Vaccino contro papilloma virus: utile o inutile?

Vaccino contro papilloma virus: utile o inutile?

Può la ricerca scientifica promossa dalle sole Aziende Farmaceutiche ritenersi del tutto disinteressata?

da in Cancro alla cervice uterina, Ricerca Medica, Salute Donna, Vaccini, Papilloma Virus
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    Il vaccino contro il papilloma virus sarebbe utile o inutile?

    Si è scatenato un putiferio fra l’Osservatorio nazionale sulla Salute della Donna, un organo che monitorizza lo stato della ricerca scientifica sulle principali patologie che riguardano la donna e la rivista Altroconsumo, un Organo che cura e studia gli interessi dei Consumatori in diversi ambiti, intervenendo laddove si operi contrariamente ai vantaggi della collettività.

    Secondo la presidente dell’Osservatorio, Francesca Merzagora,la presa di posizione della rivista nei confronti del vaccino anti papilloma virus contro il cancro alla cervice dell’utero, sarebbe superficiale ed incosciente. Lo scontro è nato dopo le dichiarazioni del massimo esponente dell’importante Ente di salvaguardia della salute della donna, apparso in un articolo del Corriere della Sera, che ha accusato Altroconsumo, di dare ai cittadini notizie prive di fondamento scientifico, per via della presa di coscienza, da parte della rivista, dell’ abnorme spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale per l’acquisto di ingenti quantità di questo vaccino da dispensarsi alle donne, considerato che si quantifica l’onere a carico della collettività in oltre 75 milioni all’anno, così come, non è per nulla indifferente il costo del singolo vaccino a carico del paziente che lo paga di tasca propria,atteso che una dose del vaccino è intorno ai 170 euro.

    L’atteggiamento rigido mostrato dalla rivista dei consumatori nasceva dalla constatazione anche di un altro dato per nulla indifferente e, cioè, che le parole dell’Osservatorio della Salute Donna potessero non essere del tutto scevre da una qualche forma caldeggiamento da parte dei produttori del vaccino e si fanno nomi e cognomi delle aziende interessate a questo business, Merck, distribuito in Italia da Sanofi Pasteur con il Gardasil e Glaxo, con Cervarix, da segnalare che parliamo di due grosse multinazionali del farmaco a livello mondiale, che appaiono come sostenitori all’interno delle pagine del sito web dell’Osservatorio.

    Ma, sempre secondo Altroconsumo, la polemica non nascerebbe solo da una disamina dei costi a carico della collettività per l’utilizzo di questo vaccino ma anche a proposito della reale e parziale utilità di questa procedura.

    Infatti, i vaccini disponibili coprirebbero i ceppi Hpv 6,11,16 e 18, per Gardasil e i ceppi 16 e 18 per Cervarix, dispensati con tre dosi da praticarsi secondo un programma terapeutico già predisposto e i benefici di questa vaccinazione potrebbero essere visti fra trent’anni, per non contare che, sempre secondo Altroconsumo, anche il fatto di avere una copertura parziale, intorno al 70% visto che il vaccino copre soltanto alcuni ceppi responsabili della malattia, tale difesa risulterebbe inefficace .

    Ciò significa per le donne continuare a fare lo screening, noto come Pap Test, come fatto fin’ora per individuare gli eventuali altri ceppi del virus. Inoltre bisogna considerare che le sperimentazioni fin’ora a disposizione sono incomplete per poter definire utile la procedura ed, infine, se si pensa che tale presidio medico viene offerto alle ragazze intorno ai 12 anni d’età, atteso che questa è statisticamente l’età d’ingresso del sesso femminile nei rapporti sessuali, resta un interrogativo fin’ora rimasto senza risposta, se la copertura vaccinale è stata sperimentata per cinque anni, quando queste ragazze avranno 17 anni ed avranno una vita sessuale attiva, siamo ancora certi che il vaccino continui a proteggerli in assenza di documentazione certa che possa dimostrarlo?

    Insomma, una contrapposizione di due importanti realtà,entrambe a diverso titolo dell’informazione, che non ci risparmia delle riflessioni. Può davvero ritenersi scevra da ogni condizionamento la ricerca scientifica, pur con la sua grande validità affermata in tante circostanze, quando è promossa dalle aziende farmaceutiche o dovrebbe esserci un organo sopra le parti a valutare o meno ogni nuova acquisizione scientifica? E quale Organo sarebbe mai in grado di garantire l’aggiornamento di ogni nuova scoperta senza le grandi risorse occorrenti per fare ricerca?

    Dunque, alla luce di quanto fin ora in possesso della Comunità Scientifica, non ci resta che registrare le due posizioni assunte dalle autorevoli realtà, attenzionando ogni novità dovesse presentarsi circa il prosieguo della conoscenza nella lotta e nella prevenzione di questa importante e grave malattia della donna; un processo, questo, che si concretizza solo negli anni sulla base statistica degli effetti costi/benefici di ogni nuova scoperta scientifica.

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