Tumori: migliorare la cura di quelli ginecologici

Tumori: migliorare la cura di quelli ginecologici

I tumori dell'apparato genitale femminile necessitano di cure mirate, ma molti medici e strutture italiane non sono sufficientemente all'altezza: la Società Italiana di Chirurgia e Ostetricia chiede di migliorare la formazione medica e le strutture sanitarie

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    Superspecialisti contro tumori ginecologici

    Una ricerca dall’ Istituto nazionale dei tumori di Milano, resa nota già nel 2008, denunciava troppe cure inadeguate contro i tumori ginecologici, cioè quelli che colpiscono ovaie, endometrio, collo dell’utero. Oggi è la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) a chiedere standard di cura più elevati, adeguati a quelli offerti all’estero.

    Prendiamo il tumore ovarico in stadio avanzato: un buon intervento chirurgico che rimuove completamente le cellule del cancro, seguito da chemioterapia, permette di evitare il ripresentarsi della forma tumorale per 5 anni, in circa la metà delle donne trattate. Eppure “in Italia sono ancora troppo pochi gli specialisti in grado di eseguire correttamente questa operazione” afferma il professor Giorgio Vittori, presidente SIGO.

    Lacune, quindi, si registrano a livello di formazione dei medici, non sempre in grado di intervenire con chirurgie mirate e complete sui tumori, ma anche in relazione alle strutture sanitarie esistenti, spesso prive di requisiti adeguati. “La buona formazione degli operatori ha lo stesso effetto sulla prognosi della paziente di un farmaco, è una variabile fondamentale collegata alla efficacia della cura. La stessa cosa vale per le strutture” continua Vittori.


    Ecco, quindi, che una formazione più specialistica in oncologia ginecologica potrebbe davvero fare la differenza. Gli esperti SIGO sperano che le Istituzioni si affrettino a riorganizzare la formazione medica e le strutture italiane adeguandole alle eccellenze internazionali, magari prendendo spunto, per esempio, dal caso inglese, dove i medici sono sottoposti a una periodica rivalutazione. “Non si può attendere oltre. Senza una diversa organizzazione e formazione saremo fuori dagli standard europei ed internazionali” avverte l’esperto.

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