Tutti i conservanti alimentari che possono essere pericolosi e nocivi

Tutti i conservanti alimentari che possono essere pericolosi e nocivi
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    Quali sono i conservanti alimentari che possono essere pericolosi e nocivi per la salute? Alcune sostanze vengono usate nell’industria del cibo per migliorare lo stato di conservazione degli alimenti. La loro funzione principale è quella di impedire o di rallentare il deterioramento dei prodotti. I conservanti vogliono proteggere il cibo dall’azione dei batteri, dei funghi e delle muffe. Esistono conservanti specifici contro i vari tipi di microrganismi. Di solito, infatti, nei prodotti alimentari vengono utilizzati contemporaneamente più conservanti. Possiamo suddividere i conservanti alimentari in tre grandi categorie: antimicrobici, antiossidanti e sostanze che, pur essendo destinate ad altri scopi, hanno comunque un’azione conservante.

    L’acido benzoico è un conservante che deriva dal benzene, il quale, a temperatura ambiente, appare come un liquido incolore, capace di evaporare rapidamente. L’acido benzoico e i suoi sali vengono utilizzati come conservanti nei cibi, per contrastare l’azione di lieviti e batteri, specialmente negli alimenti che presentano un ph acido. Di solito li ritroviamo nelle bevande analcoliche aromatizzate, in quelle contenenti alcol, nelle confetture, nella frutta (soprattutto nei mirtilli), nei funghi, in alcuni prodotti caseari, nella cannella, nei chiodi di garofano e nelle conserve di prodotti ittici. Se vengono rispettate le concentrazioni consigliate, non dovrebbero causare problemi per la salute. A volte, però, può capitare che, nei soggetti particolarmente sensibili, queste sostanze inneschino reazioni allergiche.

    I parabeni sono composti derivati dall’acido benzoico e utilizzati come antibatterici e antimicotici. Sono indicati con le sigle che vanno da E214 a E219. Di solito vengono aggiunti ai paté, alla frutta in guscio ricoperta e ai rivestimenti di gelatina tipici dei prodotti preparati a base di carne. L’E214 può determinare, nei soggetti predisposti, vari disturbi: insonnia, orticaria, allergie, asma e iperattività, oltre che crampi ed effetti vaso dilatatori. L’E218 (metile p-ossibenzoato o para-idrossibenzoato di metile) può provocare irritazioni cutanee nell’ambito di processi di natura allergica. Non tutti gli esperti sono d’accordo sui possibili effetti tossici determinati da questi conservanti. Di solito queste sostanze vengono espulse con le urine sotto forma di acido ippurico. In generale non tenderebbero ad accumularsi nell’organismo, ma non bisogna essere sicuri del fatto che siano così innocui. Fra i problemi che potrebbero provocare i parabeni, ci sono anche irritazione gastrica, irritazione oculare, problemi di crescita e reazioni allergiche soprattutto nelle persone che soffrono di asma o che non tollerano l’aspirina. Per questi motivi viene sconsigliato consumare frequentemente alimenti in cui sono contenuti questi conservanti, soprattutto da parte dei bambini.

    I derivati dell’anidride solforosa, indicati con le sigle da E220 a E228, si dimostrano come delle sostanze irritanti. Interagiscono con gli enzimi delle cellule e possono distruggere alcune vitamine. Sono usati soprattutto nel vino, nella birra, nei succhi di frutta, nella senape e in alcuni condimenti. Hanno proprietà antimicrobiche e, in particolare nel vino, presentano un ruolo antiossidante, riducendo la crescita di batteri e di lieviti. Dovrebbero prestare molta attenzione al consumo degli alimenti che contengono questi conservanti soprattutto le persone che soffrono d’asma, se in particolare sono in terapia con i cortisonici. In questi casi, infatti, possono risultare sensibili ai solfati e potrebbero presentare difficoltà respiratorie. Un’esposizione all’anidride solforosa e ai suoi derivati può comportare la comparsa di faringiti, perdita dell’odorato e del gusto. Altri problemi consistono nella stanchezza, nel mal di testa, nelle reazioni allergiche, nella dissenteria, nell’acidità delle urine e in disturbi nervosi.

    I derivati fenolici vengono usati soprattutto per il trattamento degli agrumi e delle banane. Si tratta di composti aromatici, che svolgono un’azione antimuffa. Secondo la letteratura scientifica che riguarda l’argomento, i lavoratori che sono stati impiegati per lungo tempo nei campi delle spedizioni di agrumi trattati con queste sostanze hanno presentato una certa sensibilità al conservante, con sintomi come nausea, vomito, irritazioni agli occhi e alle mucose nasali e reazioni allergiche.

    Il tiabendazolo è un conservante con azione fungicida, antimuffa e antiparassitaria. Anch’esso viene spruzzato sulla superficie della frutta, in particolare agrumi e banane. Inoltre può essere inserito anche nelle soluzioni acquose in cui la frutta viene conservata. Sarebbe importante rispettare, nell’industria alimentare, le dosi consigliate, infatti a poca concentrazione il conservante passa attraverso il fegato e viene eliminato dai reni, non presentando particolari effetti tossici.

    Si tratta di un conservante antibiotico con azione antimicotica e antimuffa. Viene utilizzato per trattare superficialmente alcuni formaggi, anche a fette, insaccati stagionati e prodotti a base di carne in scatola. Se se ne consumano quantità eccessive, i soggetti predisposti possono manifestare reazioni allergiche, nausea e disturbi dell’appetito.

    I nitriti e i nitrati vengono aggiunti a insaccati, prosciutti, carni in scatola e pesci marinati. A volte li ritroviamo anche in prodotti caseari. Svolgono una funzione antimicrobica, mantengono i colori dei prodotti e favoriscono lo sviluppo dell’aroma. Sono pericolosi, perché si legano all’emoglobina e riducono il trasporto di ossigeno ai tessuti. Inoltre diverse sono le ricerche scientifiche che hanno messo in evidenza come i nitriti, in ambienti acidi, soprattutto quelli dello stomaco, possano trasformarsi in acido nitroso e creare composti potenzialmente cancerogeni. E’ stato provato anche che il consumo di prodotti alimentari trattati con queste sostanze può far correre il rischio di raddoppiare il declino delle capacità polmonari.

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