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Vitiligine: dobbiamo rassegnarci a considerarla incurabile?

    Aree interessate dalla vitiligine: attenzione, la medicina dispone di armi per contrastarla, ma la condizione essenziale è che la si faccia diagnosticare per tempo

    Vitiligine, chissà in quanti si saranno chiesti l’origine della parola che è antichissima, visto che risale ad oltre 700 anni fa, un origine etimologica del termine latino, vitulus (vitello), oppure vitium (difetto ), dunque, per estensione, vitello dalla pelle chiara. Per sapere cosa c’entri il, vitello dalla pelle chiara, con la vitiligine, basta vedere la cute di un soggetto che ne è affetto, riconoscibile per la formazione di chiazze a margini netti di colore bianco in netto contrasto col colore uniforme dell’epidermide; la causa è una malattia cronica che si caratterizza per una diminuzione o totale mancanza del pigmento.

    Incidenza e caratterizzazione della malattia
    In base alla disposizione delle chiazze si giunge ad una prima classificazione:

  • Estensione delle chiazze all’intero corpo e comunque con un interessamento superiore o uguale al 40% della superficie corporea.
  • Distribuzione delle chiazze circoscritta a mani e piedi ed eventualmente anche al viso.
  • Distribuzione delle chiazze in un solo lato del corpo
  • Distribuzione ancora più settoriale, esempio, estesa ad una gamba soltanto, oppure ad una sola area del viso.
  • Interessante anche osservare che v’è un’incidenza familiare della patologia in ragione del 15% dei casi, mentre, su base mondiale, interessata sarebbe circa l’1% dell’intera popolazione terrestre. Ancora, v’è maggiore diffusione nei Paesi industrializzati e meno in quelli in via di sviluppo, mentre in Italia con la vitiligine ci fanno i conti circa un milione di persone, anche se la patologia è in costante aumento. Per quanto riguarda l’incidenza nei sessi, v’è una sorta di par condicio in questo, atteso che l’essere donna o uomo non ha significative influenze sulla malattia, né sulla predisposizione a contrarla e questo fatto è indipendente, anche, dal colore della pelle, degli occhi e dei capelli. L’unica incidenza di rilievo è l’età, con picchi negli anni compresi fra i 20 e i 40 .

    Bisogna dire che di vitiligine non si guarisce spontaneamente, pochi e di scarso significato clinico, sono i casi risoltesi con una guarigione completa, invece degno di nota è il fatto che, una volta contratta, la vitiligine tende a progredire nel tempo. Parliamo di una patologia per nulla contagiosa né, tanto meno dolorosa, semmai ha risvolti negativi nella sfera psicologica di chi ne viene colpito, soprattutto se giovane, per il fatto che le macchie che ricoprono il corpo sono sicuramente antiestetiche. Al di là delle localizzazioni viste prima, più diffuse sono quelle forme che privilegiano aree del corpo come mani, genitali, volto e, raramente, tutti i distretti cutanei.

    Origine della malattia
    All’origine della patologia parrebbero accertati difetti di natura genetica con un interessamento anche del sistema immunitario e su questo fronte si stanno orientando gli studi scientifici, soprattutto da quando si è appreso che, a volte, la vitiligine possa essere espressione di altre patologie, non diagnosticate e spesso, a carico di organi diversi di pertinenza non solo dermatologica ma anche internistica. Oggi, parlando della patologia, la si tende a considerare la malattia della modernità, il motivo è presto detto, da un lato la diffusione capillare cui si assiste in quest’epoca, dall’altro, la sempre maggiore attenzione dell’individuo al corpo, a volte persino maniacale, a caccia di tutti quegli inestetismi, anche banali, ma da sconfiggere al più presto, ecco dunque assistere ad una maggiore attenzione riguardo alla patologia di quanto si potesse fare un secolo fa. C’è anche da sottolineare il fatto che 40 volte su 100 parliamo di una malattia ereditaria dall’esordio improvviso.

    Oltre alle cause già citate, genetiche in primis, vi sarebbero delle concause che potrebbero avere una certa rilevanza sulla vitiligine, ricordiamo alcune malattie virali, ustioni estese anche riferite a parecchio tempo prima dell’esordio della malattia, stessa cosa dicasi per antichi traumi, magari rimossi dalla memoria del paziente e, pare avere un ruolo importante, anche lo stress.

    Se vogliamo, comunque, meglio comprendere l’eziologia della malattia, dobbiamo cominciare a parlare delle cellule che danno il colore alla nostra pelle, cellule che prendono il nome di melanociti. Ciò che oggi si sa è che la vitiligine agisce a carico di queste cellule attaccandole e di fatto distruggendole al punto che nelle zone, a chiazze chiare, non v’è più presenza significativa di melanociti e se pensiamo che il colore della pelle è dovuto proprio all’azione di queste strutture, si comprende il motivo di questa depigmentazione cutanea.

