​Covid, Ue: cinque nuove terapie entro ottobre

Nuovi trattamenti contro il Covid-19 saranno approvati entro ottobre: intanto uno studio conferma l'efficacia di AstraZeneca contro le varianti

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Foto Pexels | Edward Jenner

Sono stati individuate cinque terapie promettenti per fermare l’avanzata del Covid-19. Lo ha riferito la Commissione Europea, annunciando l’imminente via libera a terapie innovative, in grado di arginare la malattia. Quattro di queste terapie si basano su anticorpi monoclonali in fase di revisione continua da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). L’ultimo trattamento è un immunosoppressore, già autorizzato al commercio, il cui utilizzo potrebbe essere esteso alla cura del Covid-19.

Nuove terapie contro il Covid entro ottobre

“Stiamo facendo il primo passo verso un ampio portafoglio di terapie per il trattamento del Covid-19“, ha commentato Stella Kyriakides, commissario Ue per la Salute e la Sicurezza alimentare. Infatti, se la campagna vaccinale prosegue a pieno ritmo, d’altra parte il virus non scomparirà e i pazienti avranno bisogno di trattamenti sicuri ed efficaci. “Il nostro obiettivo è chiaro, puntiamo a identificare più candidati all’avanguardia in fase di sviluppo e ad autorizzare almeno tre nuove terapie entro la fine dell’anno“, spiega Kyriakides. Il via libero ai nuovi trattamenti potrebbe giungere entro la fine di ottobre. Nel frattempo, la commissione è al lavoro per elaborare un portafoglio di almeno 10 potenziali terapie, da finalizzare nel trattamento dei pazienti affetti da forme gravi di Covid-19.

Terza dose di AstraZeneca contro le varianti

Un’altra importante scoperta arriva dagli studiosi dell’Università di Oxford, autori di un importante studio che verrà pubblicato sulla rivista Lancet. I ricercatori affermano che una terza dose di AstraZeneca, “somministrata almeno 6 mesi dopo la seconda“, ha aumentato di sei volte i livelli anticorpali e mantenuto la risposta delle cellule T. Essa avrebbe una anche maggiore attività neutralizzante contro le varianti Alfa, Beta e Delta. Secondo i primi risultati, “sia la seconda dose che la terza hanno causato meno reazione avverse rispetto alla prima“: una notizia rassicurante per i paesi con minori forniture di vaccino, che potrebbero essere preoccupati per i ritardi nella somministrazione delle seconde dosi. “C’è un’ottima risposta a una seconda dose, anche dopo 10 mesi di ritardo dalla prima”, rassicura Andrew J. Pollard, capo ricercatore dell’Oxford Vaccine Group.