Vaccino antinfluenzale 2017-2018: benefici, controindicazioni ed effetti collaterali

Il vaccino antinfluenzale è la migliore arma per prevenire l’influenza, soprattutto nei soggetti più deboli o a rischio di contrarre la malattia. Anche per la stagione 2017/2018 il vaccino è in fase di preparazione, per contrastare la diffusione del virus. Ecco quali sono i benefici e gli effetti collaterali della vaccinazione, a chi è consigliata e per chi è controindicata.

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    vaccino influenza 2017 2018

    Il vaccino influenzale 2017/2018 serve ad evitare di contrarre l’influenza, che anche quest’anno si prevede costringerà a letto milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di una semplice iniezione che protegge dal virus dell’influenza, e più precisamente dai ceppi più comuni che circoleranno nella prossima stagione. Sono molti i benefici del vaccino, che presenta pochissimi effetti collaterali. È utile in particolar modo ad alcune categorie di persone a rischio, mentre invece viene sconsigliato in caso di controindicazioni speciali.

    Che cos’è il vaccino antinfluenzale

    Il vaccino antinfluenzale è un preparato farmaceutico che serve a proteggere dal virus dell’influenza. La sua composizione varia di anno in anno, dal momento che esistono moltissimi ceppi di virus che provocano questa malattia, e tendono ad evolversi molto rapidamente.

    Ogni stagione sono migliaia i ricoveri ospedalieri causati dalle complicazioni dell’influenza, che mettono a rischio la vita soprattutto dei soggetti più deboli. Questi ultimi possono ricorrere gratuitamente alla vaccinazione, in modo da diminuire le probabilità di ammalarsi.

    Perché è importante vaccinarsi

    L’influenza è una malattia infettiva delle vie respiratorie, molto contagiosa e trasmissibile per via aerea. Per questo motivo è importante vaccinarsi, in modo da cercare di contenere per quanto possibile il diffondersi dei virus. Così anche le persone che non fanno uso del vaccino possono avere un certo grado di protezione, dato dalla cosiddetta immunità di gregge.

    Vaccinarsi non è solo un gesto dal grande valore sociale, ma anche un importante metodo per prevenire possibili rischi per la propria salute. Nonostante spesso l’influenza venga considerata un banale malessere di stagione, può sviluppare complicazioni anche molto gravi.

    Il vaccino aiuta a prevenire il contrarre della malattia, o quanto meno riduce la possibilità di manifestare sintomi particolarmente severi e di avere complicanze.

    Come è composto il vaccino contro l’influenza 2017/2018

    Come spiegato sopra, ogni anno la composizione del vaccino può subire variazioni. Questo perché la comunità scientifica cerca di individuare quali ceppi di virus saranno più diffusi durante la stagione influenzale, in modo da dare una copertura più ampia possibile alla popolazione.

    Per la stagione 2017/2018, sono stati individuati 3 particolari virus che sono stati inseriti nella formulazione del nuovo vaccino. Si tratta di due virus di tipo A e uno di tipo B.

    Nel vaccino trivalente 2017/2018 contro l’influenza ci saranno i virus:

    • A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2, già presente durante la scorsa stagione);
    • A/Michigan/45/2015 (H1N1, una nuova variante);
    • B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria, anch’esso presente nella vecchia composizione).

    Esiste anche una formulazione quadrivalente, nella quale viene inserito il virus B/Phuket/3073/2013 (lineaggio B/Yamagata).

    I tipi in commercio

    In Italia sono disponibili diversi tipi di vaccino antinfluenzale. La maggior parte sono trivalenti, ovvero immunizzano contro tre ceppi virali. Dal 2014 viene autorizzata anche la produzione di un vaccino quadrivalente. Quest’ultimo è consigliato solo per l’immunizzazione degli adulti e dei bambini dai 3 anni di età.

    Tutti i vaccini in commercio nel nostro paese sono inattivati, ovvero non contengono virus interi e attivi. L’unica eccezione è il vaccino antinfluenzale composto da virus vivi attenuati, la cui somministrazione avviene per via nasale.

    Ecco la principale classificazione dei vaccini oggi sul mercato in Italia:

    • vaccino split: contiene virus influenzali frammentati;
    • vaccino a subunità: contiene sono gli antigeni di superficie, emoagglutina e neuraminidasi;
    • vaccino adiuvato: contiene gli antigeni di superficie emulsionati ad adiuvante oleoso metabolizzabile (solo per soggetti con un’età uguale o superiore ai 65 anni);
    • vaccino intradermico: è un vaccino split confezionato in una siringa con ago particolarmente corto, che permette di inoculare la sostanza nel derma e non nel muscolo.

