Mente
Tecniche di memorizzazione: un aiuto per la memoria

Le tecniche di memorizzazione rappresentano un vero e proprio aiuto per la memoria, specialmente quando le utilizziamo per studiare e per ricordare nozioni a lungo termine. Nel processo di immagazzinamento dei dati la nostra mente può avvalersi di alcune strategie utili anche per la memorizzazione veloce. Il cervello tende a ricordare più facilmente attraverso un riferimento alle immagini, che riguardano luoghi o persone, associando i concetti alle rappresentazioni concrete. Proprio le tecniche associative costituiscono la base fondamentale di diverse tecniche di memoria, che ci permettono di non fare cilecca, nel momento in cui abbiamo bisogno di richiamare alla mente le idee che ci interessano.
Leggi l'articoloSindrome di Stoccolma: cos’è e come si manifesta

La sindrome di Stoccolma indica una particolare condizione psicologica, che si verifica quando un soggetto vittima di un sequestro manifesta sentimenti positivi di affetto nei confronti dei sequestratori. Talvolta le persone rapite possono arrivare anche ad innamorarsi del sequestratore. Molto spesso questa sindrome può essere rintracciata anche nelle situazioni di violenza sulle donne, negli abusi sui minori e nei sopravvissuti ai campi di concentramento. La sindrome di Stoccolma non viene considerata una patologia. Alla base ci sarebbero dei meccanismi mentali inconsci, collegati con l’istinto di sopravvivenza.
Leggi l'articoloLa Settimana Mondiale del Cervello: l’importanza di allenare la mente

Dal 12 al 18 marzo si celebra la Settimana Mondiale del Cervello. L’obiettivo è quello di far capire l’importanza dell’allenamento mentale per proteggere il cervello e per evitare che incorra nelle malattie con l’avanzare dell’età. In tutto il nostro Paese sono stati programmati incontri, che vogliono sensibilizzare e informare sull’argomento.
Leggi l'articoloIl cervello crea una mappa dello spazio circostante: ecco come

Il nostro cervello è in grado di creare una mappa dello spazio che ci circonda. All’interno della corteccia infatti è racchiuso un sistema di posizionamento molto efficace. A scoprirlo è stata una ricerca dell’Università di Boston, che ha messo in evidenza come i neuroni della corteccia entorinale sono in grado di mettere in atto una precisa percezione dello spazio. Il processo si configura come molto interessante.
Leggi l'articoloAnziani: allenare la mente e prevenire disturbi grazie all’enigmistica

L’enigmistica è un aiuto importante, secondo uno studio statunitense, per allenare la mente e prevenire i disturbi negli anziani. Per contrastare la chiusura mentale, che ad una certa età si presenta, i cruciverba o il sudoku, per quanto possa sembrare strano, aiutano a mantenere giovane ed allenato il cervello e la salute in generale. Le ricerche che si sono occupate di questo tema sono più di una, data l’importanza dell’argomento.
Leggi l'articoloPer San Valentino baci a non finire: fanno bene al corpo e alla mente

Buona notizia per chi per San Valentino vuole festeggiare con tanti baci: questi ultimi si rivelano un vero toccasana sia per il corpo che per la mente. Sono diversi gli studi che danno conferma di tutto ciò. Ad esempio una ricerca dell’Università del Texas afferma che il bacio può servire a rafforzare il sistema immunitario. Il tutto sarebbe determinato dal fatto che, attraverso il bacio, nel nostro organismo si scatenano una serie di reazioni che determinano la produzione di serotonina, dopamina e ossitocina.
Leggi l'articoloI deficit di memoria possono essere combattuti con lo smartphone

Contro i deficit di memoria si possono utilizzare gli smartphone. Questo dispositivo tecnologico avrebbe infatti uno grande potere terapeutico da questo punto di vista. A dimostrarlo è stato un gruppo di neuropsicologi canadesi, che hanno coinvolto alcuni soggetti in un particolare esperimento, che ha portato alla conclusione su come lo smartphone possa aiutare a recuperare la memoria persa e a colmare eventuali deficit riscontrati. D’altro canto dobbiamo considerare che i problemi di memoria possono essere abbastanza frequenti.
Leggi l'articoloL’ottimismo eccessivo determinato da un difetto cerebrale?

