Vaccini: mai più dentro al frigo

Vaccini: mai più dentro al frigo

Un problema molto sentito quello della conservazione dei vaccini, soprattutto di quelli previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità contro sei grandi patologie infettive: poliomelite, difterite, tubercolosi, pertosse, morbillo e tetano

da in Farmaci, Malattie, Primo Piano, Vaccini
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    Sappiamo molto bene il grosso limite rappresentato dai vaccini, ovvero, quello di richiedere per la conservazione temperature basse che obbligano coloro che detengono il farmaco a custodirlo in particolari luoghi refrigerato ed a bassa temperatura. Ciò limita spesso l’utilizzo dei vaccini in aree del mondo povere ed aumenta a dismisura i costi della distribuzione di tali presidi sanitari.

    L’ideale dunque sarebbe quello di creare vaccini in grado di resistere inalterati anche a temperature tropicali e su questa strada si è avviato uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford nel Regno Unito che hanno operato di concerto con altri studiosi del Nova Bio-Pharma Technologies.

    Un problema molto sentito quello della conservazione dei vaccini, soprattutto di quelli previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità contro sei grandi patologie infettive: poliomelite, difterite, tubercolosi, pertosse, morbillo e tetano.

    “I preparati attuali devono essere conservati in frigorifero o addirittura in freezer: ciò significa che per la distribuzione occorrono non solo personale in grado di somministrare il vaccino ma anche una struttura ospedaliera dotata di corrente elettrica e impianti che consentano di non interrompere la catena del freddo”, ha spiegato Matt Cottingham, che ha partecipato alla ricerca. “Potendo trasportare i vaccini a temperature normali, si riducono enormemente i costi, migliorando altrettanto enormemente l’accessibilità ai vaccini: si può immaginare che vengano distribuiti nei villaggi più remoti semplicemente portandoseli nello zaino.”

    A dare la notizia dello studio atto alla realizzazione di vaccini modificati, un articolo sulla rivista Science Translational Medicine, che oltretutto palesa anche i termini in cui si sarebbe giunti a questi risultati ottenuti miscelando il vaccino con acqua,saccarosio e trealosio che una volta lasciati ad essiccare presenterebbero un sottile film protettivo nei confronti della sostanza attiva proteggendola dalle alte temperature e non solo, il preparato così composto verrebbe anche reidratato rapidamente, all’occorrenza,bagnandolo con l’acqua.


    In una serie di studi preliminari, è stata dimostrata la validità del metodo con due diversi vaccini virali su membrane stabilizzate con zucchero, che hanno resistito per quattro mesi a 45°C senza perdere di efficacia. Tale metodica, a detta dei ricercatori, potrebbe essere assolta nei confronti di tutti i vaccini e di tutti quei farmaci, pensiamo a molti farmaci biologici, la cui conservazione debba essere prevista in frigo.

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