Vaiolo: sintomi, terapia e vaccino

Vaiolo: sintomi, terapia e vaccino
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    Il vaiolo è una malattia infettiva dai gravi sintomi, oggi rara grazie alla terapia e al vaccino: la vaccinazione è, infatti, riuscita a diminuire drasticamente i casi di contagio. Questa patologia è causata dal virus del vaiolo che si trasmette da persona a persona, manifestandosi con febbre alta ed eruzioni cutanee potenzialmente letali. L’arma più efficace contro il vaiolo è la prevenzione rappresentata dal vaccino. Ma qual è la sintomatologia esatta di questa malattia infettiva? Quali sono le sue cause e il trattamento per giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è il vaiolo? Il vaiolo è una malattia infettiva che provoca gravi sintomi – come febbre alta ed eruzioni cutanee potenzialmente letali – che si crede esista da oltre 12 mila anni, in quanto alcune prove dell’infezione sono state rinvenute nelle mummie dell’antico Egitto. Il vaiolo si diffuse, inoltre, in America nel XVI secolo, quando venne portato dagli esploratori europei che ne erano colpiti e che decimarono le popolazioni indigene. Fu alla fine del XVIII secolo che si scoprì nella vaccinazione un metodo efficace per combattere il virus chiamato “vaiolo” della famiglia di virus “Orthopoxviridae”, grazie al lavoro di uno scienziato inglese di nome Edward Jenner.

    I sintomi del vaiolo si sviluppano dai sette ai diciassette giorni, dopo il contatto con il virus e includono febbre alta, dolori muscolari, malessere, emicrania – la quale ha cause diverse - vomito ed eruzioni cutanee che fanno la loro comparsa su tutto il corpo – in special modo, su viso, bocca, braccia e gambe – dopo 24-48 ore dal contagio. Il vaiolo, in alcuni casi, può colpire anche gli occhi provocando, alcune volte, cecità. I sintomi del vaiolo sono simili sia negli adulti che nei bambini. L’eruzione cutanea è caratterizzata da puntini rossi che, successivamente, si riempiono di liquido giallo, diventando vere e proprie ulcere: l’intero corpo viene, solitamente, ricoperto in 24 ore. In casi rari, l’eruzione può riempirsi di sangue, divenendo il cosiddetto “vaiolo emorragico”. Le croste delle lesioni tendono a staccarsi dopo circa una o due settimane, lasciando delle cicatrici evidenti: quando cadono tutte le crosticine, non si è più considerati contagiosi.

    Il virus tende a colpire diversi organi – come la cute, i reni, la milza, il fegato e altri – e, nei casi più gravi, si verifica la morte.

    Quali sono le cause del vaiolo? Questa malattia infettiva è provocata – come detto prima – dal virus chiamato “vaiolo”, appartenente alla famiglia di virus “Orthopoxviridae”. La trasmissione avviene da persona a persona, tramite le gocce di saliva infetta – queste vengono espulse attraverso starnuti e tosse e, dunque, facilmente inalate – oppure tramite oggetti infetti, come le posate usate o non correttamente lavate.

    Alla comparsa di segni sospetti, è opportuno contattare il medico che – attraverso esami e analisi specifici – giungerà a una corretta diagnosi e stabilirà la terapia più adatta al caso specifico.

    Quali sono i rimedi contro il vaiolo? Le cure contro il vaiolo sono, tendenzialmente, di supporto: il paziente deve essere idratato e occorre somministrare dei farmaci per alleviare i sintomi, dato che questi sono inutili contro la malattia vera e propria.

    Il trattamento migliore contro il vaiolo è la prevenzione ed è rappresentata dal vaccino: questo è costituito da un virus noto con il nome “vaccinia”; nome non casuale, in quanto il vaiolo è stata la prima malattia ad essere stata prevenuta con la vaccinazione. Il vaccino venne creato, alla fine del XVIII secolo, da Edward Jenner che notò come chi contraeva il vaiolo bovino venisse difficilmente colpito da quello umano: fu così che, per dimostrare la propria teoria, vaccinò il figlio di soli otto anni con del siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino infettandolo, poi, con del vaiolo umano e verificandone, di fatto, l’immunità. Oggi, il vaccino contro il vaiolo non è più raccomandato, in quanto la malattia è stata debellata; viene, però, somministrato al personale militare, al personale sanitario e al personale di laboratorio che maneggia il virus per motivi di studio: esistono, infatti – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – delle riserve di virus in due laboratori di stretta sicurezza, uno negli USA e uno in Russia. Il vaccino ha, comunque, una validità di 3-5 anni dalla somministrazione e si è dimostrato efficace nel 95% dei casi, anche a contagio avvenuto, purché somministrato entro pochi giorni dall’esposizione al virus. Il vaccino può, però, provocare diversi effetti collaterali: non sono rare, infatti, complicazioni gravi che possono condurre alla morte ed è il motivo per cui, in assenza di un pericolo imminente, sono state sospese le vaccinazioni.

    Infine, la prognosi per questa malattia contagiosa di origine virale non è del tutto pessima: essa risulta, infatti, fatale nel 30% dei casi.

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