Tumori: cura dalla biotecnologia coi batteri

Tumori: cura dalla biotecnologia coi batteri

Una nuova sperimentazione, che vede i natali in Autralia, stavolta sui batteri, per rendere più fragili le cellule tumorali e fare in modo che i farmaci di trattamento e la chemioterapia siano attive anche nei casi delle recidive

da in Cancro, Chemioterapia, Farmaci, Ricerca Medica, Tumori
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    Biotecnologia

    In Biotecnologia spesso le notizie si rincorrono a ridosso di un lavoro che si compie, è quanto accade in fatto di ricerca sui tumori a Sidney, dove una equìpe di medici e ricercatori ha elaborato una cura sperimentale per il trattamento del cancro legata all’uso di batteri per uccidere le cellule malate. Vediamo insieme di che cosa si tratta.

    I tumori spesso resistono ai farmaci perché riescono a diventare più forti, o meglio le cellule malate diventano più resistenti, per cui il male si diffonde e il farmaco perde di efficacia. Ma trattando le cellule malate con delle nanoparticelle, si ottiene il risultato di debilitarle, indebolirle e renderle vulnerabili ai farmaci.

    La strategia serve per uccidere le cellule malate e fermare il tumore e il suo svilupparsi. La nuova tecnica al momento è stata sperimentata sui topi, è stata resa nota dal periodico “Nature Biotechnology” e prevede uno sviluppo terapeutico conclusivo con la tradizionale chemioterapia.

    Il bombardamento delle cellule malate avviene con estrazione di parti di cellula di batteri carichi di infettabilità, in seguito le cellule chiamate EDV (EnGeneIC Delivery Vehicle) saranno caricate con dei farmaci anticancro e entreranno “a tradimento” nelle cellule malate, uccidendole.

    Man mano che le cellule tumorali aumentano il loro livello di autoimmunità, i medici bombardano e abbattono le barriere, che sono un limite alla penetrazione del farmaco, lasciando strada alla cura e al farmaco stesso.

    La sede per le sperimentazioni sui pazienti di essere umano sarà il Cancer Centre del Royal Melbourne Hospital con la collaborazione di scienziati dell’università di Melbourne, su pazienti di tumori alla testa, al collo, ai polmoni, fegato e colon (1). In questo modo il problema della farmaco e chemioresistenza, causata dalle cellule che sopravvivono e recidivano una volta rese invulnerabili sarebbe risolto definitivamente.

    1. Il Messaggero
    Le immagini sono gentilmente concesse da AUSL di Foligno

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