Via la sofferenza con le belle immagini

Via la sofferenza con le belle immagini
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    La Gioconda

    Vi trovate al Louvre e ammirate la Gioconda, oppure a Roma ad ammirare la Pietà di Michelangelo, forse voi non lo sapete, ma se avevate una banale sofferenza vi passerà come per incanto. Almeno di questo sono convinti un team di ricercatori dell’Università di Bari che hanno pubblicato il loro lavoro scientifico sulla rivista New Scientist.

    Uno studio che sembra di primo acchito bizzarro ma che invece si fonda su una serie di esperimenti condotti dagli stessi studiosi su un gruppo di 12 volontari invitati a vedere delle tele e delle opere d’arte, chiedendo loro di selezionare le migliori, le peggiori e dei dipinti privi di qualsiasi disegno.

    Durante l’esperimento i volontari sono stati colpiti con degli impulsi laser e alla fine sono stati invitati a riferire circa l’intensità del dolore provato. Ebbene, tutti sono stati unanimemente convinti che il dolore era meno intenso quando erano intenti ad ammirare le opere d’arte più belle, per accentuarsi quando il loro sguardo si perdeva nelle tele vuote o ritenute sgradite.

    Ma quella che poteva rimanere una prova empirica assumeva maggiormente tutti i crismi della scientificità quando contestualmente si analizzava il tipo di attività cerebrale dei volontari che scaturiva dalla visione degli oggetti osservati e che confermava quello che si era evidenziato con le prove a cui soggettivamente avevano risposto i volontari.


    Tanto è bastato per confermare il dato secondo il quale di fronte alla visione di un oggetto, una scena o qualsiasi altra cosa piacevole alla vista, la sofferenza diminuisce per via del fatto che il cervello tende a distrarsi alla vista di una cosa gradita, un modus operandi questo sperimentato anche dai dentisti quando effettuano interventi su bambini che vengono fatti assistere a films e videogiochi che impegnano loro cervello distraendoli dalla sofferenza fisica, psicologica e allontanando la paura. Stessa cosa dovrebbe accadere nei reparti ospedalieri dove, spesso, locali poco piacevoli alla vista finiscono per far star peggio di quanto in effetti stiano i degenti.

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