Ulcera gastrica: gli inibitori della pompa protonica a rischio dipendenza

Ulcera gastrica: gli inibitori della pompa protonica a rischio dipendenza

Gli inibitori di pompa protonica un'altra volta sul banco degli imputati

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    farmaci antiulcera

    Torniamo a parlare di inibitori di pompa protonica, primo per ribadire che sono farmaci che non devono essere considerati, come purtroppo fanno in molti, alla stregua dei classici antiacidi, che in genere sono veri e propri prodotti da banco, quanto invece farmaci utilizzati contro l’ulcera, il reflusso gastroesofageo, la gastrite e altre patologie gastro-intestinale per la cui prescrizione occorre, obbligatoriamente, la ricetta medica.

    E se dunque parliamo di inibitori della pompa protonica è perchè un recente studio scientifico ha segnalato il rischio da dipendenza con l’utilizzo di queste molecole.

    Lo studio cui si fa cenno è stato condotto da un team di scienziati della Copenaghen University che fa riferimento a pazienti adulti che facevano uso degli inibitori della pompa protonica in assenza di sintomi riferiti al reflusso gastroesofageo e che invece utilizzavano i farmaci per lungo tempo, per disturbi gastrointestinali generici. I soggetti attenzionati dalla scienza hanno manifestato dipendenza al cessare dell’assunzione del farmaco dopo due mesi di terapia.

    Lo studio è riferito ad una popolazione di pazienti pari a 120 soggetti trattati con Esomeprazolo 40 mg. per otto settimane di trattamento e che per metà del periodo hanno continuato ad assumere farmaci placebo; un gruppo di questi volontari invece sono stati trattati per 12 settimane con i soli placebo.

    Vediamo che è accaduto all’intera popolazione degli assuntori del farmaco, partiamo dal fatto che tutti, all’inizio del trattamento, avevano riferito disturbi gastrointestinali che erano comunemente lamentati da tutti i partecipanti più o meno alla stessa maniera, le differenze si coglievano intorno alla nona/dodicesima settimana, allorquando il 44% degli assuntori dell’Esomeprazolo accusavano l’accentuazione dei sintomi, che persistevano invece dal 15% dei soggetti assuntori di placebo.

    Alla fine del trattamento terapeutico si constatava che i sintomi riferiti ai disturbi gastrointestinali fra gli assuntori del farmaco era scesa al 22% e soltanto il 2% di coloro che di fatto venivano “curati” col placebo continuavano ad accusare disturbi gastrici. Per tutti quelli che avevano assunto il farmaco i sintomi erano cessati dopo tre mesi dall’interruzione dell’Esomeprazolo.

    L’osservazione di quanto è accaduto pone l’interrogativo da parte dei ricercatori i quali si sono chiesti come sia possibile assistere a questa realtà, ovvero, che i sintomi della patologia fosse accentuata in un numero maggiore di pazienti in cura col farmaco, rispetto a chi non ne faceva uso, se non illusoriamente ( assunzione di placebo ) e l’ipotesi più accreditata è stata quella di ritenere che proprio l’azione del farmaco aveva causato nel tempo una risposta anomala da parte dell’organismo nell’iperproduzione della gastrina, che ricordiamo essere un ormone che stimola l’acidità gastrica.

    Insomma, pare non esserci pace per gli inibitori della pompa protonica, che se da un lato sono stati salutati come una vera e propria panacea contro i disturbi gastrici anche seri, anche se il vero colpo all’ulcera l’hanno dato a suo tempo gli H2 antagonisti, dall’altro lato manifestano il rovescio della medaglia rappresentato, ad esempio, dalle evidenze afferenti da uno studio canadese che avrebbe evidenziato un legame tra l’uso nel lungo periodo degli inibitori della pompa protonica e l’aumentato rischio di fratture all’anca, polso o alla colonna vertebrale. E se tutto ciò non bastasse…. ecco l’altro studio scientifico stavolta riferito alla Society for Cardiovascular Angiography and Interventions ( SCAI ) che ha raccomandato ai pazienti che assumono Clopidogrel ( Plavix ) di evitare gli inibitori della pompa protonica dopo l’impianto di uno stent, perché la combinazione aumenta il rischio di infarto miocardico ( 70% ), di ictus ( 48% ) e di ripetizione della procedura di rivascolarizzazione del 35%.

    E che dire poi della connessione che si sarebbe stabilita fra gli inibitori di pompa protonica in soggetti ospedalizzati nei quali si è assistito ad un aumento quantificato del 30% del rischio di incorrere in una polmonite?

    Fonte articolo: Gastroenterology, 2009

    Donte foto: Amanteafarmaci

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