Uno studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista internazionale Cell Cycle, condotto dai ricercatori dell’Area di Medicina Molecolare dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, in collaborazione con ricercatori dell’Universita’ Magna Graecia di Catanzaro, ha evidenziato la possibilità di identificare dei composti, in parte naturali e in parte sintetici, che interferiscono con la proliferazione del tumore alla mammella.
Individuate una serie di tecniche innovative, messe a punto da un team di scienziati britannici, dell’Imperial College di Londra, che potrebbero aprire nuove interessanti prospettive per la ricerca: le metodiche scoperte sono utili per identificare e poi purificare le cellule staminali cardiache, responsabili dello sviluppo di altre cellule che compongono il cuore.
Un recente caso clinico, il decesso di un paziente dopo l’iniezione di cellule staminali nel rene, lancia nuove ombre sull’utilizzo di queste cellule, considerate una vera risorsa terapeutica contro molte malattie. Il rene che ha subito il trattamento, dopo qualche mese, ha cominciato a perdere sangue, gli specialisti l’hanno espiantato, ma non sono riusciti a salvare la vita al paziente, morto per un’infezione.
Quando il piccolo è nella pancia della madre, durante i nove mesi di gestazione, il cordone ombelicale è fondamentale, fonte di vita e nutrimento, ma non solo. Simbolo di un legame profondo tra la gestante e la nuova vita che porta in grembo, il cordone ombelicale svolge un ruolo essenziale anche negli istanti successivi alla nascita.

Un tempo si riteneva che l’ipocalcemia manifestatasi nel neonato potesse avere conseguenze meno pesanti nella salute del bambino e comunque fosse origine di determinati inconvenienti reversibili una volta riportato a livelli fisiologici il calcio ematico.
Le cellule staminali possono trovare varie applicazioni a vantaggio della nostra salute. Ma nel trattamento di queste cellule ci sono differenze tra l’Italia e l’estero? Gli ultimi dati confermano che c’è molta differenza. Il tutto è dovuto alle implicazioni di carattere legislativo, che sono relative soprattutto alla conservazione delle cellule stesse.
Le cellule staminali vengono oggi invocate in più ambiti della medicina, come se potessero rappresentare la panacea di ogni male. Sembra, però, che almeno nel trattamento della sclerosi multipla, il ricorso al trapianto di cellule staminali possa rappresentare un traguardo importante.
Possono non soddisfare il palato di tutti, ma sulle virtù antitumorali delle crucifere, vale a dire di cavoli, broccoli & Co, non si discute e lo sappiamo da tempo. Ma le conferme, in questi casi, non sono mai abbastanza. Ora uno studio americano, pubblicato sulla rivista scientifica “Clinical Cancer Research” sembra dare un’ulteriore punto a favore di questi vegetali e in particolare del broccolo.

Una buona notizia che ci fa ben sperare a proposito dei progressi che la medicina potrà fare nei prossimi anni nell’ambito della ricerca, ma che al contempo ci rallegra per via del fatto che la consapevolezza di come ognuno possa fare la sua parte per migliorare la salute di tutti sta, piano, paino entrando in ognuno di noi; la notizia è che sempre più mamme donano, al momento del parto, il proprio cordone ombelicale.

E se curassimo l’asma con le cellule staminali? Ci credono ricercatori del National Institutes of Health, quando asseriscono che le cellule che provengono dal midollo osseo possono contrastare l’asma in quei pazienti che ne soffrano soprattutto nelle forme gravi.

L’aggressività del tumore al seno sarebbe determinata dal numero di cellule staminali che determinano l’aggressività della malattia, almeno secondo quanto afferma un team di scienziati dell’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom), dell’Istituto europeo di oncologia e dell’Universita’ degli Studi di Milano.

Dopo un infarto è importante che la rigenerazione cellulare delle cellule miocardiche avvenga quanto prima possibile, per questa ragione il ricorso alle cellule staminali è quanto mai salutato come la soluzione ottimale a diverse problematiche del post infarto.

Magari evitiamo di correre con la fantasia di fronte a nuovi miracoli della scienza cominciando ad abituarci a prendere con le pinze tutto ciò che di nuovo riusciamo ad apprendere, al fine di evitare le false speranze, però, la notizia che ci giunge questa volta dalla Turchia è davvero stupefacente, visto che un team di scienziati avrebbe trovato il modo per intervenire efficacemente contro il diabete.

Un nuovo modo di intendere le protesi dentarie, non più ricorrendo alle classiche dentiere che ben conosciamo, con tutti i disagi che esse comportano, semmai con sempre nuovi sistemi che operino in modo che sia l’individuo stesso a ricrearsi la propria protesi sfruttando propri tessuti.