
Come molte volte accade, in medicina si assiste all’applicazione pratica di determinati presidi farmacologici sulla base dei risultati, spesso del tutto causali, di una stessa molecola applicata per altri impieghi. Un esempio recentissimo è quello che ci giunge a proposito del farmaco Rapamicina, una sostanza attiva nel fenomeno del “rigetto” post trapianto che ha trovato impiego in una patologia meno comune di quello che si crede rappresentata dal rene policistico bilaterale dominante.

Da un lato scoprire di essere ipertesi, dall’altro scoprire che la propria ipertensione arteriosa ha finito per danneggiare i reni; due facce che a volte sono della stessa medaglia e che possono spiegare l’una o l’altra situazione allo stesso modo, ovvero, quanto la pressione alta danneggi i reni, quanto i reni non perfettamente funzionanti siano causa di pressione alta.

L’ Insufficienza renale che richiede la dialisi è una condizione patologica che purtroppo nella sola Italia riguarda 45 mila italiani, un esercito molto cospicuo che addirittura ogni anno aumenta del 20%, chi si sottopone a ” lavaggio del sangue ” per via artificiale ben sa i disagi cui va incontro, a parte la qualità della vita di questi pazienti, in assenza di un trapianto, i rischi di andare incontro a gravi complicazioni ancora oggi non è del tutto remoto.

Allarmante dato è quello che è emerso in occasione di un recente Congresso di nefrologia e secondo il quale nel mondo soffrono di insufficienza renale cronica mezzo miliardo di persone, qualcosa come il 10% della popolazione mondiale totale, un numero questo destinato per’altro ad aumentare. Il rischio che i pazienti affetti da insufficienza renale cronica corrono è quello di assistere ad un deterioramento continuo, inesorabile ed irreversibile della funzionalità renale fino a giungere all’esigenza del trapianto d’organo.

Vene e arterie invecchiate? Niente paura, fra non molto le sostituiremo con delle nuove, utilizzando le nostre stesse cellule che costituiscono i vasi sanguigni.