    Terapia
    Non esiste una terapia unica nella cura della vitiligine, quello che è positivo è che oggi la ricerca medica ha affinato le sua armi per contrastare la malattia; c’è da dire, comunque, che l’indirizzo terapeutico per curare la patologia è orientato su diversi fronti, si inizia con una sorta di diagnosi differenziale volta ad escludere altre patologie che possano avere nesso con quella che si vuole curare, ciò accade anche quando l’esordio è del tutto improvviso e le aree del corpo interessate sono molto estese.

    Successivamente il dermatologo si orienterà su una terapia farmacologia, eventualmente associata alla fototerapia, fino a ricorrere alla chirurgia, in quelle forme gravi e resistenti ad ogni altro approccio medico.

    Trattamento farmacologico
    Si inizia con gli steroidi per uso topico, i risultati sono evidenti nell’arco di poco tempo, ma solo nel caso ad essere interessate siano aree limitate e per lo più isolate, pensiamo a piccole chiazze del viso, ad esempio, o a piccole macchie dislocate in uno o più arti. Non si possono trattare aree estese con steroidi, anche se sotto forma di creme o pomate, per via del fatto che si rischierebbe di assorbire grande quantità del farmaco, esponendosi a tutta una serie di effetti collaterali che poi sono quelli riferiti ai cortisonici.

    Un altro approccio farmacologico è quello che trae spunto da uno studio di oltre un decennio fa e che nasce dalla constatazione che appropriate dosi di acido folico, somministrato per via orale, in concomitanza con un dosaggio, ad personam, di vitamina B12, questa somministrata per via parenterale, hanno effetti positivi nella cura della malattia; tale trattamento è in parte praticato ed è in parte costellato da successi terapeutici ma, sicuramente, non lo si potrà intendere come definitivo, anche perché si tratta di stabilire cosa accada nel momento in cui si sospenda la somministrazione di questi farmaci.

    Trattamento chirurgico
    Lo si adotta allorquando la terapia medica non ha sortito gli effetti sperati, il chirurgo interverrà in modi differenti a seconda dell’estensione delle aree da trattare e le condizioni del paziente stesso. Un trattamento potrebbe consistere nel trapianto di epidermide andando poi ad impiantare il loco melanociti ricavati da altri tessuti che non siano stati interessati dalla malattia. Esiste un limite a questo indirizzo terapeutico, stante, in parte, la scarsa conoscenza non solo dei confini di praticabilità dell’intervento, ma anche dei rischi dello stesso consistenti nella possibilità, ma tutta ancora da dimostrare, del pericolo di stimolare tessuti e cellule di cui non è ancora noto l’alea di un’eventuale degenerazione verso patologie più gravi di quelle che si intendono curare.

    Trattamento fototerapico

    In atto pare il trattamento che più di altri stia dando risultati incoraggianti, corollato da un numero di successi davvero confortanti. La terapia si avvale dell’esposizione dei tessuti interessati dalla vitiligine a radiazioni ultraviolette B a 311 nm ripetuti ad intervalli regolari nel tempo, la risposta, generalmente si avrà dopo circa tre mesi dal primo trattamento e così via, man mano che si eseguono gli altri. Il metodo, che parrebbe scevro da effetti collaterali, sta dando incoraggianti risultati terapeutici al punto da essere quello più seguito dopo un iniziale approccio farmacologico nei casi in cui sia possibile intervenire. Gli studi sono in fase avanzata e si rivolgono ad un affinamento delle tecniche della fototerapia, sia nell’ottica di un accorciamento dei tempi di successo, che finalizzati a scongiurare possibili effetti collaterali nel tempo.

    Conclusioni
    Le possibilità di incorrere nella vitiligine, come si è visto, non sono poche, il consiglio da darsi è quello di non indugiare a rivolgersi ad un dermatologo che valuterà, immediatamente, il trattamento più idoneo a fronteggiare la malattia, magari ricorrendo alla consulenza di altri specialisti per escludere la concomitante presenza di altre patologie intervenute nel frattempo. E anche solo per questo, il ricorso allo specialista è quanto mai consigliato e quasi l’imperativo cui dovranno obbedire tutti i pazienti.

    In linea di massima, chi è coinvolto dalla patologia, dovrà evitare l’esposizione ai raggi solari, soprattutto nelle ore più calde della giornata,delle aree interessate al problema, ciò non tanto ai fini di un’eventuale esacerbazione della vitiligine stessa, quanto invece per scongiurare eventuali scottature o bruciature della pelle, più esposta ai danni delle radiazioni solari, rispetto ad una cute sana, proprio perché deficitaria di melanociti.