Eutanasia: a Sidney avviata una campagna destinata ad arrivare fino negli Stati Uniti e in Canada per parlare della morte dolce e della pillola che aiuta l’eutanasia, il Nembutal. Il farmaco è commerciato in tutti e tre i paesi, consente una morte senza dolore grazie alla potente azione del barbiturico.
L’eutanasia sui neonati non sempre viene citata in elenco quando si parla di dolce morte, eppure è uno dei rari casi in cui il controllo sul paziente è reale e tangibile, dove non ci sono alternative alla decisione di vita o di morte da parte della struttura sanitaria, che sa con certezza quale e quanta è la speranza di vita di un neonato.
La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, nella giornata di ieri ha pronunciato il suo “no” alla morte dolce: “Eutanasia inamissibile” ha tuonato il Vaticano “perche la vita e’ un valore inviolabile.” E cosi’ si e’ chiusa la giornata, con la diffusione del documento prodotto in vista della 31a giornata per la Vita.
Eutanasia, dolce morte, interruzione delle cure e dell’alimentazione forzata, su tematiche delicate, dal puno di vista medico ed etico ci si trova a fare i conti, quando la scienza e il pronto intervento dei medici regalano dei momenti di vita che, in una societa’ meno avanzata della nostra, non sarebbero possibili: di fronte a questi piccoli miracoli quotidiani del progresso poi si arriva a dover decidere di realta’, come il caso di Eluana, che sfuggono alla coscienza del vissuto, richiedendo il ricorso alle norme.
Per i suoi genitori e’ gia’ morta da piu’ di 15 anni, da quel maledetto giorno in cui la sua vita e’ cambiata per sempre: dal 1992 Eluana Englaro, una ragazza come tante altre, vive grazie alle cure dell’alimentazione artificiale, che la tengono in vita in stato vegetativo.

Questioni etiche di fine vita, quelle che sono trattate a Roma, focalizzate principalmente su due dei temi sche scottano di questo nuovo secolo: da una parte l’eutanasia, con la sua scomoda posizione, a meta’ tra la fine di una sofferenza senza speranza e la fine di una speranza della guarigione, dall’altra invece la mentalita’ contraria, anch’essa ingiusta e poco naturale, quella che si ostina e si accanisce a curare anche laddove non ci sono piu’ altre necessita’ se non quelle di lasciare spegnersi nella pace il dolore.

Secondo una recente indagine curata dalla AIOM, la Associazione Italiana di Oncologia Medica, il parere dei medici oncologi che si occupano delle cure dei malati terminali di cancro e delle cure palliative, sarebbe nella maggioranza dei casi favorevole all’eutanasia.

Un no deciso all’eutanasia ma anche un no altrettanto deciso all’accanimento terapeutico, queste sono due delle nuove regole decretate dal nuovo codice deontologico dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri steso nel mese di marzo scorso ed entrato ora ufficialmente in vigore: un nuovo codice che vuole regolare il rapporto tra medico e paziente, nell’interesse di quest’ultimo, per favorire un ambiente medico scevro da condizionamenti che non dipendano dalla sola competenza medica e professionale nel valutare i singoli casi di malattia.