L’ottimismo eccessivo potrebbe dipendere da un difetto riscontrabile a livello cerebrale. Non si sta parlando di un ottimismo consueto, ma di un vedere sempre e comunque il bicchiere mezzo pieno, nonostante anche le difficoltà che possono presentarsi in determinate situazioni. Così almeno affermano i ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging dell’University College London, che, avendo svolto uno studio specifico sull’argomento, sono giunti alla conclusione che il troppo ottimismo può essere causato da un processo non perfettamente funzionante dei lobi frontali.
Leggi l'articoloIl quoziente intellettivo delle donne è messo a rischio dalle riunioni di lavoro

Il quoziente intellettivo delle donne subisce dei danni a causa delle riunioni di lavoro continue, le quali comportano la messa in atto uno sforzo per adeguarsi alla situazione. A mettere in evidenza tutto ciò è stata una ricerca del Virginia Tech Carilion Research Institute. Gli studiosi si sono accorti del fatto, effettuando una risonanza magnetica al cervello di laureati, mentre si trovavano ad essere impegnati in piccoli gruppi di lavoro. Ne è venuto fuori che in particolare le donne sono disturbate dal fatto di trovarsi in gruppo e il loro cervello finisce con l’andare in stand – by.
Leggi l'articoloRischio depressione per chi usa Facebook: i nostri amici ci sembrano più felici

La depressione può essere in agguato per chi ama Facebook e i social network in generale. La socializzazione virtuale potrebbe generare un senso di frustrazione e potrebbe abbassare il tono dell’umore, in quanto i nostri amici virtuali ci apparirebbero molto più felici di noi, almeno da quanto si può capire della loro vita mediante la condivisione in rete. Ad insistere sul concetto è stato uno studio condotto dagli esperti della Utah Valley University, che hanno coinvolto in un’indagine diversi studenti universitari.
Leggi l'articoloEssere molto potenti dà la percezione di essere più alti

Gli uomini, del passato e non, con dei ruoli e delle personalità molto potenti hanno una percezione della loro altezza più elevata rispetto a quanto realmente sia. Insomma si sentono più alti. Sino ad ora era solo una sensazione personale, senza nessuna base scientifica, di vedere una persona di una certa importanza e potere e sembrarci più alta della realtà. A quanto pare, secondo studiosi americani, esisterebbe una vera e propria relazione tra il sentirsi potenti e la percezione di essere più alti.
Leggi l'articoloPer una mente attiva contro l’invecchiamento ecco i cibi da scegliere

Per mantenere la mente attiva contro l’invecchiamento, possiamo scegliere alcuni cibi specifici che sono in grado di far rimanere il cervello “giovane”. Ci sono infatti degli alimenti che riescono a mantenere rinvigorite le capacità di memoria e le abilità intellettive. Per agire bene in questo senso non bisogna trascurare di avere nella propria dieta del pesce fresco almeno una volta la settimana. Il pesce infatti riesce a rallentare del 10% la perdita di memoria. Molto importanti sono anche i frutti di bosco, noti per la protezione che riescono a dare al cervello.
Leggi l'articoloI ricordi dell’infanzia possono ritornare alla mente tardi

I ricordi dell’infanzia possono ritornare alla memoria anche nell’età adulta, piuttosto tardi nel tempo. In particolare ci si riferisce a quei i ricordi, la cui formazione è da rintracciare prima dei tre o dei quattro anni di età, che sono soggetti al fenomeno che viene chiamato amnesia infantile. Quest’ultimo non riguarda tutti i soggetti, infatti alcuni individui sono in grado di ricordare anche ciò che è successo nei primi anni della loro vita. Adesso sull’argomento è stata compiuta una nuova ricerca, portata avanti dagli studiosi dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda.
Leggi l'articoloParkinson: migliorare e ritardare i sintomi con esercizi fisici e mentali

I sintomi del Parkinson come possono essere rallentati e/o migliorati? Un gruppo di studiosi americani sta cercando di rispondere a questa domanda studiando le metodiche ed i trattamenti giusti ed efficaci. Per poter rallentare il processo di decadimento cognitivo che caratterizza questa patologia sicuramente si punterà su esercizi che coinvolgeranno sia la mente che il fisico, ma in quale misura?
Leggi l'articoloL’ansia determina un deficit di sensibilità di percezione

L’ansia comporta quello che potrebbe essere definito un deficit di sensibilità di percezione. Tutto ciò fa in modo che, al contrario di quanto si possa pensare, chi soffre d’ansia non sia particolarmente pauroso. L’ansia e la paura sono due emozioni differenti per vari punti di vista. Ad insistere su questo concetto sono stati gli studiosi della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology. L’ansia infatti renderebbe meno sensibili nelle situazioni di pericolo vero.
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