Violenza: vittima e carnefice

Coloro che commettono azioni di violenza a danno di altri individui molto spesso sono stati vittime di violenza o di traumi durante la loro infanzia

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    La violenza spesso è frutto di una condizione psicologica propria di individui che nel corso della loro infanzia sono state vittime di abusi o hanno assistito in modo traumatico a degli episodi violenti. Esiste quindi un legame molto stretto fra trauma e comportamento criminale, come è stato chiarito in occasione di un convegno dal titolo “Intrecci traumatici: nuove prospettive e strategie d’intervento” promosso dall’Università Cattolica insieme al Centro di ricerca sulle dinamiche evolutive e educative.

    Molto spesso accade che coloro che commettono reati improntati alla violenza tendono poi a ripetere i loro comportamenti, anche se a tal proposito non esistono molti studi specifici, specialmente che possano spiegare come una persona che vive un disturbo post-traumatico da stress, perché è stata vittima di violenza, a diventare a sua volta carnefice. Molti dati confermano il passaggio da vittima a carnefice e la propensione alla reiterazione del reato.

    Per evitare che un individuo ripeta lo stesso crimine è necessario che venga attuata un’adeguata terapia che si basi sul considerare il carnefice una vittima, senza per questo attribuirgli meno responsabilità per ciò che ha commesso. Chi si trova ad affrontare una terapia rivolta alla riabilitazione di individui che si sono macchiati di reati di grave violenza deve tenere conto che spesso i crimini vengono commessi con una dissociazione rispetto all’azione compiuta.

    Ciò che è importante è comunque adoperarsi per evitare che si verifichino episodi connessi alla violenza, di cui le vittime sono molte volte i minori, in modo che questi ultimi non diventino a loro volta da abusati abusanti e non si cada in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

    Immagine tratta da: italiasecondonoi.it