezione, questa viene trattata con antibiotici. 

Quindi, gli aborti settici si sviluppano quando si utilizzano tecniche non sterili per rimuovere il contenuto dell’utero dopo un aborto spontaneo. Un aborto settico è molto più comune quando gli operatori eseguono la procedure senza utilizzare strumenti sterili.

Come affrontare l’aborto spontaneo

Sicuramente il percorso su come affrontare un aborto spontaneo può variare da persona a persona, questo dipende dalla situazione specifica e dalle esigenze della donna. In molti casi, il corpo espelle spontaneamente il tessuto fetale attraverso un processo molto simile ad un ciclo mestruale pesante. Tuttavia, alcune situazioni possono richiedere un intervento medico per rimuovere il tessuto residuo. Dal punto di vista emotivo, è essenziale che le donne ricevano il supporto di professionisti della salute mentale e del medico personale. L’aborto spontaneo, come abbiamo detto nel primo paragrafo, può essere un’esperienza complicata, e il supporto psicologico in questo caso può aiutare a elaborare il dolore e ad affrontare il tutto nel migliore dei modi.

Inoltre, anche ricevere un sostegno emotivo da parte di familiari, amici o il proprio partner può giocare un ruolo fondamentale nel processo di guarigione. La condivisione delle esperienze con altre donne che hanno vissuto un aborto spontaneo può offrire conforto e comprensione unici.

Come affrontare un aborto spontaneo - Foto di MART PRODUCTION/ Pexels.com
Come affrontare un aborto spontaneo – Foto di MART PRODUCTION/ Pexels.com

Gli altri termini per indicare l’aborto

Aborto precoce: in questo caso la perdita del feto avviene prima di 12 settimane di gravidanza

Aborto tardivo: la perdita del feto si verifica tra le 12 e le 20 settimane di gravidanza

Aborto indotto: questo viene provocato con mezzi medici, ad esempio perché la donna è in pericolo di vita o di salute oppure perché il feto presenta anomalie gravi

Minaccia di aborto: sintomi come sanguinamento o crampi si verificano durante le prime 20 settimane di gravidanza senza dilatazione della cervice

Aborto inevitabile: sintomi come dolore o sanguinamento durante le prime 20 settimane di gravidanza si verificano con dilatazione della cervice. In questo caso significa che il feto è morto

Aborto completo: in questo caso abbiamo la cervice chiusa dopo l’espulsione del feto intero e della placenta presenti all’interno dell’utero

Aborto incompleto: in questo caso avviene la dilatazione della cervice ed espulsione solo parziale del contenuto all’interno dell’utero

Aborto mancato: c’è la presenza di un feto morto nell’utero

Aborto ricorrente: quando avvengono almeno due aborti spontanei

Aborto settico: quando si verifica un’infezione all’interno dell’utero prima, durante o dopo un aborto spontaneo

Aborto spontaneo: avviene la perdita del feto prima di 20 settimane di gravidanza.

Quanto dura un aborto spontaneo?

La durata di un aborto spontaneo varia da donna a donna e dipende da diversi fattori, tra cui la fase della gravidanza, la risposta del copro e l’eventuale necessità di interventi medici. In alcuni casi, il corpo può espellere il tessuto fetale in pochi giorni, mentre in altri casi ci potrebbe volere un po’ più di tempo.

La fase di un aborto spontaneo può essere divisa in due categorie principali: l’aborto precoce, che si manifesta entro le prime 12 settimane di gravidanza e l’aborto tardivo, che si manifesta tra la tredicesima e ventesima settimana. Per quanto riguarda l’aborto spontaneo precoce, il processo di espulsione può essere più rapido rispetto ad un aborto tardivo.

Ci teniamo a precisare che ogni situazione è unica, e che la durata può variare anche in base al tipo di gestione medica. In tutti i casi, però si consiglia di cercare assistenza medica per una valutazione accurata e per determinare il piano di gestione più appropriato.

Cosa si deve fare dopo un aborto spontaneo?

Dopo un aborto spontaneo, si consiglia di prendere alcune misure per garantire il recupero sia fisico che emotivo. In primis bisogna:

  1. Cercare assistenza medica: Consultiamo un medico per una valutazione accurata che ci conferma la fine dell’aborto. Gli esami clinici e gli ultrasuoni in questo caso possono essere utilizzati per assicurarsi che il tessuto fetale sia stato completamente espulso.
  2. Seguire le indicazioni del medico: Seguiamo tutte le indicazioni che ci sono state fornite dal medico riguardo a ulteriori esami e al monitoraggio post-aborto.
  3. Recupero fisico: Rispettiamo i tempi di recupero fisico. Evitiamo l’attività fisica intensa per un po’ e prestiamo attenzione a eventuali segnali di complicazioni, come un aumento del sanguinamento o dolore persistente.
  4. Supporto emotivo: Non c’è dubbio che affrontare un aborto spontaneo è emotivamente difficile. Per questo consigliamo di cercare conforto in amici, familiari o psicologi.
  5. Monitorare la salute emotiva: Stiamo attenti ai nostri sentimenti e alle reazioni emotive. Se il dolore o la tristezza persistono, è necessario rivolgersi ad uno psicologo.

In ogni caso, le decisioni post aborto spontaneo possono variare in base alla situazione specifica, quindi è molto importante seguire le indicazioni del personale medico e cercare il supporto necessario per affrontare questa esperienza complessa.

Conclusioni

In conclusione, l’aborto spontaneo è un evento complesso con molteplici cause. Abbiamo capito che conoscere le cause, riconoscere i sintomi, cercare assistenza medica tempestiva e ricevere il supporto emotivo sono passi cruciali in questo percorso doloroso. La consapevolezza collettiva può contribuire a ridurre il tabù sociale intorno a questo argomento, promuovendo una conversazione aperta e compassionevole.