Vitamina D: troppo poca quella assunta

Vitamina D: troppo poca quella assunta

Secondo i ricercatori americani che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Pediatrics, in luogo degli attuali 200 unità quotidiane di vitamina D si dovrebbe giungere a 4

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    Vitamina D

    Lo dicono i pediatri americani che sull’argomento hanno effettuato un lungo e articolato studio; ai bambini, asseriscono questi scienziati d’oltreoceano, si somministra poca vitamina D, eppure è nota l’azione di tale sostanza nel prevenire il rachitismo ed i tumori.

    Secondo i ricercatori americani che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Pediatrics, in luogo degli attuali 200 unità quotidiane di vitamina D si dovrebbe giungere a 400 . Un aumento della vitamina andrebbe prescritto anche ai bambini che vengono allattati al seno già dopo i primi 10 giorni di vita, così come si dovrebbe fare anche con gli adolescenti.

    Preziosa contro il rachitismo

    La Vitamina D è importante perché regola il metabolismo del calcio fissandolo alle ossa, in presenza di ipovitaminosi D, ovvero scarsa quantità della vitamina, si assiste al rachitismo nei bambini, deformazione ossea con arresto della crescita e fragilità dello scheletro.

    Protezione contro gravi malattie

    Negli adulti si sarebbe invece osservato che la vitamina D protegge le persone da malattie quali il diabete ed i tumori; ben lungi da noi l’idea di mandare il messaggio secondo il quale basterà assumere tali vitamine per evitare tali patologie, ma gli studi in corso concordano sul fatto che tale sostanza chimica aiuterebbe in qualche misura a prevenirle.

    Il parere dello scienziato

    Secondo Gianni Bona, Vice Presidente Società Italiana di Pediatria e Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Novara, “ proprio di recente in Piemonte abbiamo dedicato un convegno a questo tema e siamo giunti alla conclusione che bisogna aumentare le dosi di vitamina D. Da studi che abbiamo condotto infatti è emerso che ancora oggi ci sono bambini che dopo la nascita presentano valori di vitamnina D inadeguate e non solo, abbiamo addirittura individuato alcuni casi di rachitismo causato dalla carenza di Vitamina D, malattia molto diffusa nell’ottocento, ma presente ancora oggi “.

    Vitamina D per piccoli e adulti

    Il professore Bona consiglia l’assunzione di vitamina D anche ai bambini allattati al seno, già subito dopo la nascita e fino al compimento del primo anno di vita; “ sebbene il latte materno sia sicuramente l’alimento numero uno, prosegue lo scienziato italiano, non risulta così ricco di vitamina D. Stessa cosa per il latte vaccino, così che se si vuole evitare la carenza di tale vitamina conviene ai bambini assumere con la dieta tale vitamina contenuta in salmone, uova e formaggi; così come anche gli adolescenti dovrebbero osservare gli stessi criteri per favorie il raggiungimento del picco di massa ossea “.

    La vitamina D non andrebbe somministrata ubiquitariamente

    Un’osservazione però è stata mossa allo scienziato italiano da parte del professore Marcello Giovannini, presidente della Società Italiana per l’Educazione alla Salute.

    Secondo lo studioso, infatti, a proposito del fatto di integrare la vitamina D nei bambini entro il primo anno di vita, il professore fa osservare che, “ la possibilità di integrare la Vitamina D va valutata caso per caso, tenendo anche presente in cxhe stagione è nato il bambino e dove vive. L’organismo è infatti in grado di produrre tale vitamina a seguito dell’esposizione alla luce solare, quindi si può dire, in linea di massima, che un neonato a Paleremo ne produrrà di più di un piccolo milanese che è nato in autunno“.

    In ogni caso oggi sappiamo che l’integrazione, anche fino a 800 unità, non comporta rischio di ipervitaminosi.

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