    Il vaccino adiuvato è disponibile ormai da alcuni anni. Si tratta di una particolare formulazione che viene sintetizzata in combinazione ad una sostanza adiuvante, in particolare un’emulsione in acqua di olio a base di squalene.

    Questo tipo di composizione ha dimostrato di avere un potere immunologico superiore a quello dei vaccini tradizionali, e per questo motivo viene riservato a soggetti che hanno una bassa risposta immunitaria. In Italia è suggerito per immunizzare gli anziani, ovvero le persone con più di 65 anni.

    A chi è consigliato

    Il vaccino può essere inoculato a tutti i soggetti che non presentino controindicazioni. In Italia è disponibile a pagamento a chiunque ne faccia richiesta. Ci sono però delle categorie di persone particolarmente a rischio. In questo caso la vaccinazione è fortemente consigliata e viene offerta gratuitamente.

    Ecco le categorie a rischio:

    anziani di età pari o superiore ai 65 anni;
    bambini sopra ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino ai 65 anni affetti da:-malattie croniche dell’apparato respiratorio (es. asma); -malattie dell’apparato cardio-circolatorio; -malattie metaboliche (es. diabete mellito) e obesità; -insufficienza renale/surrenale cronica; -malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; -tumori; -malattie che comportano carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; -malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali (es. celiachia); -patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; -patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (es. distrofia muscolare); -epatopatie croniche (es. epatite C);
    bambini e adolescenti in trattamento con acido acetilsalicilico;
    donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza;
    persone ricoverate presso strutture per lungodegenti;
    medici e personale sanitario di assistenza;
    familiari e contatti di soggetti ad alto rischio;
    persone addette a servizi pubblici di primario interesse collettivo:-forze di polizia; -vigili del fuoco; -altre categorie socialmente utili (a scelta delle Regioni);
    persone a contatto con animali per motivi di lavoro:-allevatori; -addetti all’attività di allevamento; -addetti al trasporto di animali vivi; -macellatori e vaccinatori; -veterinari pubblici e libero-professionisti.

    È attualmente in discussione, da parte della comunità scientifica, l’opportunità di inserire nelle categorie a rischio i bambini sani di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni (o addirittura fino ai 5 anni, secondo alcune linee di pensiero). In Italia per il momento non è prevista l’offerta gratuita del vaccino a tali soggetti.

    Le controindicazioni

    Per alcuni soggetti, la vaccinazione antinfluenzale è controindicata, principalmente sulla base dell’età e delle preesistenti condizioni di salute. Il vaccino non va somministrato a:

    • lattanti al di sotto dei 6 mesi;
    • soggetti che hanno manifestato una reazione allergica grave dopo la somministrazione di una precedente dose o ad un componente del vaccino;
    • soggetti che presentano una malattia acuta di media o grave entità (è sufficiente rimandare la vaccinazione a guarigione avvenuta);
    • soggetti che hanno sviluppato la sindrome di Guillain-Barrè entro 6 settimane dalla somministrazione di una precedente dose;
    • donne nel primo trimestre di gravidanza.

    Al contrario di quanto comunemente ritenuto, non sono invece controindicazioni al vaccino:

    • allergia alle proteine dell’uovo;
    • malattie acute di lieve entità;
    • allattamento;
    • infezione da HIV e altre immunodeficienze.

    Quando vaccinarsi

    Normalmente il virus dell’influenza è in circolo durante l’intero anno, ma ha un picco di diffusione durante la stagione invernale, con l’abbassarsi delle temperature. In base dunque alle nostre condizioni climatiche e all’analisi dei dati raccolti negli anni in precedenza, è possibile stabilire un periodo destinato alla campagna vaccinale.

    In particolare, le vaccinazioni inizieranno verso la metà di ottobre, non appena i vaccini saranno disponibili nelle farmacie. La campagna vaccinale dovrà continuare almeno fino alla fine di dicembre, e anche oltre in base alla durata della stagione influenzale.

    Come funziona la vaccinazione

    La vaccinazione contro l’influenza avviene mediante inoculazione intramuscolare del preparato farmaceutico contenente virus inattivati. Negli adulti e nei bambini sopra i 9 anni è sufficiente una sola iniezione.

    Nei bambini di età inferiore ai 9 anni invece si raccomandano due dosi di vaccino, da somministrarsi a distanza di almeno 4 settimane. Se già in passato sono stati sottoposti a vaccinazione, è sufficiente una sola dose anche in età infantile.

    Il vaccino inizia ad esplicare i suoi effetti a distanza di due settimane dalla somministrazione. Questo è il periodo necessario all’organismo per produrre gli anticorpi che ci proteggeranno dal virus influenzale. È questo il motivo per cui le campagne vaccinali iniziano in autunno, con largo anticipo rispetto all’esordio della stagione influenzale.

