Vaccino antipoliomielite: cos’è, durata e richiamo

La poliomielite è una malattia molto grave causata da un virus. Molti bambini e adulti affetti da tale malattia, sono rimasti paralizzati, perdendo l’uso delle gambe o delle braccia. Alcuni, addirittura, sono morti in seguito alla malattia. Il vaccino anipoliomelite può prevenire questa grave forma virale e debellarla definitivamente.

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    Cos’è il vaccino antipoliomielite? Qual è la sua durata? E il richiamo? La poliomielite è una malattia a trasmissione prevalentemente oro-fecale; è altamente contagiosa e può decorrere senza sintomi o come un’infezione febbrile aspecifica. L’infezione può interessare il sistema nervoso centrale e determinare, oltre che banali disturbi gastroenterici, la tipica paralisi flaccida asimmetrica degli arti ed essere fatale nel 2-10% dei casi. La malattia è concentrata prevalentemente in Asia e in minor misura in Africa, ma per debellarla del tutto occorre vaccinare sistematicamente tutta la popolazione.

    Cos’è il vaccino antipoliomelite

    La poliomielite è una malattia causata da tre diversi ceppi virali, che colpisce i bambini al di sotto dei cinque anni di età. È altamente infettiva e si trasmette per via orale, attraverso l’apparato digerente (bocca, gola, intestino). Il poliovirus invade il sistema nervoso e provoca paralisi nel giro di qualche ora. Non esistono farmaci o altri trattamenti che possono curare le persone colpite dalla poliomielite. In un caso su 200 la paralisi, in genere di una sola gamba, è irreversibile. Tra coloro che vengono colpiti da paralisi, il 5-10% muore per blocco della muscolatura respiratoria. Prima della vaccinazione, in Italia si verificavano migliaia di casi di poliomielite (nel 1958 ne registrarono più di 8.000), con centinaia di morti. Oggi, in Italia il vaccino contro la poliomielite è obbligatorio per legge, insieme ad altre 11 vaccinazioni necessarie per l’ammissione dei bambini nelle scuole inferiori. Sono presenti due vaccini antipoliomielite che è possibile somministrare, il vaccino inattivo per i Paesi dove la malattia è ormai debellata, e il vaccino Sabin per quelli ancora a rischio.

    Vaccino IPV

    Sviluppato da Jonas Salk e testato nel 1954, viene definito vaccino inattivo perchè composto da una dose di poliovirus inattivati, cioè morti, da iniettare. Il vaccino iniettato Salk conferisce una immunità IgG-mediata nel sangue, che impedisce la progressione dell’infezione da polio e protegge i motoneuroni, eliminando così il rischio di polio bulbare e la sindrome da post-poliomielite.

    Grazie al vaccino antipoliomielite di Salk si sviluppano gli anticorpi anche di difterite, tetano e pertosse. Questo vaccino venne ampiamente utilizzato negli Stati uniti, paese natale dell’inventore del vaccino antipoliomielite. Nel 1987, il vaccino Salk venne aggiornato e somministrato a tutti i nuovi nati, debellando in parte la malattia.

    Vaccino OPV

    Il vaccino OPV è un vaccino orale vivo attenuato, sviluppato da diversi gruppi di ricerca, tra cui svetta lo scienziato Sabin, di cui il vaccino prenderà il nome. È quello utilizzato in molti paesi europei, tra ci l’Italia, e vanta un’immunità più duratura rispetto al vaccino Salk. Il vaccino antipoliomielite orale produce una eccellente immunità a livello intestinale, il sito primario di entrata dei poliovirus selvaggi, che aiuta a prevenire l’infezione in zone dove il virus è endemico. Lo sviluppo di immunità alla poliomielite, attraverso questo vaccino, blocca efficacemente la trasmissione da persona a persona del virus, proteggendo in questo modo anche i soggetti non vaccinati.

    Quando vaccinare i bambini

    Fino a poco tempo fa il calendario prescritto per il vaccino antipoliomielite prevedeva tre dosi nel primo anno di vita, con un richiamo nel quinto-sesto anno di età. Questa situazione, però, è da poco cambiata con il Decreto legge approvato dal Governo nel maggio 2017 che, con l’obiettivo di innalzare i livelli di copertura vaccinale, ormai troppo bassi, ha sviluppato una vaccinazione obbligatoria per più vaccini (12) ma in un’unica iniezione. Come tutte le altre vaccinazioni, anche questa, però, deve essere rimandata in presenza di una malattia considerata importante dal medico, con o senza febbre.

    Durata del vaccino

    Si ritiene che la durata del ciclo completo di vaccinazioni antipoliomielite, per via orale, sia permanente. Tuttavia, per una maggiore tranquillità, alcuni pediatri prescrivono un’ulteriore dose di richiamo durante l’adolescenza, per assicurare nel tempo adeguati livelli di protezione. La maggior parte dei soggetti oltre i 18 anni non necessita della vaccinazione antipolio in quanto sono stati vaccinati da bambini; tuttavia chi viaggia nei paesi ancora a rischio poliomielite, o viene accidentalmente in contatto con il virus responsabile, è possibile che venga infettato.

    Effetti collaterali

    Un vaccino, come qualunque altro farmaco, può essere causa di problemi seri, come una grave reazione allergica. Tuttavia, gli effetti collaterali del vaccino antipoliomielite sono estremamente rari, infatti la maggior parte dei bambini vaccinati non presenta alcun tipo di problema. Dopo una dose di vaccino si può, al massimo, manifestare dolore e arrossamento nel punto di iniezione.

    Nelle donne in gravidanza, il vaccino antipoliomielite non causa problemi al feto. Normalmente i medici sconsigliano l’assunzione di farmaci o vaccini alle donne in gravidanza, ma, se, a parere del medico, occorre una protezione immediata, anche nella donna gravida è possibile utilizzare il vaccino Salk.