Vioxx: altri farmaci sotto la lente dei ricercatori

Vioxx: altri farmaci sotto la lente dei ricercatori

C'è allarme per una classe di farmaci, i Coxib, finiti sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori per la supposta pericolosità nell'uso; tali farmaci ci riportano alla mente il Vioxx, non più in commercio per i rischio di danni cardiovascolari che comportava

da in Farmaci, Ictus, Infarto, Primo Piano, Ricerca Medica
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    Un Fans

    Chi non ricorda la storia del Vioxx,balzato agli onori della cronaca una volta che se ne individuò la pericolosità al punto da deciderne il ritiro nel 2004, ritiro che non passò certo in sordina, sia per l’allarme che tale farmaco aveva gettato nei milioni di malati americani in primis, visto che proprio oltreoceano se ne autorizzò per prima la commercializzazione, ma soprattutto per il colpevole ritardo delle Istituzioni degli Stati Uniti di informare ciò che di grave stava accadendo con questo farmaco.

    Ictus e infarti dall’uso del Vioxx

    Secondo uno studio multicentrico che prese il nome di APPROVe, si evidenziò il rischio per i pazienti che avevano assunto il farmaco in maniera continuativa per almeno 18 mesi, in questi soggetti la probabilità di incorrere in infarti e ictus, anche se non considerati letali, era significativamente più alto, rischio che, come si ben evidenziò da un articolo pubblicato su “ Lancet” , rimaneva ancora alto anche quando si era intervenuti sospendendo il farmaco e tale pericolo sussisteva per un anno ancora dopo la sospensione della terapia.

    Altri farmaci attenzionati

    Ma il Vioxx non è l’unico farmaco compreso nella famiglia di quelli additati come pericoloso per la salute, un altro gruppo di farmaci imparentati con il primo pare detenga lo stesso rischio; parliamo dei Coxib di nuova generazione che determinerebbe analoghi inconvenienti di quelli riscontrati con il Vioxx. Ma c’è di più, a proposito di fans, i ricercatori stanno attenzionando due molecole che sembrerebbero anch’esse non proprio esenti da rischi; stiamo parlando dell’ibuprofene e del naprossene.


    Gli studi sono in corso e non mancano le prese di posizione delle aziende farmaceutiche produttrici, occorre comunque dire che gli attuali farmaci in commercio che abbiano nel loro principio attivo le molecole citate non aumentano significativamente alcuna patologia cardiovascolare quando l’uso del prodotto è riservato a casi sporadici e dunque l’assunzione che ne consegua riguardi cicli di terapia di breve durata.

    Nel trattamento di affezioni cliniche è il medico che dovrà valutare col paziente la classe di farmaci che a suo giudizio risulti più idonea per affrontare la patologia, così che, laddove individui situazioni cliniche che possano trarre beneficio da questa o quell’altra molecola, anche alla luce degli studi che si stanno tenendo, fra quelle finite sotto lo sguardo dei ricercatori, opererà in modo tale da poter modularne la prescrizione combinando cicli di terapia con farmaci che abbiano nella formulazione clinica principi attivi diversi al fine di mettere al sicuro la vita del paziente.

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