Vaccino per la pertosse nei bambini e negli adulti: quando si fa e quanto dura?

La pertosse è una malattia infettiva che può provocare gravi complicazioni e anche la morte. Il vaccino per la pertosse protegge sia gli adulti che i bambini, ed è per questo che la profilassi è molto importante. Ma bisogna essere informati: quando va fatto il vaccino, quanto dura e quali sono i suoi effetti collaterali?

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    Vaccino per la pertosse nei bambini e negli adulti: quando si fa e quanto dura?

    Ai neogenitori viene consigliato di praticare, tra le altre profilassi, anche il vaccino per la pertosse. Perché è importante farlo? La pertosse è una malattia infettiva causata dal batterio chiamato Bordetella pertussis. In una prima fase, la patologia si presenta come un semplice raffreddamento, con starnuti e una forte tosse. Quest’ultima diventa ben presto molto insistente, disturbando il sonno e poi provocando diversi problemi. Non sono rari i casi in cui si ha vomito indotto dallo sforzo, emorragie nasali o addirittura rottura di una costola.

    Complicanze e mortalità della pertosse

    La pertosse è una malattia estremamente contagiosa e molto pericolosa nei bambini. In particolar modo, i più colpiti sono i neonati con meno di un anno di età. La mortalità è piuttosto elevata: si contano 2 decessi ogni 1000 casi, ma questa percentuale aumenta proprio tra i lattanti. Le complicanze più gravi riguardano la possibilità di insorgenza di polmoniti e broncopolmoniti, o ancor peggio dell’encefalopatia. Quest’ultima consta di un danno a carico del sistema nervoso centrale, che può portare al ritardo mentale e addirittura alla paralisi.

    Vaccino per la pertosse, è obbligatorio ed esiste singolo?

    Uno dei metodi più efficaci per prevenire la pertosse consiste nell’effettuare il vaccino, conosciuto con il nome commerciale Infanrix Hexa. Questo vaccino è un esavalente, ovvero protegge con un’unica iniezione da sei diverse patologie: difterite, tetano, epatite B, poliomielite, pertosse e Haemophilus influenzae B. In realtà sono solo quattro le vaccinazioni obbligatorie, tra cui non figura quella per la pertosse. Quest’ultima è solo consigliata, ma non è commercializzata singolarmente nel nostro paese. Esiste infatti solo in forma combinata, assieme a quella anti-tetano e a quella anti-difterite.

    Quando si fa il vaccino per la pertosse?

    Come abbiamo visto poco sopra, i più esposti alla pertosse sono i neonati. Il calendario vaccinale italiano prevede la prima somministrazione del vaccino esavalente a 3 mesi. La seconda dose viene somministrata al 5° mese di vita, mentre la terza tra l’11° e il 13° mese di vita. Successivamente, sono necessari dei richiami solo per difterite, tetano e pertosse. Esiste un vaccino unico che copre da queste tre patologie, la cui somministrazione è consigliata a 6 anni e poi a 14 anni. Il vaccino per la pertosse negli adulti va effettuato ogni 10 anni per mantenere alta la copertura.

    VACCINOETÀ DI SOMMINISTRAZIONE
    1ª dose3 mesi
    2ª dose5 mesi
    3ª dose tra gli 11 e i 13 mesi
    1° richiamo6 anni
    2° richiamo14 anni
    Successivi richiamiogni 10 anni

    Quanto dura il vaccino per la pertosse?

    L’efficacia del vaccino per la pertosse è di circa l’85%. Per questo motivo può capitare che venga diagnosticata la pertosse anche nei bambini vaccinati. In ogni caso, queste sono evenienze piuttosto rare e la malattia tende a comparire in maniera più leggera nei bambini sottoposti a regolare vaccinazione. Purtroppo la profilassi contro questa patologia non conferisce un’immunità permanente. Vari studi hanno dimostrato che il vaccino per la pertosse dura per un periodo che va dai 3 ai 10 anni, e che con il passare del tempo diminuisce proporzionalmente la sua efficacia. È dunque importante sottoporsi costantemente ai richiami necessari, che vengono consigliati ogni 10 anni.

    Vaccino per la pertosse in gravidanza

    Le future mamme che non sono vaccinate contro la pertosse dovrebbero prendere in considerazione l’ipotesi di provvedere. In gravidanza, il vaccino per la pertosse viene comunemente somministrato nel corso del terzo trimestre, perché gli anticorpi che in questo modo vengono prodotti dalla gestante passano la barriera della placenta, andando a dare una prima protezione al feto. Tutto ciò è possibile perché il vaccino comunemente iniettato in Italia è acellulare, ovvero contiene solo alcuni frammenti del batterio responsabile della pertosse. Non è dunque pericoloso, neanche in un momento così delicato come la gravidanza.

    Effetti collaterali del vaccino per la pertosse

    Sono tanti i dubbi che attanagliano i genitori, soprattutto quando si parla della salute dei loro bambini. Il vaccino per la pertosse è pericoloso? Come già detto, non contiene microrganismi vivi attenuati, per cui non può far insorgere la malattia contro cui dovrebbe immunizzare. Naturalmente esistono degli effetti collaterali, il più frequente è la febbre, che colpisce all’incirca un terzo dei bambini. Rossore, gonfiore e dolore nel punto di somministrazione sono reazioni locali abbastanza comuni, che compaiono nelle 48 ore successive al vaccino e scompaiono dopo qualche giorno. Raramente la febbre sale sopra i 39°, e può manifestarsi irritabilità e inappetenza. In 1 caso su 10.000 possono comparire convulsioni febbrili a causa dell’elevata temperatura, e in appena 1 caso su 1 milione il bambino può avere reazioni allergiche quali lo shock anafilattico. La temibile encefalopatia, che insorge in 3 casi su 100 nei bambini contagiati dalla pertosse, con il vaccino scende drasticamente ad 1 caso su 500.000.