L’Alzheimer rappresenta un disturbo in crescita. Non esistono cure in grado di bloccare la degenerazione delle cellule nervose alla base della demenza, e quindi acquista sempre più importanza la prevenzione, attuata anche attraverso un miglioramento dello stile di vita.

Secondo recenti studi, svolti dai ricercatori del Finland’s National Institute for Health and Welfare, e pubblicati su Archives of Neurology, bassi livelli di vitamina D potrebbero aumentare il rischio di ammalarsi del morbo di Parkinson. Le analisi effettuate dai ricercatori hanno messo in evidenza come i livelli di vitamina D abbiano un importante ruolo nello svilupparsi della malattia. Malattia temuta, anche per il fatto che non ci sono ancora cause e cure specifiche. Quali sono le caratteristiche del morbo di Parkinson? Perchè fa così paura? “Morbo di Parkinson” deriva dal nome del suo scopritore: James Parkinson; è un disturbo del sistema nervoso centrale, provocato dalla degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni) situate in una zona profonda del cervello: la sostanza nera. Queste cellule producono la dopamina: una sostanza che ha la responsabilità di attivare un circuito che regola il movimento. La degenerazione di almeno il 50% di queste cellule causa una diminuzione della stimolazione dei recettori (stazioni di arrivo), da parte della dopamina.
La vitamina D, sostanza preziosa che si forma nell’organismo grazie anche all’esposizione della pelle ai raggi solari, scarseggia nella maggior parte dei pazienti affetti da malattie reumatiche: ecco quanto emerso da alcuni nuovi studi presentati nei giorni scorsi a Roma al Congresso annuale Eular, la Lega Europea contro le Malattie Reumatiche.
L’intolleranza al lattosio può costituire un vero problema per chi non può mangiare latte o derivati dalla sua lavorazione. Ma uno studio interessante condotto da un gruppo di medici del National Institutes of Health degli Stati Uniti apre nuove prospettive sulla questione, rivalutando la possibilità di escludere una rinuncia totale al latte.
Donne e artrite reumatoide: un rapporto sempre più stretto. Così almeno suggerisce una ricerca portata avanti presso il Mayo Clinic College of Medicine di Rochester. Mentre nella seconda metà del secolo scorso si era verificata una riduzione, adesso sembra che la malattia sia in aumento di più fra le donne rispetto che fra gli uomini. Ma come mai si verifica tutto ciò?
I benefici dell’abbronzatura sono tanti e diversi. Il sole può essere considerato un vero e proprio toccasana per la salute. I raggi del sole infatti possono contribuire a prevenire alcune malattie grazie soprattutto al fatto che essi stimolano la sintesi della vitamina D nella pelle. La vitamina D possiede molte proprietà benefiche nei confronti del nostro organismo.

Lo studio scientifico su cui si basa questa teoria è complesso, visto che tende a dimostrare come la carenza di vitamina D indotta dalla mamma in gravidanza sul nascituro possa essere fonte di gravi malattie per il bambino una volta divenuto adulto; considerato che si parla,addirittura, di sclerosi multipla.
Molto interessante è uno studio recente che è stato realizzato presso l’Università di Copenhagen, il quale ha messo in evidenza qual è il rimedio per fare in modo che si corra meno il rischio di incorrere nelle fratture. Secondo gli esperti che hanno condotto la ricerca è importante potenziare l’assunzione quotidiana di calcio e vitamina D.
La ricerca scientifica va avanti e contribuisce in maniera decisiva a fare in modo che possiamo comprendere più a fondo i meccanismi che stanno alla base del complesso sistema in cui è strutturato il nostro organismo. Tutti sappiamo del ruolo centrale svolto dalle vitamine e siamo a conoscenza delle varie funzioni che esse sono in grado di mettere in atto.
Esiste anche una depressione stagionale, che si manifesta soprattutto nei periodi di cambio di stagione e che può essere molto fastidiosa, visto che comporta il manifestarsi di sintomi che spesso sono difficili da affrontare. Si tratta di un generale abbassamento dell’umore, di sonnolenza e di un’incapacità di concentrarsi che può essere fonte di disagio.

Un nuovo ruolo è quello ascritto alla Vitamina D da parte di una ricerca scientifica di Copenaghen ad opera del capo dei ricercatori professor Carsten Geisler e pubblicata da “Nature Immunology”.Tale vitamina parrebbe essere connessa al funzionamento del sistema immunitario e dunque entrare di diritto nella difesa dell’organismo.

Studi recentissimi hanno polarizzato l’attenzione del mondo medico sull’importanza dell’adeguato apporto di vitamina D ai fini della prevenzione delle malattie cardiovascolari, soprattutto da quando si è visto che persone con non presentano adeguati livelli di tale vitamina nel sangue siano maggiormente esposti a malattie cardiovascolari a volte tanto gravi da ucciderle.

L’osteoporosi è una condizione clinica tutt’altro che rara e quel che è più interessante è notare che tale condizione non è solo prerogativa delle donne anziane che sicuramente a causa della menopausa hanno perso la funzione di apporre naturalmente più tessuto osseo di quello che viene di fatto demolito ad opera di particolari cellule dell’osso, gli osteoclasti

Parrebbe che stia vivendo una nuova primavera la Vitamina D, capace di fissare il calcio nel sangue e per questo inserita nel programma terapeutico di quei pazienti che presentano problemi di malassorbimento, indebolimento delle ossa a seguito di ipovitaminosi D, come avviene sovente alle donne in menopausa, ad esempio e non solo a loro.