    La protezione offerta dal vaccino diminuisce con il tempo, ma tendenzialmente è sufficiente per l’intera stagione influenzale. Ogni anno bisogna però ripetere la vaccinazione, per due motivi principali:

    • la dose somministrata l’anno precedente non è più in grado di proteggere l’organismo, anche qualora i virus in circolazione fossero gli stessi;
    • i virus influenzali sono soggetti a continue modificazioni, che rendono necessaria la produzione di una nuova formulazione per il vaccino.

    L’efficacia

    L’efficacia del vaccino antinfluenzale è la sua capacità di prevenire l’influenza. Sono due gli elementi chiave su cui si basa la probabilità di efficacia:

    • l’età e le condizioni di salute del soggetto vaccinato;
    • la correlazione tra i virus influenzali in circolazione e quelli introdotti nella formulazione del vaccino.

    Per quanto riguarda le caratteristiche del soggetto che si sottopone a vaccinazione, l’efficacia è risultata essere maggiore negli adulti sani e nei bambini sopra i 2 anni.

    Le persone anziane (sopra i 65 anni) e i neonati sviluppano invece una risposta immunitaria minore, così come anche i soggetti affetti da alcune malattie croniche. È comunque importante vaccinarsi anche se si rientra in queste categorie, per diminuire drasticamente la possibilità di ammalarsi, o quantomeno di sviluppare complicazioni gravi.

    Per quanto riguarda invece la correlazione tra vaccino e virus in circolazione, la situazione è più complicata. La comunità scientifica ogni anno si trova a dover scegliere con largo anticipo quali virus influenzali inserire nella nuova formulazione – per dare il tempo alle case farmaceutiche di produrla prima dell’inizio della stagione influenzale.

    Non sempre si riescono ad individuare con precisione i virus che, nei mesi successivi, dimostreranno di avere una più ampia diffusione. Naturalmente, maggiore è la correlazione tra questi ultimi e quelli contenuti nel vaccino, maggiore sarà l’efficacia dello stesso.

    In caso di correlazione non ottimale, il vaccino è comunque in grado di offrire una protezione nei confronti di altri virus, seppure in maniera ovviamente minore.

    Ricordiamo infine che il vaccino antinfluenzale è efficace solo nei confronti dei virus influenzali (tre o quattro ceppi a seconda del tipo). Non sono inclusi i virus che provocano le sindromi para-influenzali, il raffreddore, e l’influenza intestinale.

    I benefici

    Sono molti i benefici che dovrebbero spingere le persone a vaccinarsi ogni anno. Innanzitutto, aumentano in maniera esponenziale le possibilità di prevenire l’influenza. Ciò è tanto più importante se si rientra in una delle categorie a rischio (ad esempio anziani o persone che soffrono di malattie croniche).

    Un effetto positivo della vaccinazione di massa è lo svilupparsi dell’immunità di gregge: più persone sono immunizzate e meno il virus avrà modo di diffondersi, proteggendo così anche tutti coloro che non possono essere vaccinati.

    Se il vaccino non è perfettamente correlato, o se i suoi effetti diminuiscono nel tempo, è possibile contrarre l’influenza. Con la vaccinazione, i sintomi saranno attenuati ed è meno probabile l’insorgenza di complicazioni gravi.

    Alcuni studi hanno dimostrato che il rischio di ricovero ospedaliero per l’influenza contratta dopo la vaccinazione diminuisce in maniera notevole. A titolo esemplificativo, nella stagione 2011/2012 i ricoveri si sono ridotti del 71% nei soggetti di tutte le età e del 77% negli adulti di almeno 50 anni.

    Le donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza dovrebbero vaccinarsi non solo per loro, ma anche per il loro bambino. I benefici del vaccino passano infatti al neonato, che viene protetto fino ai 6 mesi di vita.

    Gli effetti collaterali

    La vaccinazione antinfluenzale non può provocare l’influenza, ma esistono comunque alcuni effetti collaterali associati alla sua somministrazione. Nella maggior parte dei casi sono disturbi modesti e di breve durata.

    Gli effetti indesiderati principali (comunque manifestati solo in una minoranza di soggetti) sono:

    • dolore, rossore, eritema o gonfiore nel punto di inoculazione;
    • malessere generale che si protrae fino a qualche giorno, talvolta in associazione a febbre bassa e dolori muscolari.

    Questi sintomi compaiono solitamente da 6 a 12 ore dopo la vaccinazione, e durano mediamente non più di 1 o 2 giorni. Solo in rari casi possono manifestarsi problemi più severi, come gravi reazioni allergiche, nevralgie, parestesie e disordini neurologici. Fino ad oggi però non sono state dimostrate correlazioni causali tra questi problemi e la vaccinazione.

    Photo by KOMUnews / CC BY