Visite specialistiche: gli italiani le disertano in massa per la crisi

Visite specialistiche: gli italiani le disertano in massa per la crisi

E se poi consideriamo gli anziani, quelli più funestati dalla crisi, la percentuale sale al 40%, fino a giungere quasi al 50% per i ceti più disagiati in fatto di istruzione

da in Analisi Mediche, Sanità
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    liste d’attesa

    La crisi economica è crisi eccome, checché se ne dica ed è presente eccome in Italia, almeno per quanto ci riguarda ed i riflessi non sono solo sui consumi di beni durevoli e semidurevoli, ahinoi tale crisi si riflette anche nella salute e nelle scelte della gente di affidarsi o meno alle visite specialistiche ed un dato appare quanto mai eclatante.

    Il dato eclatante è quello che individua nel 18% la quota di rinvio delle visite specialistiche private e delle cure odontoiatriche a causa delle ristrettezze economiche degli italiani. Ma c’è un altro dato ancora più indicativo dello stato di disagio dei nostri connazionali ed è quello che ci indica il ricorso degli abitanti del bel Paese, verso le strutture pubbliche; il che stante lo stato non proprio ottimale di alcune di quest’ultime, si vedano ad esempio le lunghe liste d’attesa, ci rileva bene che la situazione economica degli italiani è tutt’altro che florida, visto che 35 pazienti italiani su cento vi si sono rivolti, nonostante tutto, per prestazioni specialistiche ed esami diagnostici con un’impennata rispetto al passato.

    E se poi consideriamo gli anziani, quelli più funestati dalla crisi, la percentuale sale al 40%, fino a giungere quasi al 50% per i ceti più disagiati in fatto di istruzione. Lo rileva un’anticipazione dei risultati del Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis.

    E il problema non è solo rappresentato dal disagio di dover ricorrere alle lunghe liste d’attesa nel settore pubblico, più grave problema è quello rappresentato dal 18% degli italiani che per motivi economici ha rinunciato a prestazioni sanitarie, per lo più specialistiche, perché non ha i soldi per farlo.

    Il dato sale però a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i possessori di titoli di studio più bassi.

    Quasi il 21% degli intervistati ha anche acquistato meno farmaci.

    “Si può prevedere – scrive il Censis – che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell’anno nuovo. Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità”.

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