Varicella negli adulti: quanto dura, contagio e complicazioni

Varicella negli adulti: quanto dura, contagio e complicazioni
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    varicella negli adulti quanto dura contagio complicazioni

    La varicella negli adulti quanto dura? Il contagio è determinato da un virus, che può provocare anche delle complicazioni fastidiose, molto più pericolose di quanto questa malattia esantematica si manifesta nei bambini. Ad agire è il virus Varicella Zooster, la cui incubazione dura circa due o tre settimane. Fra le complicanze più gravi negli adulti bisogna ricordare la polmonite, l’encefalite, l’artrite e l’epatite. Le conseguenze possono diventare più pesanti, se a contrarre la patologia sono le persone immunodepresse. Nelle donne, la varicella è pericolosa se si manifesta nei giorni che precedono il parto: il neonato può essere affetto da una forma grave di varicella.

    La varicella si risolve solitamente nel giro di 7-10 giorni, anche se questa durata vale soprattutto per i bambini. Se il virus viene contratto da adulti, la malattia può durare di più e può avere conseguenze più gravi. In genere nei primi 3-4 giorni si manifestano delle papule rosa che ricoprono tutto il corpo e determinano una forte sensazione di prurito. Poi, nel tempo, le papule si trasformano in vescicole e infine si formano delle croste che, alla fine, cadono.

    La varicella è una malattia molto contagiosa, soprattutto nel primo periodo in cui si manifestano le eruzioni cutanee. Il periodo di contagiosità generalmente va da 5 giorni prima a 5 giorni dopo la comparsa delle prime vescicole. La trasmissione del virus avviene per via aerea attraverso le goccioline del respiro che vengono diffuse nell’aria quando una persona infetta tossisce o starnutisce. Un’altra modalità di trasmissione è quella che comporta il contatto diretto con le lesioni causate dal virus.

    La polmonite è la complicanza più grave che viene riscontrata nell’adulto che contrae la varicella. Si manifesta di solito nel corso dei 3 o 5 giorni successivi alla comparsa delle lesioni cutanee. I sintomi più caratteristici sono la tosse secca, la mancanza di respiro e i dolori al torace. A volte si ha anche la tosse con catarro, che può presentare delle tracce di sangue. Si deve intervenire con un trattamento a base di farmaci antivirali, altrimenti l’evoluzione della malattia può rivelarsi mortale. Il rischio di contrarre questa malattia è maggiore nei casi in cui il sistema immunitario è deficitario e nei pazienti che fumano.

    Altri pericoli sono rappresentati dalle complicazioni di carattere neurologico, anche se sono più rare. Esse consistono soprattutto nella meningite o nell’encefalite. Queste complicanze si hanno quando il virus colpisce direttamente il cervello. Si verificano nel periodo che intercorre da 2 a 6 giorni dopo la comparsa delle lesioni cutanee e possono arrivare a manifestarsi con una certa intensità, anche con delle convulsioni. In circa il 15% dei casi queste complicanze neurologiche possono essere mortali, alcuni sopravvissuti sono costretti a convivere con le conseguenze della malattia.

    La varicella negli adulti può comportare delle complicanze a livello ematologico o altre che interessano l’apparato digerente, come, per esempio, nel caso delle epatiti. I rischi maggiori sono per i soggetti che presentano malattie polmonari croniche o che sono sottoposti a trattamenti immunosoppressivi, come le terapie contro i rigetti di trapianto o la chemioterapia.

    Nelle donne in gravidanza l’infezione può colpire anche il feto e determinare diverse conseguenze. Fra queste la comparsa di cicatrici cutanee, delle anomalie nello sviluppo cerebrale, nei muscoli e nelle ossa e a volte anche lesioni oculari.

    I dati dimostrano che queste complicanze non sono generalizzate. Il pericolo è maggiore se la varicella insorge nelle 3 settimane prima del parto, perché in questo caso una percentuale compresa tra il 25% e il 50% dei neonati può contrarre l’infezione. Quest’ultima può rivelarsi molto grave, se la madre ha riportato eruzioni cutanee 5 giorni prima del parto o nei 2 giorni successivi.

    Il virus della varicella si contrae soltanto una volta nella vita, ma esso rimane sempre nell’organismo umano. Si annida nelle radici dei nervi spinali, restando latente. In caso di indebolimento delle difese immunitarie, può riattivarsi, come succede negli anziani. In queste situazioni segue il tratto nervoso e provoca la comparsa di vescicole che interessano la pelle che corrisponde all’innervazione. La patologia è in questo caso l’herpes zooster, che viene detto anche fuoco di Sant’Antonio.

    Di solito la malattia scompare senza lasciare molte conseguenze, però, dopo i 50 anni, esiste il rischio di postumi dolorosi, che possono essere più frequenti e più forti nelle persone che hanno superato i 70 anni. Gli anziani possono essere esposti anche al pericolo di herpes oculare, che interessa la regione del nervo ottico. In queste situazioni si possono avere disturbi oculari e perdita della vista. Sarebbe sempre necessario intervenire, sotto consiglio medico, con una cura antivirale.

    Cosa fare per trattare la varicella? Generalmente si interviene contro i sintomi tipici della malattia. Ad esempio per abbassare la febbre si usano gli antipiretici, come il paracetamolo. Gli antivirali, consistenti di solito nella prescrizione dell’aciclovir, hanno effetto soltanto se sono assunti nelle prime 24 ore dal momento della comparsa delle lesioni cutanee. Questo di solito non accade, perché spesso i primi sintomi della patologia vengono trascurati.

    Contro il prurito si possono utilizzare gli antistaminici, anche sotto forma di gocce o di crema. Gli antibiotici andrebbero prescritti soltanto nel caso in cui si verificano delle complicanze gravi, come la polmonite o infezioni della pelle. I pazienti che hanno problemi di immunodeficienza dovrebbero essere trattati con la cura antivirale per via endovenosa. Esiste anche la possibilità di trattare le persone che presentano un rischio elevato di contrarre forme gravi di varicella con immunoglobine per via intramuscolare. Le immunoglobine dovrebbero essere somministrate entro 4 giorni dall’esposizione a persone infette.

    Dal 2002 nel nostro Paese è disponibile un vaccino contro la varicella. Quest’ultimo è raccomandato a tutti coloro che hanno superato il tredicesimo anno di età e che non hanno contratto la malattia. Il vaccino è controindicato ai bambini che hanno meno di un anno, ai pazienti che negli ultimi 5 mesi hanno effettuato una trasfusione di sangue, a coloro che sono stati sottoposti a trattamenti con immunoglobine e alle persone affette da patologie acute in corso.

    Nelle situazioni in cui si presentano malattie a carattere cronico o in cui si seguono terapie prolungate nel tempo, sarà il medico a valutare eventuali controindicazioni. Il vaccino contro la varicella ha un’efficacia superiore all’80%. Anche se, nonostante la vaccinazione, si dovesse contrarre la malattia, i sintomi saranno più lievi. Dal 2006 nei Paesi dell’Unione Europea è disponibile anche un vaccino quadrivalente contro varicella, morbillo, parotite e rosolia.

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