Uno studio condotto dalle Farmacie Venete, “Stili di vita, stato di salute psicofisica delle donne”, è il primo studio osservazionale case-control ad essere realizzato dalla Università di Verona e dalla Commissione delle Pari Opportunità della Regione Veneto.

E’ proprio divenuta una jungla la normativa che regola il prezzo del ticket sanitario sui farmaci regione per regione, ciò da quando ognuna di queste amministrazioni è stata lasciata libera di applicare la quota a carico del cittadino a seconda delle proprie esigenze e dei propri bilanci. Il risultato è che predisponendo delle linee generali per classi di farmaci, anzicchè intervenire sulla singola confezione, si può verificare il caso che certi farmaci, come la Cardioaspirin, ovvero l’Aspirina a basso dosaggio indicata per prevenire eventuali patologie cardiovascolari, costa di più a pagare il ticket presentandosi in farmacia con la ricetta medica, anzicchè pagare il farmaco per cassa ovvero corrispondendo l’intero valore della confezione stessa.
Le persone insoddisfatte del rapporto medico paziente e che usano internet per trovare conferma delle diagnosi sono più di 10 milioni, il rischio che le informazioni possano deviare dalla terapia giusta diventa così altissimo, ecco che adesso, per risolvere a questo problema, verrà applicato un codice di riferimento per verificare la veridicità del prodotto attraverso i portali delle farmacie italiane.

Chi crede che orientare la scelta di un farmaco verso un generico costituisca un sicuro risparmio soltanto per il S.S.N. si sbaglia, a risparmiare è anche il cittadino e non soltanto in maniera indiretta. Perché se è vero che già la sola presenza del farmaco generico o equivalente apporta un risparmio alla collettività sicuramente non inferiore al 20% della spesa complessiva farmaceutica, vero è anche che una quota uguale se non addirittura maggiore è quella rappresentata, in fatto di risparmio di costi a favore del consumatore, quando ci si rivolga a farmaci cosiddetti di Fascia C, ovvero, prescrivibili ma a totale carico del paziente.
Ne parla il periodico “Farmacia Salute” in riferimento a quanto già in passato avevamo reso noto ai nostri lettori: si parla spesso di medicina al femminile per parlare di tutte le patologie che riguardano la donna in assoluto, la gravidanza, l’apparato sessuale e riproduttore, le infezioni specifiche, il tumore al seno o all’utero, ma raramente si parla al femminile di malattie come infarto, ictus, ipertensione, appure le differenze sono sostanziali, vediamo insieme perché.
Un confronto diretto sulla commercializzazione del farmaco e sulla visibilità che i media danno ai medicinali ha portato a concludere che più le pubblicità si fanno carico di informare il consumatore sulle usabilità del farmaco, più i farmaci vengono venduti e consumati. Secondo una ricerca dell’Università del North Carolina ci sarebbe una correlazione anche con le visite mediche che i pazienti richiedono ai loro medici curanti.

Se diciamo Tachipirina è facile ricordarla, quale madre prima o poi non ha somministrato al proprio figlio in occasione di un rialzo febbrile una cucchiaiata di sciroppo della ormai conosciutissima Tachipirina, se diciamo paracetamolo invece il numero di persone in grado di riconoscere dal principio attivo il farmaco si assottiglia un po’ ed invece con questo sostanza faremo sempre di più la nostra conoscenza da quando anche la Coop venderà il paracatamolo presso gli 88 centri Saluti dislocati lungo il territorio nazionale.

Va benissimo la liberalizzazione anche dei farmaci da poco tempo e parzialmente giunta anche in Italia, ma senza i regolari controlli sui prezzi dei parafarmaci e farmaci venduti non si registra la convenienza per i consumatori ai fini del controllo dei prezzi e della comparazione delle specialità medicinali vendute all’interno di farmacie e parafarmacie.

E’ una pratica cui ci sottoponiamo, generalmente, ogni volta che ci rechiamo in farmacia ad acquistare un farmaco; il farmacista ci chiede di mostrargli il codice fiscale, meglio farlo con la propria tessere sanitaria e da quel momento lo scontrino che ci verrà consegnato conterrà, descritto chiaramente, il nome del farmaco o dei farmaci che abbiamo acquistato; che c’è di male?

A seguito del decreto Bersani s’è dato vita nella scorsa legislatura ad una pratica del tutto innovativa che prevede che i farmaci cosiddetti da banco, ovvero quei farmaci destinati all’automedicazione, siano venduti oltre che in farmacia anche nelle parafarmacie, il che, oltre ad avere semplificato la ricerca di questi prodotti, ha consentito al paziente anche un bel risparmio economico vista la concorrenza che si è determinata nel settore.

La pelle e la cute sono soggette ad infezioni e irritazioni da parte dell’ambiente esterno essendo il primo ” filtro ” che l’organismo presenta per difendersi contro gli agenti atmosferici e patogeni, ne deriva che è una delle parti del corpo da un lato più esposta, dall’altro più soggetta a lesioni e senza andare a vedere le patologie di pertinenza dermatologica, vediamo i casi più comuni cui ogni persona può imbattersi nella propria vita e che generalmente tendono a risolversi con l’ausilio di farmaci, alcuni di automedicazione, altri su prescrizione medica.
IX Giornata del Banco Farmaceutico: la Fondazione Pubblicità Progresso insieme con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio di Rai, Radio Televisione Italiana, promuove a partire da domani nelle farmacie italiane la iniziativa “Dona un farmaco a chi ne ha bisogno”.

Quante volte è capitato di aver bisogno di contrastare un dolore improvviso che coglie nel momento meno opportuno, senza avere la possibilità di reperire un medico e senza ritenere necessario un ricovero urgente. L’esempio è quello di una difficoltà digestiva dopo un pranzo pantagruelico, ad esempio, accompagnato da nausea e mal di stomaco, oppure un mal di denti che non vuol passare nemmeno dopo aver provato tutti i rimedi della nonna.

C’è poco da fare, nessun governo ama troppo imbarcarsi nel settore della Sanità, anche perché è difficile spiegare ai cittadini, ad esempio, come mai a fronte di una spesa relativa ai farmaci di Fascia A, a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale, diminuita del 5%, si è assistito ad un aumento dei ticket pagati dai cittadini , aumentati del 30%, per l’acquisto di questi farmaci. Un fatto che ha risvolti seri, in un periodo sicuramente di “vacche magre” in Italia e ancor più serio se si considera che la spesa sanitaria relativa ai farmaci non è certo la voce di spesa maggiore per la collettività.