Combattere l’ipertensione si può e si deve. Si tratta di un attuare un sistema di prevenzione condotto per mezzo dei farmaci giusti, in modo che si possano evitare danni gravi alla salute, come per esempio il rischio di incorrere in ictus e in infarti o la possibilità di riportare conseguenze che riguardano la salute degli occhi o quella dei reni.
Buono, davvero buono, ma anche realmente bravo: il cioccolato non è solo delizioso è anche un vero e proprio alleato della salute e, in particolare, sembra essere molto utile per il controllo della pressione arteriosa. Basta un gustoso morso a una barretta di cioccolato, meglio se fondente, e il gioco è fatto, la pressione sistolica, la massima, si abbassa. La gran bella novità, per tutti gli amanti del cacao, arriva da uno studio australiano, dell’università di Adelaide, pubblicato recentemente sulla rivista BMC Medicine.

Quello della necessità di mettersi a dieta è un problema sentito da entrambi i sessi e per tutto l’anno, più che mai d’estate; il problema è che chi fa una dieta tende ad aspettarsi i risultati auspicati nel volgere di qualche settimana, cosa che non può avvenire per nessuna ragione, col risultato di restare deluso ed abbandonare tutti i buoni propositi.
La pressione arteriosa è un valore importante, da tenere sotto controllo, per evitare malattie a carico di tutto il sistema cardiovascolare. Se è da sempre noto il ruolo che svolge in questo senso la corretta alimentazione e, in particolare, il ridotto consumo di sale, gli scienziati avvertono: la pressione arteriosa ha un nuovo nemico, lo zucchero.

Ben sappiamo il ruolo giocato dagli alti livelli di pressione arteriosa in soggetti affetti da ipertensione arteriosa, una condizione questa che gioca un ruolo determinante nella salute dell’individuo e che apre la strada a diverse malattie, in primis, cardiocircolatorie, infarti e ictus, in testa.

Che la pressione arteriosa sia un elemento fondamentale di valutazione riguardo la salute della persona non ci sono dubbi, che la pressione alta sia un rischio aggiuntivo che va ad aggiungersi a tutti gli altri conosciuti quale causa primaria in grado di aprire la strada ad ictus e a malattie cardiovascolari è più che risaputo, ma non solo.

Potrebbero diventare presto dei mini ambulatori e non solo, più probabile che diventino punti di ricevimento per tutte le pratiche sanitarie che di norma si effettuano nelle diverse A.S.L. dislocate in tutta Italia; parliamo delle farmacie del futuro prossimo, esercizi commerciali che presto subiranno una vera e propria rivoluzione.

Spesso dopo le feste natalizie ci sentiamo in colpa contro noi stessi a seguito delle abbondanti libagioni cui siamo andati incontro e che si riflettono sulla nostra linea e, alla lunga sulla nostra salute; ed in effetti se pensiamo che il numero di calorie assunto durante le feste natalizie è spaventosamente maggiore di quelle regolarmente previste tutti i giorni, mai sensi di colpa furono meglio riposti che in queste circostanze.

Saranno contenti coloro che si riuniscono una due volte alla settimana a calcetto, con buona pace di mogli o fidanzate, da adesso in poi avranno una motivazione in più per giustificare la loro consuetudine ad andare a praticare la partitella di calcio all’aria aperta; non solo per scaricare le tensioni, non soltanto per ritrovarsi fra amici.

Se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio, farà bene a toglierselo, le patatine fritte mangiate come contorno agli altrettanto gustosi hamburger nei fast food fanno molto male, se il tutto e, difficilmente avremo modo di verificarlo, verrà fritto con olio di mais che sappiamo detenere alte quantità di acidi grassi saturi.

E chi l’avrebbe detto, avere figli migliora la pressione arteriosa, apparentemente non di entrambi i genitori che si ritrovano con un impegno economico non indifferente rappresentato dall’acquisto di latte, pappe, omogeneizzati, pannolini e quant’altro, ma una cosa sarebbe certa, almeno per i ricercatori che hanno condotto l’inchiesta.

Il dubbio ai ricercatori era nato quando dai diversi nosocomi americani giungeva notizia di un numero cospicuo di pazienti dimessi a seguito di insufficienza cardiaca e successivamente deceduti presso il proprio domicilio nonostante si fossero sottoposti a regolare cura post ospedalizzazione, un dubbio crescente anche in considerazione di un altro elemento che si è tenuto in conto, ovvero, quale differenza sostanziale determinava la morte di alcuni pazienti rispetto ad altri con caratteristiche fisiche, cliniche e terapeutiche pressocchè uguali?

In Italia si fa un gran parlare di donazione, nello specifico di donazione di sangue, eppure, al di là dei buoni propositi, restiamo, come tante altre volte accaduto, fanalino di coda anche in questo campo rispetto agli altri Paesi europei. Il grido di dolore è stato lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Donazione indetto dall’AVIS ove è stato stigmatizzato non solo il problema ma anche la soluzione, basterebbe infatti che nel nostro Paese ci fossero un milione di donatori in più e il problema troverebbe soluzione.