
La fame nervosa è una delle cose più antipatiche che accadono durante la giornata. Veri e propri attacchi di fame che fatichiamo a contenere e che sono davvero un danno per l’organismo. Se ci si lascia andare si mangiano un sacco di cose poco sane e si perdono gli effetti di un regime alimentare controllato. Ecco quali sono i cibi che calmano questa fame.
Pensate che i dolci siano il vostro primo pensiero al mattino e l’ultimo la sera? Vi svegliate la notte per mangiare un pezzo di cioccolato? Fate delle pause in ufficio per attaccare la scatola dei biscotti? Sì, siete voi, siete gli Sweet Eaters, una precisa categoria di persone che non solo è dipendente dalla dolcezza, ma che non riesce a fermarsi se in casa possiede una scatola di cioccolatini o di biscotti.
Felicità: l’umore e lo stato d’animo dipendono da una predisposizione naturale, non si tratta di come si passa la giornata e neanche di che cosa accade intorno a noi, si tratta di come lo viviamo e di che cosa pensiamo mentre accadono le cose: l’ottimismo e il pessimismo non dipendono da altro se non da una predisposizione genetica.

Sarebbe genetica la predisposizione del singolo a spendere o investire danaro di più che non rispetto agli altri individui, la conferma da uno studio reso noto dalla Rivista PlosOne, che parla di come il patrimonio genetico di ciascuno possa definire la predisposizione a produrre e spendere o a produrre e risparmiare.
Una ricerca che ha esaminato il DNA di 200 studenti universitari ha rivelato che sarebbe un tipo particolare di gene a rendere simpatici o piacevoli gli uomini. La ricerca è stata condotta da un gruppo di scienziati della Michigan State University, negli USA; che ha verificato che collegamento ci fosse tra la simpatia e la popolarità e la genetica.

Autunno-Inverno: cambia la stagione e il primo degli effetti è quello del cattivo umore; per motivi che si accumulano, il clima, la stanchezza, le giornate che si accorciano, l’umore scende piano piano e si stabilisce a un livello più basso e meno intenso, si tratta solo di frequenze, certo, ma se a questo si aggiungono dei vissuti tristi allora il fatto diventa evidente.

Quando parliamo di ulcere gastro-duodenali, mettendole a raffronto con la depressione, si è portati a pensare all’azione deleteria che la condizione anche psicologica della malattia di base possa determinare a carico dell’apparato gastroenterico, assimilabile a quella che si riscontra in parecchie patologie psicosomatiche, ma oggi abbiamo la conferma scientifica che se la psiche svolge un’azione a volte negativa impegnando l’organo ove esercita la propria azione, di contro, proprio la cura di una malattia, sovente, finisce per avere effetti negativi, innescandone un’altra, a causa dei farmaci assunti per debellarla. E’ il caso degli antidepressivi, ottimi farmaci che consentono in una percentuale altissima di casi di debellare la depressione ma che di contro, secondo uno studio condotto dall’Agenzia del farmaco spagnola utilizzando la banca dati dell’Health Improvement Network britannico, nella quale i medici di famiglia inseriscono i dati relativi ai propri pazienti, possono riverberarsi a livello di stomaco e del duodeno scatenando anche gravi ulcere, a volte persino perforanti che mettono qualche volta a rischio la stessa vita del paziente.

Antidepressivi dagli effetti analgesici ed antiinfiammatori…. mai sentito, si dirà ed invece, uno studio francese della French Rheumatological Society, poi pubblicato su Rheumatology, avrebbe evidenziato la correlazione fra antidepressivi e fibromialgie e lombalgia cronica, meno attivi invece per artrite reumatoide, ma bisogna ricordare che questa patologia autoimmune viene aggravata sempre da una sintomatologia dolorosa collaterale conseguente alle generalizzate nevralgie diffuse dovute all’infiammazione articolare determinata dalla malattia primaria e, dunque, si potrebbe sostenere che anche in questo caso la malattia potrebbe trarre indirettamente giovamento dalla classe di farmaci citata.

Sono in molti, all’avvicinarsi della stagione fredda, di fronte anche al fatto di assistere a giornate contraddistinte da una luminosità più tenue e più breve, ad accusare disagi dell’umore che, in taluni casi estremi, possono configurare persino l’esistenza di una vera e propria patologia ascrivibile alla depressione di vario grado. Il fatto stesso che il dato epidemiologico testimoni come nel Nord Europa, a seguito delle situazioni climatiche di quegli Stati, manifestazioni riconducibili a stati depressivi siano più frequenti che da noi, confermerebbe quello che in atto si spiega con la sola constatazione del rapporto esistente fra malattia e ambiente esterno.

E’ una morte atroce, soprattutto per i genitori che si vedono strappato il figlio o la propria figlia in un modo assurdo e inspiegabile, magari dopo averci giocato e averlo adagiato nella culla per il riposo notturno, salvo poi accorgersi, senza un rumore, senza un sussulto, insomma in maniera incredibile, che il proprio figlio/a è appena morto. Stiamo parlando della morte in culla e chissà in quanti che adesso ci leggono hanno un ricordo indelebile e lancinante al solo pensiero di imporsi di farsi una ragione per la disgrazia loro occorsa, ma oggi una speranza di debellare questa assurda situazione pare esserci.

Siamo alla terza prova scritta degli esami di maturità e come tutti ricorderanno sono giorni di grande stress e di forti emozioni dove, dar retta agli psicologi che raccomandano ” state tranquilli” è più facile a dirsi che a farsi, dunque, i consigli finiscono quasi sempre per non avere nessun significato pratico, molto più indicata invece una dieta, come quella proposta da Coldiretti che, per lo meno, evita l’affaticamento fisico e cerebrale a apporta micronutrienti in grado di fronteggiare in qualche modo l’affaticamento psico-fisico degli esami.