Un nuovo farmaco per curare la malaria

Un nuovo farmaco per curare la malaria

MSF attualmente e' impegnata in un vertice con l'OMS per valutare delle nuove strategie per affrontare le siuazioni di emergenza sanitaria

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    Medici Senza Frontiere

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    Si parlava tra le pagine di TantaSalute, poco tempo fa, di malaria: una malattia che colpisce ogni anno circa un milione di persone, che nell’80% dei casi vivono nelle zone dell’Africa Sub Sahariana. La notizia che vi diamo oggi, invece, e’ molto positiva: MSF (Medici Senza Frontiere) ha iniziato la distribuzione di un nuovo farmaco molto efficace. MSF attualmente e’ impegnata in un vertice con l’OMS per valutare delle nuove strategie per affrontare le siuazioni di emergenza sanitaria.

    Si tratta di un farmaco che e’ stato presentato e sperimentato per la prima volte in Brasile, e che serve per combattere contro il P. Falciparum, un ceppo di malaria che uccide e che devasta chi la contrae. Il farmaco e’ stato mixato in modo che le due sostanze attive: artesunato (AS) e meflochina (MQ), siano somministrate a dose fissa. Se si calcola che la malaria uccide piu’ di una persona al minuto, aver scoperto un farmaco che la combatte attivamente, e’ una importante novita’ scientifica.

    Con questo farmaco MSF, usando una sola pillola, e’ riuscita a diminuire i costi di intervento e migliorare i risultati dei progetti di missione umanitaria in cui e’ impegnata; la malaria si trasmette attraverso veicoli animali o umani, che trasportano il parassita Plasmodium e Falciparum. Il farmaco che MSF sta cercando di impiegare si chiama ASMQ, ed è il secondo farmaco in commercio, contro la malaria.

    E’ stato lanciato in Africa nel 2007, e via via diffuso in America Latina e nelle Indie.

    Il farmaco ha una caratteristica importante: essendo stato sviluppato nel settore del pubblico non avra’ una protezione di brevetto, per questo potra’ essere riprodotto come farmaco generico, abbassandone notevolmente i costi, non esistendo dei diritti sulla miscela dei principi attivi. Esso rientra nella logica, comunitaria ed equa, di ripensare i farmaci che sono indispensabili negli interventi umanitari, per rendere possibili delle vere operazioni di intervento nelle zone colpite e funestate dalle emergenze sanitarie.

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