Dolci note, melodie soavi o ritmo battente? Non importa quale musica si scelga, quale stile si preferisca, l’importante è dare una colonna sonora alla propria vita, soprattutto durante alcuni periodi particolari. Infatti, la musica si dimostra, inaspettatamente, un vero alleato non solo dell’umore, ma anche della salute fisica: secondo un recente studio statunitense, sono proprio note e melodie le compagne ideali durante la riabilitazione post-ictus.
Le faccende sentimentali ti danno troppi pensieri, ansie e preoccupazioni? Attenzione, il pericolo per il cuore potrebbe essere più reale di quanto credi. Infatti, le pene d’amore rischiano di essere un vero pericolo per la salute del cuore, aumentando il rischio di comparsa dell’infarto. Gli affari di cuore incidono negativamente sulla salute del cuore: non è solo un giro di parole, almeno stanto ai risultati di un recente studio canadese.
Da quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cochrane, la musica potrebbe essere un aiuto per le persone che hanno subito un ictus.
Possiamo definirla come musicoterapia, la stimolazione ritmico-uditiva, che si basa sul rapporto tra ritmo e movimento. Questo tipo di terapia aiuterebbe la mobilità degli arti inferiori. Ma come? Migliorerebbe la velocità, il ritmo e la lunghezza dei passi nei pazienti con problemi di mobilità. Questo è quanto affermano i ricercatori che hanno effettuato e pubblicato lo studio sulla rivista Cochrane.
La prevenzione dell’ictus è stata da sempre un oggetto di attenzione privilegiata da parte della ricerca scientifica, che se ne è occupata ampiamente, cercando di rintracciare le strategie più efficaci per fare in modo che si possa allontanare il rischio di incorrere nell’ictus. A tal proposito sono state fatte varie ipotesi.
L’insorgenza dell’ictus è legata in particolare a dei fattori, che dovrebbero essere assolutamente evitati, per evitare che la patologia colpisca in maniera grave. Ma quali sono questi fattori? A rispondere a questa domanda hanno pensato i ricercatori della McMaster University, che hanno individuato alcuni fattori da non trascurare per la nostra salute.
In tema di benefici della frutta secca molto interessante è una recente ricerca portata avanti da alcuni studiosi spagnoli e i cui risultati sono stati pubblicati su “Archives of Internal Medicine”. Lo studio in questione ha messo in evidenza che una certa di quantità di frutta secca consumata regolarmente può proteggere dall’infarto e dall’ictus.
La riabilitazione in caso di ictus può essere efficace anche a distanza di tempo. Sono queste le nuove prospettive che sono state aperte da un’apposita ricerca sull’argomento condotta presso l’Università Cattolica di Roma. Gli studiosi hanno agito in collaborazione con i loro colleghi del National Hospital of Neurology di Londra.
Lo sport è un toccasana per corpo e mente, si sa, ma la novità è che l’esercizio fisico riduce un rischio serio nelle persone colpite da ictus, la depressione. “Mens sana in corpore sano” recita una massima latina: niente di più vero, anche nel terzo millennio. L’associazione tra lo stato psichico e sport nei soggetti colpiti da ictus è stata una piacevole scoperta per un gruppo di ricercatori canadesi, che hanno osservato gli effetti benefici del movimento sulle condizioni psicofisiche di un gruppo di pazienti.
L’intervento contro l’ictus si deve basare sulla tempestività. Un aspetto che può essere determinante, per salvare la vita di una persona. Chiamare subito i soccorsi, basandosi sul riconoscimento dei campanelli d’allarme che il nostro corpo è in grado di lanciare significa intervenire in modo opportuno a vantaggio della salute.

Non ci sta l’Assobibe, l’Associazione nazionale degli industriali bevande analcoliche, a prendere per buona la sola ipotesi che le bevande zuccherate contribuiscano a determinare ipertensione arteriosa , sopratutto auspica, di riuscire a fare chiarezza a proposito dello studio ” Reducing consumption of sugar-sweetened beverages is associated with reduced blood pressare: a prospective study among United States adults” pubblicato sulla rivista “Circulation”.

Torniamo a parlare di inibitori di pompa protonica, primo per ribadire che sono farmaci che non devono essere considerati, come purtroppo fanno in molti, alla stregua dei classici antiacidi, che in genere sono veri e propri prodotti da banco, quanto invece farmaci utilizzati contro l’ulcera, il reflusso gastroesofageo, la gastrite e altre patologie gastro-intestinale per la cui prescrizione occorre, obbligatoriamente, la ricetta medica.

Sono passati circa sei anni da quando si decise di bandire dal commercio il Vioxx, l’antinfiammatorio utilizzato, per altro con successo, contro le principali affezioni osteoarticolari ma al contempo al centro di gravi vicende che indussero l’AIFA a ritirarlo alla luce dei gravissimi effetti collaterali che provocava nei pazienti che a seguito dell’utilizzo del farmaco andarono incontro ad ictus, alcuni persino fatali.

Ben sappiamo quanto due malattie cui l’umanità deve confrontarsi sempre di più in quest’epoca, quali sono gli infarti e gli ictus, siano deleteri per l’esistenza di quei pazienti che impattano con queste due terribili patologie che, quando non uccidono, a volte, rendono invalida la persona che vi si ammala.

Non è difficile immaginare che chi ci sta vicino ad una persona che in quel momento sia preda di un ictus, manifestatosi in forma eclatante, ad esempio, quando si assiste alla perdita di coscienza della persona, quando il paziente improvvisamente storce la bocca e biascica appena qualche parola in preda, oltretutto, all’angoscia più totale, si renda conto della gravità della situazione e soccorre immediatamente il malcapitato.