Tumori: nuova tecnica diagnostica

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine ed è ancora più suggestiva perché una volta che tale tecnica venisse affinata, si riesce ad intervenire su cellule cha abbiano mostrato soltanto piccole modifiche del DNA a seguito dei processi metastatici in corso e dunque capire se la cellula si stia trasformando, come si sia trasformata e se reagisce alle cure

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    Il grosso problema dei tumori è la capacità delle neoplasie, chi più chi meno, di generare metastasi, ovvero lo stesso tumore primario in organi diversi da dove si è originata la prima neoplasia. Ovvio dunque che il riuscire ad individuare le metastasi nei primi stadi diviene fondamentale ai fini di un successo terapeutico auspicato e addirittura, assistere alla bontà delle cure praticate su un paziente neoplastico e l’esito della malattia in base agli interventi terapeutici sarebbe fondamentale.

    Va in questa direzione l’ultima acquisizione scientifica nel campo dei tumori messa in atto da un team di ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora, secondo cui il nuovo tipo di esame potrebbe essere pronto nel giro di cinque anni. Ciò che colpisce in tale ricerca è la semplicità con cui è possibile intervenire, con un semplice esame del sangue dal quale potremo capire se la cura è esagerata rispetto alla malattia che si vuole debellare, se è insufficiente o inadeguata.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine ed è ancora più suggestiva perché una volta che tale tecnica venisse affinata, si riesce ad intervenire su cellule cha abbiano mostrato soltanto piccole modifiche del DNA a seguito dei processi metastatici in corso e dunque capire se la cellula si stia trasformando, come si sia trasformata e se reagisce alle cure.

    La tecnica e’ stata sviluppata con sei serie di tessuti cancerosi e normali campioni di tessuto prelevati da quattro pazienti con cancro intestinale e due con tumori al seno. Gli scienziati hanno trovato tra le 4 e le 15 modifiche del Dna in ciascuno dei sei campioni. Modifiche, definite “marker”, cioe’ marcatori del tumore, che sono state scoperte in chi aveva ancora il tumore, mentre precipitavano di numero quando il tumore principale veniva rimosso. E anche i costi si abbatteranno al punto che il dottor Victor Velculescu, a capo della ricerca, si dice “abbastanza ottimista sul fatto che entro cinque anni questo approccio potrebbe essere trasformato in qualcosa che sia ampiamente applicabile. Un test che individui il cancro ben prima di scansioni o biopsie”. -