Cervello giovane e corpo atletico? La strategia migliore per centrare il bersaglio, prendendo, come dice il proverbio “due piccioni con una fava”, potrebbe essere camminare. Infatti, secondo un recente studio, è proprio camminare l’esercizio fisico migliore, per preservare la mente e il corpo dall’invecchiamento. Due passi o, meglio, 40 minuti di passeggiata due o tre volte la settimana e la mente si mantiene giovane e allenata.
C’è un legame tra i chili di troppo e la memoria e apprendimento: lo sostengono i ricercatori dell’università della Pennsylvania, negli Stati Uniti. Questo legame è costituito da una sostanza, la leptina, un ormone che viene prodotto dalle cellule del grasso e che sarebbe in grado di attivare l’ippocampo, l’area del cervello preposta al controllo della memoria e dell’apprendimento.
Niente di meglio di un buon bicchiere di vino, non solo per accompagnare al meglio le prelibatezze gatronomiche e per godersi una bella serata in compagnia. La bevanda preferita da Bacco è anche un ottimo alleato della salute, oltre che del gusto. Vino, toccasana per l’organismo? Sì, soprattutto per il cervello, almeno stando alle ultime evidenze scientifiche: secondo uno studio statunitense, infatti, il vino, in quantità moderate, favorisce lo sviluppo delle funzioni cognitive cerebrali.
Dormire anche nel bel mezzo di un caos infernale? Per alcuni non è un’impresa impossibile, anzi, è la consuetudine. Infatti, ci sono alcuni fortunati “dormiglioni” che riescono a prendere sonno e a tirare fino alla mattina dopo senza troppi fastidi anche quando non regnano silenzio e tranquillità. Ora, questa invidiabile capacità di dormire ovunque, nonostante i rumori o il chiasso, ha una spiegazione scientifica, grazie alle recenti scoperte di un gruppo di ricercatori statunitensi.
Il cervello che comunica con un microchip. Non si tratta di un’ipotesi fantascientifica, ma si propone come una delle più innovative invenzioni che riguardano la medicina nei nostri giorni. Un’interazione tra prodotti frutto dell’elaborazione informatica e le nostre cellule cerebrali. Tutto questo in un microchip messo a punto dagli studiosi canadesi.
In quei giorni, che durano una manciata di ore, ma sembrano essere eterni, i dolori a livello della pancia e dei reni, gli sbalzi d’umore, il mal di testa e la stanchezza potrebbero non essere gli unici “effetti collaterali” dell’essere donna. Infatti, secondo i risultati di un recente studio taiwanese, la dismenorrea, cioè le mestruazioni dolorose, potrebbe modificare anche le dimensioni del cervello.
Le esperienze dolorose, le sofferenze e i momenti più difficili vissuti non si cancellano mai definitivamente. Rimane tutto lì, in un cassetto della memoria, in un angolo, spesso ben nascosto, del cervello. A scoprire il “nascondiglio cerebrale” dei ricordi più difficili, le aree del cervello che conservano, anche per tutta l’esistenza di un individuo, le emozioni dolorose, un gruppo di ricercatori italiani, un team dell’università di Torino, coordinato dalla dottoressa Tiziana Sacco e dal dottor Benedetto Sacchetti dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze.
Il cervello e il cuore vanno davvero “a braccetto”: la salute del cervello è legata a doppio filo a quella del cuore, ecco quanto emerge da un recente studio statunitense. Che tutto l’organismo fosse una macchina quasi perfetta, fatta di collegamenti e legami più o meno diretti, non è una grossa novità, ma la ricerca a stelle e strisce evidenzia una precisa correlazione tra lo stato di efficienza del sistema cerebrale e quello dell’apparato cardiovascolare.
Concedersi una buona dose extra nel fine settimana è la strategia giusta per ritrovare le energie spese durante una settimana tutta vissuta con il piede sull’acceleratore? Decisamente sì, anche gli esperti confermano: il cervello si ricarica al meglio se nel week end ci si concede una sana dormita ristoratrice. Tirar tardi a letto, il sabato o la domenica mattina, può davvero essere la scelta migliore per affrontare i mille impegni settimanali con ritrovato spirito e rinnovate energie.
Recentemente un team di studiosi statunitensi, con a capo il Premio Nobel per la medicina Susumu Tonegawa, biologo molecolare del Massachuttes Institute of Technology, ha identificato un gene responsabile dell’insorgere della schizofrenia. Lo studio è stato effettuato su topi opportunamente modificati geneticamente per poter contrarre la malattia. Questo importante studio, potrà portare ad una nuova classe di farmaci, che agirà a livello genetico. In futuro si potrà contrastare la malattia, ancor prima dello sviluppo dei sintomi. Per monitorare la memoria il Prof. Tonegawa, ha scoperto un metodo per bloccare, solo in una piccola parte del cervello, il gene responsabile, dell’insorgere della malattia.
Talento inespresso, doti sconosciute e indecifrabili? Basta guardarsi dentro o, per l’esattezza, nel cervello. Non si tratta di un semplice gioco di parole, almeno stando ai risultati di una recente ricerca statunitense, secondo la quale si potrebbero scoprire le doti e le abilità professionali guardando con gli strumenti giusti, nel posto giusto, nel cervello.
Il Morbo di Wilson è una malattia genetica, progressiva e costantemente fatale. E’ causata da un accumulo di rame, principalmente, nel fegato e poi nel cervello. Da ultime notizie, in Italia, tale patologia è riconosciuta come malattia rara nel decreto Ministeriale n°279 del 2001. La frequenza oscilla tra 1 su 30.000 e 1 su 100.000. In Sardegna, dato il territorio “isolano” la frequenza è di 1 su 8.000-9.000. Non è una malattia che colpisce determinate fasce di età o in base al sesso. Infatti può essere riscontrata dall’età pediatrica a quella adulta, i primi sintomi possono essere visibili tra i 20 e i 30 anni. Colpisce sia uomini che donne.
L’empatia che proviamo nei confronti degli altri è estremamente condizionata dal nostro grado di pregiudizio. In particolare i pregiudizi sembrano giocare un ruolo molto importante nell’influenzare il nostro coinvolgimento nei confronti del dolore che gli altri possono provare. E non si tratta solo di dolore emotivo, ma anche fisico.
Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto italiano di Tecnologia emerge un ruolo fondamentale dell’acido ialuronico. Questa sostanza, che è il componente primario strutturale della matrice che circonda le cellule, è in grado, secondo le ultime ricerche, di regolare la plasticità sinaptica della memoria a breve e a lungo termine. Cosa si intende per plasticità sinaptica? E’ la capacità del cervello di adattarsi agli stimoli provenienti dall’esterno, è alla base della memoria a breve e lungo termine, e dipende dalla capacità delle connessioni tra neuroni di adattarsi in base al tipo di stimolo ricevuto.